di Chiara Fabrizi
Arrivano i periti per scagionare dirigenti e funzionari del Comune di Spoleto. Si è aperto mercoledì mattina, davanti al giudice Delia Anibaldi, il processo a carico di cinque dipendenti del municipio (due sono andanti in pensione e un altro è in organico alla Regione) imputati per falso in atto pubblico sul caso del buco di bilancio dell’ente, contabilizzato a oltre 9 milioni al termine di un riaccertamento straordinario, che ha portato all’eliminazione di una serie di poste di bilancio, principalmente residui attivi e passivi trascritti di anno in anno ma «privi di qualsiasi titolo giuridico».
Consulenti per scagionare i dirigenti A rappresentare la procura nel delicato procedimento sarà il pm Michela Petrini, che in mano ha la consulenza tecnica di Montrone, con cui ha già ottenuto il rinvio a giudizio dell’ex direttore generale Angelo Cerquiglini e del dirigente Antonella Quondam Girolamo (in pensione), oltre che dei funzionari Amedeo Santini, Brunella Brunelli e Francesco Duranti (in pensione), assistiti in aula dagli avvocati Minci, Brunelli, Tascini, Calzoni e Libori. I difensori dei due dirigenti e di Duranti hanno annunciato in aula la nomina di due consulenti di parte, che tenteranno di sollevarli da ogni responsabilità in relazione al buco di bilancio del Comune, su cui hanno a lungo indagato gli uomini della Guardia di Finanza. Cinque investigatori, che tra il 2013 e il 2014 hanno passato al setaccio bilancio e determine dirigenziali, saranno sentiti nella prossima udienza, fissata per metà luglio, come testimoni del pm Petrini, poi verosimilmente sarà il turno dei periti. L’avvocato Minci, che rappresenta Quondam Girolamo, ha anche depositato un faldone di atti comunali, tutti ammessi dal giudice Anibaldi. Nell’inchiesta sul disavanzo del Comune di Spoleto la procura ha contestato una serie di documenti contabili, perlopiù relativi al recupero di Ici e Tarsu (tassa rifiuti), «privi di qualsiasi titolo giuridico sul quale fondare la pretesa creditoria», in altre parole non sarebbero mai stati riscossi. Nel mirino conseguentemente i bilanci dell’ente, in particolare quelli consuntivi approvati tra il 2009 e il 2012, dove secondo l’accusa «sono stati recepiti dati falsi relativi all’Ici e alla Tarsu».
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