Carabinieri (foto archivio Fabrizi)

«Pronto? Buongiorno signora, sono il maresciallo dei carabinieri. Non si allarmi, la chiamo perché suo nipote è rimasto coinvolto in un incidente stradale. Sta bene, ma l’abbiamo trattenuto in caserma. Ci sarebbe una somma da pagare per risarcire il danno e farlo tornare a casa senza problemi giudiziari». Iniziava di solito così la telefonata  per convincere le vittime a pagare fino a seimila euro. Hanno messo a segno almeno venti colpi di questo tipo nel giro di 15 giorni, L.E di 36 anni e C.E di 32, due fratelli napoletani arrestati dai carabinieri della compagnia di Osimo, in provincia di Ancona. Tra questi, tre sono avvenuti in Umbria: il 21 marzo a Perugia, lo stesso giorno e il giorno successivo a Spoleto.

Modus operandi Quella del maresciallo non era l’unica forma di raggiro: a volte fingevano di essere avvocati. Lo scopo era sempre far consegnare il denaro a un loro complice che andava materialmente a casa delle vittime, perlopiù anziani, per ritirare i soldi. Tale modus operandi continuato, aggravato dalla crudeltà, ha consentito ai veri carabinieri di procedere alla ricostruzione completa dei fatti e delineare l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e alla truffa continuata aggravata. I due delinquenti professionisti e specializzati nel raggiro, residenti nei quartieri di Forcella e Ponticelli, inventavano di sana pianta ruoli e circostanze e riuscivano a farsi dire nel corso della telefonata il nome del nipote («Sì, proprio lui…») e indirizzo del truffato, dove recarsi per ritirare denaro contante e monili in oro per compensare la somma pattuita per telefono. Per chiudere il cerchio, si aggiunge la prontezza dei complici e soprattutto del telefonista nel mantenere occupata la linea di casa, mantenendo in tensione la vittima e agevolando in tempi strettissimi l’arrivo a casa.

Pendolari delle truffe Fissata la base in una località tranquilla o comunque in un hotel periferico, la banda batteva a tappeto in un solo giorno tutta l’area in un perimetro di un centinaio di chilometri, riuscendo a portare a casa anche 10 mila euro a telefonata. Per eludere le investigazioni prendevano le auto a noleggio, cambiavano continuamente le sim telefoniche e dopo aver preso i soldi tornavano a casa pronti per ripartire per una nuova “trasferta”. Tracce del loro passaggio se ne trovano in tutte le regioni del centro nord a eccezione della Campania e delle Isole. L’ammontare del danno causato e profitto illegale ammonta ad oltre 120 mila euro tra denaro contante e monili in oro.

 

 

 

 

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