di Chiara Fabrizi
Pannelli “finiti” che avrebbero dovuto essere smaltiti come rifiuti e invece venivano resuscitati per essere esportati in Africa con documenti identificativi falsi. Sono sette gli arresti, tra cui l’imprenditore di Gualdo Tadino Renzo Gatti, scattati alle prime luci dell’alba quando i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Perugia, hanno eseguito in tutta Italia non solo le misure cautelari ma anche il sequestro di una dozzina di società e dei relativi beni strumentali, tra cui la Raeegest, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.
Sette arresti per il fotovoltaico L’impressione, però, è che i profitti illeciti realizzati nel corso del tempo siano stati ben maggiori, tanto che nell’ultimo anno e mezzo, quando le indagini hanno avuto un’accelerazione, sono stati sequestrate oltre 3 mila tonnellate di pannelli fotovoltaici che per gli inquirenti avrebbero dovuto essere dismessi e invece con false documentazioni venivano commercializzati. Tra i sette destinatari delle misure cautelari, ci sono anche altre due umbre, S.C. di 49 anni e R.B. 45 anni, entrambe agli arresti domiciliari e residenti a Gualdo Tadino, dove è nata l’indagine poi estesa a tutta Italia. In carcere, infatti, sono finiti anche altri quattro imprenditori titolari di aziende dislocate a Traversetolo (Parma), Casale sul Sile (Treviso), Crespano del Grappa (Treviso) e Siracusa. Complessivamente, invece, sono 93 gli iscritti al registro degli indagati, di cui sette arrestati e i 17 destinatari di altre misure, dall’obbligo di dimora a quello di firma. Sono questi alcuni dei numeri dell’operazione Black Sun, che ha impegnato per oltre tre anni i carabinieri del generale Maurizio Ferla, e che è stata coordinata dal pm Valentina Manuali della Dda di Perugia che ipotizza, a vario titolo, l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti anche transfrontaliero, riciclaggio, autoriciclaggio, contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi e altre condotte illecite.
Resuscitavano pannelli I carabinieri hanno scoperto e smantellato un complesso sistema di gestione illecita di ingenti quantitativi di pannelli fotovoltaici dismessi da numerosi parchi solari principalmente, come ha spiegato il generale Ferla, della Sicilia, Puglia e Campania. L’indagine è nata a Gualdo Tadino a fine 2016 quando è avvenuto il primo sequestro per circa 300 tonnellate di rifiuti anche pericolosi, tra cui alcune centinaia di pannelli. Dalla prima operazione alle misure cautelari di Black Sun il passo è stato enorme. Gli inquirenti hanno, infatti, dovuto compiere una miriade di accertamenti per ricostruire il meccanismo criminale secondo cui i proprietari consegnerebbero i pannelli “finiti” alle ditte di smaltimento che, secondo gli investigatori, invece di procedere allo smontaggio delle varie componenti, provvedevano a dotare i pannelli di nuovi e false etichette, così da renderli commerciabili ed esportabili. Le etichette contraffatte, secondo i carabinieri, venivano realizzate in una tipografia di Gualdo Tadino. A chi dismette pannelli viene riconosciuto un incentivo per l’acquisto di nuovi di ultima generazione, più ci sono i proventi della vendita. Per gli esperti del Noe la destinazione di questi pannelli resuscitati erano principalmente Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Marocco, Mauritania, Turchia e Siria, paesi destinatari dei container sequestrati in vari porti italiani, tra cui Ancona e Livorno. All’interno pannelli praticamente inutilizzabili pronti per essere esportati in Africa, dove è molto verosimile che altre migliaia siano invece arrivati. Montagne di rifiuti.
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