di Enzo Beretta
Il tribunale di Perugia ha assolto Maria Letizia Tomaselli ed Eugenio Corrado finiti sotto inchiesta nel 2013 in seguito alla strage del Broletto in cui l’imprenditore Andrea Zampi assassinò le dipendenti regionali Daniela Crispolti e Margherita Peccati. Il dirigente della questura di Perugia e il funzionario amministrativo erano accusati di concorso colposo in omicidio doloso altrui in seguito al rilascio di un porto d’armi avvenuto sette mesi prima del duplice delitto. L’iniziale sentenza di proscioglimento firmata dal gup Luca Semeraro venne annullata con rinvio dalla Cassazione ma stamani il giudice Sonia Grassi ha assolto gli imputati perché «il fatto non costituisce reato». Contro di loro il pm Massimo Casucci aveva chiesto la condanna al «minimo della pena» senza neppure quantificare. Nel corso del processo si è discusso del decreto della Prefettura che vietava a Zampi, malato di mente, di detenere armi e munizioni.
Tomaselli e Corrado non lavorano più in questura Perugia In appello è stato invece condannato in appello a un anno di reclusione, per omicidio colposo, il medico Patrizio Sabatini che rilasciò il certificato anamnestico a Zampi. In quella circostanza è stata anche confermata l’assoluzione della dirigente della questura Giuseppa Alessi. Le posizioni processuali di Tomaselli e Corrado hanno dunque seguito una strada diversa in seguito al rinvio degli atti da parte della Cassazione. Tomaselli (ex capo della Divisione Pasi) e Corrado non lavorano più alla questura di Perugia: entrambi sono stati destinati ad altri incarichi.
La difesa: fine di un incubo «Esprimo soddisfazione per la decisione del tribunale che ha prosciolto la mia cliente con formula piena dagli addebiti contestati – sono le parole dell’avvocato Francesco Falcinelli, codifensore di Tomaselli insieme al collega Alessandro Stentella -. In questo modo è stata riconosciuta la legittimità del suo operato e dell’ufficio che ricopriva. Il dibattimento si è svolto in un arco temporale contenuto e ciò ha consentito al giudice di esprimere una decisione in tempi brevi e nel rispetto dei princìpi del contraddittorio processuale. Attendiamo di conoscere le motivazioni che verranno depositate entro 60 giorni». «Per Corrado finisce un incubo durato circa quattro anni – dichiara l’avvocato Rita Urbani -. E’ stato ingiustamente coinvolto in una tragica vicenda benché egli non avesse, in seno alla questura di Perugia, alcun ruolo apicale essendo un semplice impiegato dell’ufficio Pasi senza funzioni dirigenziali». Aggiunge il legale: «Il rilascio del porto d’armi non è un provvedimento di sua competenza perciò Corrado non poteva essere rimproverato di nulla. Secondo il giudice – conclude – non c’è nessun nesso di causalità tra i gravi fatti commessi da Zampi e il rilascio del porto d’armi».
