di Chiara Fabrizi
«Preoccupa i tentativi di condizionamento delle amministrazioni pubbliche e dei candidati». A dirlo è il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta su mafie e organizzazioni criminali, Nicola Morra (M5s), a margine della prima girandola di audizioni in prefettura a Perugia dove, tra gli altri, sono stati sentiti il procuratore facente funzioni Giuseppe Petrazzini e il procuratore generale Fausto Cardella.
Commissione Antimafia a Perugia Con Morra, a incontrare i giornalisti, prima di un’altra serie di audizioni, tra cui quella con l’Anci (associazione nazionale comuni italiani), anche il deputato umbro Walter Verini (Pd), Luigi Vitali (Forza Italia) e Luca Migliorino (M5s). «I segnali che arrivano da inchieste promosse soprattutto da procure non umbre – ha esordito Morra – sono importanti e con tutta probabilità torneremo in Umbria, perché non vorremmo che una cosiddetta isola felice si rivelasse tutt’altro», considerando che «ci è stato ricordato che in epoca terroristica questa regione è stata definita una base fredda». Il presidente della commissione d’inchiesta ha quindi detto che a Perugia, durante la serie di audizioni, «si è ragionato di mafie autoctone e, in particolar modo, è stato dato risalto alla presenza di elementi afferenti strutture calabresi, ma si è ragionato anche di mafie straniere, narcotraffico e tutti quei fenomeni che alimentano mondo delle mafie».
«Preoccupa tentativo di condizionare la politica» Morra è stato quindi sollecitato sulle recenti inchieste Core business e Infectio della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, che ha mozzato i tentacoli della ‘ndrangheta in Umbria «disvelando – ha detto Morra – questioni che devono essere attenzionate da tutti e la nostra presenza qui solleciterà ancor più chi di dovere a monitorare». E poi: «Preoccupa il tentativo di condizionare le amministrazioni pubbliche e i candidati su cui, mi preme dirlo, non ci sono attività di indagine in corso. Certo è – ha proseguito – che bisogna stare attenti, perché non si ripetano fatti che hanno inquinato pubbliche amministrazioni altrove, anche perché in Umbria non si è ancora registrato lo scioglimento di enti locali per infiltrazioni mafiose e ci teniamo – ha concluso il parlamentare – che si perpetuasse questa situazione, ma bisogna essere particolarmente attenti», considerando pure «la presenza di quattro istituti di pena sul territorio regionale con due che sono funzionali ad alta sicurezza e anche al regime detentivo 41 bis ci impegnano a monitorare tutti i giorni questa situazione».
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