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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 16:03

Cittadella giudiziaria a Perugia: sono tutti convinti che si farà ma nessuno sa dire quando

Il testo integrale della puntata di «Alibi», il podcast pubblicato da Umbria24 sui problemi della Giustizia

di Enzo Beretta

L’aspetto più incredibile della cittadella giudiziaria che dovrebbero realizzare a Perugia è che nessuno – proprio nessuno, eh – parla di tempi.
Rifuggono dalla domanda.
Si farà, sì, chissà quando, però. E noi aspettiamo. Giudici, avvocati, praticanti, cancellieri, uditori, testimoni, agenti di scorta, state pure tranquilli perché ci hanno detto che si farà. Però, un’unica grande raccomandazione: non fatevi prendere dalla fretta.

Ascolta “Alibi” su Spreaker.

Buongiorno ai lettori e agli ascoltatori di Umbria24. Oggi è il 24 settembre 2021 e io sono Enzo Beretta. Vi sto parlando dalla redazione. In questo Podcast affronto un argomento che riguarda la Giustizia. Non intesa come indagini, processi, ricorsi, anni di carcere o assoluzioni, vi racconterò invece dei luoghi fisici in cui viene amministrata. I luoghi fisici intesi come palazzi, mattoni, edifici, costruzioni. Migliaia di persone come me frequentano questi posti ogni giorno per lavoro. Molti tra voi, che avete appena premuto Play, soffrono le difficoltà logistiche legate a una scellerata disseminazione delle sedi. Non si può più andare avanti così. Amici ascoltatori, sta per cominciare «Alibi».

Tutti laggiù 59,3 milioni di euro sono stati versati nei conti correnti della Giustizia per mettere a posto l’ex carcere di piazza Partigiani. 23 mila metri quadrati più 8 di giardino. Finirebbero tutti lì gli 11 uffici attualmente sparpagliati in varie parti della città.
Finirebbe lì il tribunale Civile confinato nel poco sicuro Palazzo delle Poste, il tribunale penale di via XIV Settembre (piazzato in quello stabile Indecente un tempo occupato dall’Enel subito fuori dalla Galleria Kennedy), quello di Sorveglianza e del Giudice di Pace dalla centralissima via Baglioni (dove la Polizia Penitenziaria non sa dove accostare i furgoni con i detenuti perché il parcheggio giallo spesso è occupato da automobilisti sbadati).

Il trasferimento Si trasferirebbero nelle storiche carceri cittadine anche dalla Procura della Repubblica, appena a fianco, il palazzo che un tempo era una questura, con i corridoi strettissimi e tutti schiacciati come le sardine,
il Tribunale e la Procura dei minorenni da via Martiri dei Lager,
e la Sezione di polizia giudiziaria da via Mario Angeloni. Per loro, a breve, è previsto il purgatorio nel casermone di via Canali dove ci sono spazi inutilizzati.
In piazza Partigiani planerebbero l’Ufficio notifiche e protesti che adesso alloggia in via Bartolo, gli archivi di via delle Streghe e di via Simonucci, la sala intercettazioni che si trova sempre in centro.
Avanti, c’è posto per tutti.
Mi correggo. Avanti, Se, c’è posto per tutti,
perché indiscrezioni vorrebbero lassù pure i temutissimi della Corte dei Conti e del Tar che però devono mettersi in coda.

Tutti i costi Volete sapere quanto paga lo Stato, all’anno, per usufruire degli attuali spazi? «I canoni di locazione passiva attualmente corrisposti dallo Stato per gli uffici giudiziari sono di circa 1 milione di euro annui». Fonte Agenzia del Demanio.
2.700 euro al giorno,
112 euro ogni ora che passa, comprese le ore notturne, quando sono chiusi.
Un milione di euro solo d’affitto.
Pensate, 32 mila euro al mese costa solo la porzione di Palazzo delle Poste dove nel 2017 è entrato, indisturbato un tale, armato di coltello, che manca poco scanni due giudici.
Poi, per carità, dopo l’agguato, hanno installato i metal-detector e rinforzato i controlli.
Dopo.

Le spese Ma ritorniamo alle spese per le sedi della Giustizia a Perugia. Un milione di euro all’anno, stavamo dicendo, poi ci sono tutte le altre, almeno altri tre o quattro milioni: 11 bollette della luce, 11 bollette per il riscaldamento, 11 per l’acqua e altrettante per il telefono; le manutenzioni, i mobili e le caldaie che si rompono, i condizionatori che perdono, le stanze umide da tinteggiare, per non parlare degli interventi più robusti.
Soffermiamoci sugli affitti, però: l’obiettivo del Demanio – grande protagonista della partita – è liberare gli immobili che non sono di proprietà dello Stato, sciogliere finalmente i contratti con i vari Capitalia, Invimit, Ema e altri vari fondi di gestione immobiliare, per provare ad azzerare i canoni di locazione passiva. Rioccuparli, in buona parte, soprattutto a certe cifre, sarà un problema dei privati.

Altro tempo Un recente elemento di novità, da annoverare come positivo, induce a perdere altro tempo: Palazzo del Capitano del Popolo sta per essere ceduto gratuitamente dal Comune di Perugia per 99 anni al Ministero della Giustizia.
Con l’acquisizione del complesso in piazza Matteotti – tanto per capirci dove vengono ricevuti i ministri e dove si celebrano i processi più importanti – la Corte d’appello, la Procura generale e l’Ordine degli avvocati di Perugia non si muoveranno dal Sopramuro. Viene così mantenuta una tradizione secolare tenuto conto che le prime toghe arrivarono nel rione San Pietro nel 1473.
Ci sarà un tesoretto di cinque milioncini proveniente anche dai fondi del Pnrr da spendere per i lavori di miglioramento sismico e adeguamento antincendio: la normativa europea impone di concludere e collaudare le opere entro il 2026.
I fondi comunitari del piano per rilanciare la fase post-Covid, invece, non verranno stanziati per le ex carceri. E così il progettone della Cittadella giudiziaria prende il nome di Parco della Giustizia.
Per farla semplice: in piazza Matteotti l’appello, in piazza Partigiani tutto il resto.
Sì, ma per tutto il resto è sufficiente lo spazio?
Qui viene il bello.
Questo vecchio carcere inutilizzato ormai da 15 anni – giugno 2006 per la precisione – si compone di tre lotti: il reparto maschile – con i bracci, le celle piccole, penitenziario vero e proprio -; quello femminile, che è un ex convento delle Monache Domenicane del 16mo secolo, e il cosiddetto Padiglione Paradiso, che sta in mezzo: ospitava le suore, al suo interno c’è perfino una cappella.
Ora, immaginate quale tipo di lavori può richiedere la trasformazione di un luogo di reclusione in uffici, aule d’udienza – al maschile ci sono i ballatoi ma mancano le stanze grandi – c’è bisogno di creare archivi, autorimesse, sale riunioni, cancellerie, biblioteche, sale d’attesa, corridoi, magazzini, disimpegni, bagni.
Sforzatevi di immaginare anche cosa significhi rendere funzionale e mettere in sicurezza una struttura abbandonata.
Nel Paese dei costi gonfiati saranno sufficienti i 59 milioni?
Comunque presto per dirlo.
In questa fase infatti siamo a Caro Maestro: va ancora compreso chi deve andare dove. Ci sono state riunioni, il capo di ogni ufficio ha messo sul tavolo le proprie esigenze.
Per chi si era impegnato nella prima progettazione c’è una notizia buona e una cattiva. Partiamo con la cattiva: ciò che è stato fatto è da riscrivere perché – ecco la notizia buona – nella seconda stesura non ci saranno da considerare la Procura generale e la Corte d’appello, che, abbiamo visto, rimangono dove sono.

Il sindaco «La cittadella giudiziaria in piazza Partigiani è un progetto rivoluzionario per Perugia e ho la presunzione di dire che non ci sono alternative – ha detto fin dal primo momento il sindaco-avvocato Andrea Romizi -. La cittadella a Capanne? Non con me, forse con un altro sindaco», aveva scandito durante un’infervorata assemblea convocata dall’Ordine. Sono seguiti applausi.
La scelta politica di Romizi è contraria rispetto ad altre città: Firenze ha realizzato la sua cattedrale nel deserto di Novoli, dove non c’era niente, la cosa più semplice in assoluto; Arezzo ha edificato in una zona semicentrale fuori dalle mura. Per rivitalizzare quella fetta di centro città la Giunta comunale ha deciso, invece, di puntare in maniera convinta sul centro storico a ridosso della Rocca Paolina.

La tesi di laurea Eppure, l’idea originaria di razionalizzare gli uffici giudiziari spostando tutto a Porta Eburnea, non appartiene alla politica, né di destra né di sinistra, quanto a un lungimirante presidente della Corte d’appello umbra che nell’ormai lontano 1997 – dopo essersi fatto drizzare i capelli per le difficoltà che tutti lamentavano -, butto lì la proposta. Quest’ultima solleticò le intuizioni di un paio di brillanti studenti della Facoltà di Ingegneria. Ci scrissero pure una tesi, che, però, scivolò nell’oblio.

Il progetto I beni culturali, l’archeologia (dato che si tratta di luoghi di interesse storico-culturale), i trasporti che devono essere garantiti, il parcheggio, la Soprintendenza con i suoi vincoli apparentemente insuperabili. Trasferire gli uffici giudiziari in fondo alle scale mobili comporta una serie di questioni – e tutte alquanto complicate – che dovranno essere affrontate e possibilmente risolte. Basta un granello di sabbia per farsaltare tutto.
Oggi, a distanza di anni – ed è qualcosa in più di una boutade o di una futuristica quanto lodevole tesi di laurea – c’è il progetto di realizzare una città nella città. Ci sono 60 milioni che devono solo essere spesi.
Certo, non si può pensare di non dover mettere mano al Piano regolatore.
I parcheggi attuali – piazza Partigiani su tutti, c’è piazzale Europa poco più giù – saranno sufficienti?
Ma è troppo importante portare tutto insieme.
Quanti giri in meno sarebbe costretto a fare ogni singolo avvocato ogni mattina?
Quanti fascicoli non dovrebbero più viaggiare ogni ora?
Quanti Pm non perderebbero più tempo per raggiungere le aule di giustizia (anche più volte al giorno per la lettura dei dispositivi delle sentenze)?
Eppoi,
quanto si potrebbe risparmiare in termini di luce, gas, elettricità. A quel punto non ci sarebbero più 11 bollette da pagare.
Scenderebbe anche il costo delle semplici manutenzioni. Perché no, sarebbe più efficiente anche la sicurezza: presidiare una dozzina di piccoli e medi edifici è certamente più complicato che tenerne sotto controllo uno, grande, con tutto che potrebbe non avere un unico ingresso.

Chi, dove, come Una volta individuato quali uffici dovranno andare dove, l’iter prevede che verrà indetta una gara pubblica al termine della quale – è l’auspicio – un’archistar di fama nazionale comincerà a studiare le carte e a preoccuparsi degli aspetti più strettamente legati al restyling delle cubature.
Chi.
Dove.
Come.
Come si trasforma la cella di pochi metri che ha ospitato un detenuto – giusto lo spazio per la branda e lo scrittoio, la finestra piccolissima quadrata – in un dignitoso ufficio? Si dovranno sventrare i muri? In questo braccio di ferro che finora si è intrattenuto con la burocrazia subentra quindi lo spettro della Soprintendenza. Non sarà una passeggiata anche perché uno sperone della Rocca Paolina finisce esattamente dove inizia uno dei lotti.

Non ci resta che aspettare Avvocati, giudici, Procuratori, magistrati onorari, cancellieri, testimoni, uditori, forze di polizia, addetti alla sicurezza, non abbiate fretta.
Ci hanno promesso che si farà. Ci hanno fatto sapere che quei 59 milioni hanno intenzione di spenderli per realizzare la cittadella.
Non ci hanno voluto o potuto specificare entro quanto si farà e questo, sinceramente, può destare un pochettino di inquietudine.
Però noi aspettiamo fiduciosi. Abbiamo forse qualche alternativa?

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