venerdì 15 novembre - Aggiornato alle 11:48

Trasporti, le Regioni del Centro Italia scrivono al ministro: «Dateci più risorse»

Gli assessori di Umbria, Marche, Lazio e Toscana: «Oggi sono insufficienti, altre riduzioni sarebbero inique»

Passeggeri alla stazione di Perugia (foto ©Fabrizio Troccoli)

Più soldi per il trasporto pubblico locale sempre più in affanno. La richiesta, indirizzata al neo ministro Paola De Micheli, è stata messa nero su bianco in una lettera scritta dagli assessori alle infrastrutture e ai trasporti di Umbria, Marche, Lazio e Toscana. Le Regioni chiedono al ministro che nella nuova legge finanziaria si preveda un incremento delle risorse destinate al Fondo nazionale, visto che quelle attuali «non consentono a molte Regioni di programmare servizi di trasporto che soddisfino adeguatamente la particolare domanda di Tpl, molto variegata e complessa – scrivono – in considerazione delle caratteristiche demografiche e morfologiche dei territori regionali. Da diversi anni ormai, tutte le Regioni hanno evidenziato l’insufficienza dei finanziamenti statali destinati al settore di importanza prioritaria».

Più risorse «Il Tpl – aggiungono – è il settore ove alla sostanziale riduzione dei finanziamenti – a partire dai cosiddetti “tagli lineari” del 2010 – si è, nel tempo, sommata anche una continua richiesta di efficienza/efficacia – posta a premessa degli atti costitutivi del Fondo – con la richiesta, fatta alle Regioni, di predisposizione di adeguati Piani di riorganizzazione dei servizi – via via controllata ed annualmente verificata, in sede di riparto del Fondo stesso, con l’applicazione di penali legate ai parametri quantitativi e qualitativi del servizio offerto. Operazioni di riduzione dei finanziamenti nell’ambito del Tpl – per il raggiungimento dei citati parametri quali-quantitativi – sono inique e tali da determinare, a fronte di ormai solo residuali margini di efficientamento, una sostanziale riduzione del servizio offerto e quindi di una inopinata compressione di un diritto costituzionalmente riconosciuto e tutelato, quale quello della mobilità».

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