Un autobus (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Una «rimodulazione» per andare a colpire gli «sprechi», tradotto: bisogna iniziare a tagliare partendo dalle corse meno frequentate. Martedì pomeriggio a Palazzo Donini, sede della giunta regionale, nel Salone d’onore la presidente della Regione Donatella Tesei e l’assessore Enrico Melasecche hanno incontrato molti sindaci, assessori e dirigenti dei Comuni per parlare del dossier trasporti. Tesei, che ha fatto attenzione a non pronunciare mai la parola «tagli», alla platea ha spiegato di aver ricevuto in queste prime settimane di lavoro molte segnalazioni riguardo a bus che viaggiano vuoti. Il machete dovranno impugnarlo i primi cittadini: è a loro, infatti, che la Regione ha chiesto di presentare dei piani dettagliati con dentro le corse da ridurre o eliminare; a quel punto verranno calendarizzati incontri singoli con Busitalia per trovare un assetto.

TESEI SCEGLIE MAGISTRATO COME CONSIGLIERE GIURIDICO

Arriva l’Agenzia La prossima data da segnare sul calendario è quella del 19 febbraio quando, dopo la richiesta fatta giorni fa dall’Associazione nazionale dei Comuni, l’Anci Umbria si siederà formalmente al tavolo con la Regione. In quella sede Busitalia presenterà un report dettagliato relativo alle corse meno frequentate, candidate quindi a essere ridotte in termini di frequenza o cancellate. A far intravvedere uno squarcio di sole la notizia, confermata martedì, che a marzo entrerà in funzione la nuova Agenzia regionale dei trasporti nata dalle ceneri di Umbria mobilità; una mossa grazie alla quale si potranno risparmiare 8-9 milioni di euro all’anno in virtù del fatto che non andrà più pagata l’Iva sul tpl. Restano da trovare altri 7 milioni e per farlo l’idea non è certo quella di aprire il portafogli per riportare in equilibrio un sistema strutturalmente in disequilibrio da un decennio: l’intenzione è quella di usare le forbici.

Sindacati sul piede di guerra Per mercoledì invece è in programma un incontro tra le sigle sindacali, pronte a imboccare il sentiero di guerra e a dichiarare lo sciopero, anche perché tutti hanno chiara un’equazione semplicissima da risolvere: meno corse uguale minore necessità di autisti. Ma il dossier trasporti rischia di trasformarsi anche in un ginepraio politico. Se è vero, infatti, che così come la Regione sostanzialmente tutte le più importanti città dell’Umbria sono in mano al centrodestra, è altrettanto vero che poi, alla fine, ognuno è costretto a guardare ai conti di casa propria e a portare avanti rivendicazioni territoriali.

I Comuni E così ci sono i Comuni che chiedono di mettere nel mirino anche il ferro e l’aeroporto, quelli che di fatto possono contare solo sulla gomma per garantire il diritto alla mobilità ai loro cittadini e quelli che, da anni, chiedono una diversa ripartizione del fondo regionale così da riequilibrare la situazione. Due casi su tutti, di colore diverso: Perugia e Città di Castello, che ricevono in proporzione al numero di passeggeri meno di altre realtà. Questo significa ogni anno, e in tempi di magra come quelli attuali, andare a trovare le risorse necessarie per coprire il piatto mentre altri Comuni possono beneficiare di una copertura dei costi nettamente superiore. Le tessere del puzzle sono queste. Ora vanno trovati gli incastri giusti tentando di non scontentare nessuno.

Twitter @DanieleBovi

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