domenica 22 aprile - Aggiornato alle 00:41

Terni, il vescovo alla messa di ringraziamento: «La città deve risorgere»

Monsignor Piemontese al solenne appuntamento di fine anno: «Ognuno apra il cuore alla speranza»

Il vescovo Giuseppe Piemontese ha celebrato nella Cattedrale di Terni la solenne messa di ringraziamento di fine anno, con il canto dell’antico inno del ‘Te Deum’. Alla celebrazione erano presenti i canonici del Duomo, il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Flamini, i rappresentanti delle autorità militari e il gonfalone del Comune di Terni e della Provincia.

La cesura «La celebrazione di fine anno – ha detto il vescovo – è l’occasione per dire il nostro personale e comunitario grazie a Dio per l’anno appena trascorso e per quanto vissuto in ambito religioso, civile e sociale. Questa giornata di fine anno, passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, è come una cesura nell’esistenza personale, del vivere civile, della storia. E’ una celebrazione insieme festosa e pensosa. Un momento nel quale si intrecciano memoria, ringraziamento, invocazione per l’anno nuovo, nel nome di Maria Madre di Dio. Il ringraziamento è tanto più sentito quanto più è viva la memoria di ciò che si è vissuto e del bene che si è ricevuto».

L’anno trascorso «Un anno è passato e un altro sta per cominciare ed ognuno, a modo suo, apre il cuore alla speranza. Tutti sappiamo che dopo ogni notte viene l’aurora di un nuovo giorno. E’ questa una celebrazione di ringraziamento innanzi tutto nel porsi di fronte a Dio, lasciarsi illuminare per dare senso a ciò che siamo, ciò che abbiamo e viviamo: la vita, la famiglia, il creato, il pane quotidiano, il lavoro, la pace sociale, la fede. Un grazie per il dono della vita, del tempo, dell’universo; per l’amore seminato e arricchito nel nostro cuore; grazie per coloro che si sono occupati e preoccupati della cosa pubblica perché tutti possano stare bene, avere una vita dignitosa e gioiosa; grazie per il pane quotidiano, il benessere, il dono della pace; grazie per il dono della fede, del perdono, dell’Eucarestia».

La Caritas Il vescovo ha sottolineato in modo particolare i 20 anni di attività della Caritas diocesana e dell’associazione San Martino, celebrati nel 2017, che sono «segno di speranza per la nostra Diocesi, che a nome della chiesa e di tutti coloro che ci hanno sostenuto hanno aiutato, soccorso, accompagnato tante persone, gente del posto ma anche stranieri che sono venuti nella nostra città. La loro opera è stata espressione del desiderio e della bontà di tanti di aiutare, di diventare solidali e manifestare con un segno concreto la fraternità che ci lega». Il vescovo ha quindi rivolto un pensiero per la giornata del primo gennaio, in cui la Chiesa cattolica celebra la 51esima giornata per la pace dal tema ‘Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace’ ha affidato a Maria la madre della speranza «le sorti dell’umanità, del creato, della nostra città, della nostra Diocesi e della pace, i migranti e i rifugiati, ma anche la visita pastorale, il sinodo sui giovani, la nostra nazione che vivrà il tempo delicato della campagna elettorale e delle elezioni politiche».

Cambiare la città «Ma questa sera, in questa Cattedrale, a nome dell’intera città e della diocesi, mutuando le parole del compianto cardinale Caffarra, sentiamo di dover ringraziare il Signore e lodarlo per alcune ragioni particolari: per l’eroismo quotidiano di chi nonostante tutto non si stanca di agire bene; per il coraggio degli sposi che donano la vita, facendo un grande atto di speranza nel futuro; per la pazienza dei poveri, che vincono la tentazione di ricorrere alla violenza; per coloro che si mettono al loro servizio, diffondendo nella nostra città fraternità e solidarietà; per chi lungo i secoli ha reso grande nella giustizia, nella libertà, nella scienza la nostra città. E per tutti coloro che partendo da questa cattedrale, questa sera avranno nel cuore il desiderio di farla risorgere. Con questa speranza  nel cuore apriamoci al futuro, che Dio ci elargisce come dono e benedizione per ciascuno, per la nostra Diocesi e l’umanità intera».

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