Il nuovo spazio dell'Ambulatorio per giocattoli

di Mas. Col.

«Tutto è nato da un’idea semplice di riuso e di rete sociale». Parte così l’Ambulatorio per i giocattoli usati che ha preso vita nel centro sociale Polymer, lungo via Narni. Giovedì l’inaugurazione del nuovo spazio da parte dell’amministrazione: «Il Comune prosegue sulla strada della creazione di reti e della partecipazione: ecco il perché di questa nuova iniziativa». Una volta portati a riparare dunque i giocattoli saranno messi a disposizione di enti o associazioni che si rapportano con persone, gruppi e famiglie a cui destinare il tutto.

Il progetto Il laboratorio artigianale nasce grazie al patto di collaborazione tra il Comune di Terni e il Centro socio culturale Polymer proprio con l’obiettivo del recupero di giocattoli usati e non perfettamente funzionanti. «Giochi che – ha affermato il vicesindaco Francesca Malafoglia che detiene anche la delega alla Partecipazione – saranno inseriti nuovamente nel circuito della distribuzione Caritas e in ogni altra iniziativa di solidarietà. Vogliamo in questo modo favorire la convivenza e la condivisione di iniziative che si riferiscono alla cultura sociale del territorio, prevedendo anche altre attività individuate e definite nell’ambito del laboratorio urbano permanente, uno strumento di co-progettazione misto».

Come funziona Il laboratorio consiste in sostanza in una stanza adibita ad officina artigianale con un grande banco di lavoro dotato di tutti gli attrezzi occorrenti per dare nuova vita ai giocattoli che, una vota aggiustati, sono posti nelle scaffalature. Il tutto con il volontariato di 13 persone del centro sociale. Lo sportello in via Narni 154 è aperto martedì, giovedì e sabato dalle 9 alle 16 e mercoledì e sabato dalle 16.30 alle 19. «L’iniziativa – ha spiegato la vicesindaco insieme a Marcello Bizzotti del centro Polymer – prevede considerevoli ricadute dal punto di vista sociale in quanto ricco di elementi di scambio tra cittadini e ente locale nelle tematiche della multiculturalità e del rispetto dell’altro. Il progetto infatti può essere letto come strumento di sviluppo delle politiche sociali di inclusione e di dialogo che alimenta relazioni pubbliche e promuove la cultura del bene comune, condividendo pratiche di mutualità, prevedendo situazioni di isolamento e emarginazione e sviluppando l’unione. La firma di questo Patto di collaborazione rappresenta una altra tappa del percorso intrapreso verso la piena attuazione di una amministrazione condivisa».

@tulhaidetto

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