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mercoledì 7 dicembre - Aggiornato alle 17:25

Perugia, insulti razzisti durante la partita: «Negraccio di merda». Possibili maxi squalifiche

A raccontare l’episodio a Umbria24 è André Omgba Manga, attaccante del Ponte Felcino che domenica ha vinto 3-2 in casa del Real Padule

André Omgba Manga

di Daniele Bovi e Stefano Bagliani

«Negraccio di merda, torna a casa tua, gorilla. Sono stato insultato con ogni nome di animale per il colore della mia pelle». André Omgba Manga è un attaccante molto conosciuto nell’ambiente del calcio umbro ed è lui stesso a raccontare a Umbria24 quanto successo domenica durante Real Padule-Ponte Felcino. Le due squadre militano nel girone A di Prima categoria: a 12 minuti dalla fine il Real è avanti due a zero ma il Ponte Felcino riesce a ribaltarla; e a segnare il gol decisivo, all’ultimo tuffo, è proprio Manga.

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La partita In mezzo, e in particolare in quei 12 minuti, quello che più o meno accade in tanti campi, dal professionismo in giù: qualche perdita di tempo, falli, gioco spezzettato, proteste, tensione e confusione. Di sicuro nulla che possa neanche lontanamente giustificare, neppure al culmine della trance agonistica, degli insulti a sfondo razziale. Episodi che, secondo quanto risulta a Umbria24, sono stati annotati dall’arbitro e che, visti i precedenti, potrebbero portare a delle importanti squalifiche; per alcuni precedenti simili le giornate di stop sono state dieci ma per l’ufficialità occorrerà attendere mercoledì, giorno in cui vengono comunicate le decisioni del giudice sportivo.

Dal Camerun all’Italia Manga ha 38 anni ed è in Italia dal 2000. Anni in cui ha percorso una strada simile a quella di tanti altri suoi colleghi: originario del Camerun («il paese dei leoni indomabili», rivendica con orgoglio) 22 anni fa viene scelto per le giovanili dell’Inter. Poi l’arrivo alla Ternana, compresa la prima squadra senza però mai esordire, e poi ancora il Cannara in Eccellenza, la Grifo Ponte, l’Agello, lo Spello, l’anno scorso il Todi «che ho salvato coi miei gol» e poi il Ponte Felcino; in mezzo, anche il premio come miglior giocatore straniero nel 2010. «Io però ora sono italiano, i miei figli sono nati qui, sono sposato e se scoppiasse la guerra mi arruolerei per difendere l’Italia».

Insultato «Gli insulti – racconta – mi sono arrivati dai giocatori in campo e dalla panchina; sono stato offeso anche per la mia età e non sono stati risparmiati neanche mio padre e la mia famiglia. Io però ero concentrato a giocare e ad alzare il ritmo negli ultimi minuti, e infatti abbiamo vinto.  Ho preso calci e insulti ma non ho reagito». Dopo il 2-3 Manga va ad esultare con la sua panchina e viene inseguito da un dirigente dell’altra squadra: l’arbitro vede tutto ed estrae il rosso diretto. «Ho rischiato grosso ma società e compagni mi hanno fisicamente protetto, lì e all’uscita dal campo sportivo. Gli insulti sono proseguiti anche mentre entravo in macchina».

Non si può tacere Qualche anno fa Manga si sarebbe scaldato e in campo avrebbe contribuito a far degenerare ancora di più la situazione: «Ora – dice – ho la testa sulle spalle». Passate alcune ore a montare è una rabbia diversa: «Quelle parole mi hanno fatto male, ci ho ripensato e mi sono detto che non potevo stare zitto, altrimenti sarei stato complice». Il pensiero va «a quei tanti ragazzi stranieri giovani che giocano in campi con ancora meno visibilità; episodi che non emergono ma che creano danni a livello psicologico. Il calcio – continua – è strumento di integrazione e infatti sono parecchi gli stranieri, compresi i profughi, che passano da un campo da calcio; io devo essere la voce di queste persone».

Il problema Nel corso dei tanti anni passati a correre in lungo e in largo per tutta l’Umbria l’attaccante non ha mai avvertito il razzismo come un problema sistemico: «A parte qualche insulto non l’ho mai percepito, anzi mi hanno sempre applaudito per impegno, sacrificio e lealtà». Ecco perché episodi come quello di domenica «vanno denunciati e fermati subito. Magari quei giovani calciatori hanno amici di colore: come si sentono dopo avermi insultato per il colore della mia pelle? Io mi auguro e voglio credere che il Real non si riconosca in quelle parole e che sia stato solo un episodio. Di sicuro tutto ciò non fa onore al calcio».

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