I contenitori per i rifiuti

di Dan.Bo.

Sono studi professionali, alberghi anche del centro storico, ristoranti, marchi nazionali del commercio, associazioni, attività artigiane, agenzie di assicurazione, scuole e pure partiti. In tutto nel solo 2017 oltre 14.500 utenze che non hanno pagato la Tari, cioè la tassa sui rifiuti, tanto che ora potrebbero scattare delle contromisure. Il caso lo ha sollevato il consigliere comunale Carmine Camicia che, a metà gennaio, tramite un accesso agli atti ha chiesto i dati relativi alle morosità, proponendo poi alcune modifiche al regolamento Tari per introdurre misure più incisive contro chi non paga. La morosità Tari è uno degli elementi di sofferenza più gravi per i conti del Comune (decine di milioni di mancati incassi nel corso degli anni) e della proposta di modifica si è discusso mercoledì in Prima commissione.

Porte chiuse La seduta, vista la delicatezza, è stata a porte chiuse; l’articolo 28 del regolamento del consiglio comunale infatti la prevede «nei casi in cui il dibattito verta su questioni che comportino apprezzamenti e valutazioni concernenti persone fisiche o giuridiche». Tornando ai dati, per il solo 2017 si parla di sette milioni di euro di mancati incassi (senza contare le utenze non ancora censite), mentre nel 2016 gli evasori erano stati circa 13.500. Al momento nella banca dati Tari risultano 84.368 utenze e, grazie al lavoro portato avanti nel corso degli anni da Gesenu e Comune per ampliare la base, dal 2014 sono state censite quasi 3 mila utenze in più. Nel solo 2018 invece sono stati spediti accertamenti per evasione per oltre 6 milioni mentre sono poco meno di 650 mila gli euro raccolti grazie alla definizione agevolata, alla quale hanno aderito in pochi, cioè 3.361 utenti.

Definizione agevolata Proprio la definizione agevolata potrebbe essere una delle chiavi per il giro di vite. Camicia ha proposto che «ai soggetti privati, pubblici e alle società morose che, avendo oltre 5 mila euro di debito nei confronti del Comune di Perugia, o che non hanno aderito alla precedente definizione agevolata, sarà tolto il servizio di ritiro dei rifiuti presso le loro aziende, attività commerciali, industriali ed altro asportando dalle suddette attività i cassonetti di proprietà del gestore, mentre per le società morose che hanno le attività presso condomini, saranno cambiate le serrature dei cassonetti e non gli sarà consegnata la nuova chiave. Agli stessi non saranno concesse eventuali richieste di concessione edilizia di qualsiasi natura fino al saldo del debito maturato nel confronti dell’Ente».

Discussione rinviata Il problema è che la raccolta dei rifiuti, come spiegato dai tecnici del Comune, è un servizio essenziale che non può essere sospeso e allora, come fatto in altri Comuni italiani, l’idea potrebbe essere quella di ritirare la licenza a quei morosi che non aderiscono alla definizione agevolata, o rottamazione che dir si voglia; un’idea che sarà discussa in una delle prossime sedute della commissione. Dai banchi del M5S invece Cristina Rosetti ricorda che da tre anni c’è la proposta del Movimento di «trasformare l’imposta in tariffa, così da dare carattere di corrispettività al servizio e permettere ai soggetti a partita Iva di scaricarla. È necessario inoltre attivare la tariffa puntuale per evitare una imposta assolutamente iniqua che come tale pesa grandemente sulle attività di impresa e sugli studi professionali».

Twitter @DanieleBovi

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