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mercoledì 21 ottobre - Aggiornato alle 18:11

Papa Francesco ad Assisi per l’enciclica ‘Fratelli tutti’. Le tante ‘prime volte’ di questa visita lampo

Quarta volta dal Poverello, sesta in Umbria. Ora, in forma privata, senza fedeli. Messaggio dalla pandemia

Papa Francesco ad Assisi. Foto Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Papa Francesco ritorna sabato 3 ottobre ad Assisi per la quarta volta, in occasione della data del ‘transito’ di Francesco, per firmare la sua nuova enciclica ‘Fratelli tutti’. L’enciclica, è una lettera circolare, che il Papa invia a tutti i vescovi della Chiesa e, tramite questi, a tutti i fedeli, per un messaggio pastorale. Indica cioè la direzione da seguire, su temi cruciali che riguardano l’umanità. Questa è la terza enciclica di Papa Francesco. ‘Fratelli tutti’ è il titolo, che rimarrà scritto in italiano, quindi non tradotto, in tutte le altre lingue in cui il testo sarà declinato, dopo la sua pubblicazione. Mentre il sottotitolo è: ‘Sulla fraternità e l’amicizia sociale’. Quelle precedenti sono state ‘Lumen fidei’ del 5 luglio 2013 e ‘Laudato sì. Sulla cura della casa comune’, del 24 maggio 2015, testo che ha fatto tanto discutere, trasformandosi in un manifesto sulle crisi del pianeta e le catastrofi climatiche che mettono in pericolo il pianeta terra, la casa degli uomini.

Tutte le curiosità sulla visita La visita di Papa Francesco ad Assisi, la notte del transito, ovvero il momento della morte terrena del Poverello di Assisi, in quel 3 ottobre del 1226, che oggi è la data delle celebrazioni del Patrono d’Italia, è l’occasione di un nuovo messaggio francescano. E’ atteso nel primo pomeriggio, per quella che è stata annunciata come una visita privata, così desiderata dal pontefice, a causa delle restrizioni per il Covid. I suoi passaggi ad Assisi, saranno quindi chiusi al pubblico dei fedeli. Papa Francesco è atteso alle 14.40 al Sacro Convento. Lo raggiungerà in auto e si recherà direttamente alla tomba di San Francesco. Tranne improvvisi fuori onda, non dovrebbe soffermarsi alla Porziuncola di Santa Maria degli Angeli o in altri luoghi serafici. Sulla tomba di San Francesco si soffermerà in preghiera, come accaduto in passato in questo luogo che appare essere molto caro a Papa Francesco, in cui ama trattenersi in meditazione e contemplazione. Ed è qui, nella cripta, e non nella basilica Inferiore – come erroneamente scritto da più parti – che Papa Francesco ha scelto di celebrare messa alle ore 15, alla presenza di pochi frati e, in rispetto a quanto vietato ai fedeli, anche probabilmente senza o con pochissime autorità religiose. Sarà ancora la tomba del Poverello, il luogo della firma dell’enciclica ‘Fratelli tutti’. Per la prima volta nella storia della chiesa. Ed è anche la prima volta che una enciclica viene ‘bollata’ fuori dalle mura vaticane, da coltre 200 anni. Una ricerca svolta dal Sismografo, sito paravaticano, registra che erano 206 anni che un Pontefice non firmava una enciclica lontano dal Vaticano. Bisogna tornare al maggio del 1814 con l’enciclica “Il Trionfo”, pubblicata il 14 maggio 1814, a Cesena, città natale di Papa Pio VII. Il documento annunciava ai cattolici del mondo il recupero degli Stati Pontifici dopo il sequestro del Papa Niccolò Maria Chiaramonti da parte di Napoleone nel 1809 e poi esiliato in Francia.

 

La firma di questo atteso documento avverrà, quindi, a conclusione delle celebrazioni e dell’omelia del pontefice. Poi, probabilmente, si soffermerà qualche minuto con i frati del Sacro convento di Assisi, per ripartire, sempre in auto, alla volta del Vaticano, circa un’ora e mezza dopo il suo arrivo. Insomma una visita lampo per una storica giornata per la Chiesa cattolica.

Sulle orme di frate Francesco ‘Fratelli tutti’ trae spunto, proprio come l’enciclica che l’ha preceduta ‘Laudato sì’, dalle meditazioni di Francesco d’Assisi. Nell’esortazione apostolica post-sinodale ‘Christus vivit’ del 25 marzo 2019, Papa Francesco scrive: «È il santo della fraternità universale, il fratello di tutti, che lodava il Signore per le sue creature». L’enciclica richiama gli scritti del Poverello, o meglio le sue ‘Ammonizioni’: ‘Guardiamo, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce‘. Se tanto si è scritto in attesa di questa visita, nulla è trapelato sull’ultimo lavoro che ha visto impegnato Bergoglio sulle orme di Francesco, al di là del suo titolo e sottotitolo. Certo non sono mancate le polemiche, particolarmente sul termine al maschile di ‘fratelli’ che ha sollecitato interventi di uomini di chiesa e non soltanto, a sottolineare l’universalità del significato delle parole scelte. Tuttavia la nuova enciclica di Francesco nasce nel pieno della pandemia. Come una domanda e una risposta imposta all’uomo dal suo tempo. Sul senso di sè, in relazione alle altre creature. I fratelli, appunto, le sorelle (se fosse necessario sottolineare), a partire dagli ‘ultimi’ che hanno caratterizzano questo pontificato e angosciato questo papa. Bergoglio ha scelto il termine fraternità e l’ha messo al fianco all’amicizia. Quel 4 ottobre del 2013, Francesco giunge ad Assisi appena dopo la tragedia del mare che vide morire 400 fratelli somali a poche miglia da Lampedusa. La prima terra su cui approdò da Pontefice. E’ il caso di ricordare anche la «Dichiarazione sulla fratellanza umana» ad Abu Dhabi (4 febbraio 2019) «che nasce – spiega Francesco – dalla fede in Dio che è Padre di tutti e Padre della pace».

La doppia coincidenza C’è una doppia coincidenza, straordinaria per l’attuale chiesa: quella di un pontefice che per la prima volta sceglie il nome di Francesco d’Assisi. E quella di vivere il ventennio di un secolo, che rappresenta il periodo principale della vita di Francesco nel 1.200. Per cui il Papa che porta il suo nome, si trova a vivere, auspicabilmente, l’ottocentenario di tutti i principali momenti della vita del santo dei santi. Da quello della «Regola bollata», approvata da Papa Onorio II il 29 novembre 1223, al primo presepe di Greccio, del Natale 1223, ai primi martiri francescani per il tentativo di evangelizzazione del Marocco, alle stigmate, le prime per un santo, ricevute sul Monte Verna dove era in compagna del suo principale amico e confessore frate Leone, fino alla stesura, nel 1225, del ‘Cantico delle creature’. E ancora: la canonizzazione, da parte di Gregorio IX nel 1228 e l’incontro con il sultano Malik al-Kamil, a Damietta, in Egitto, nel 1219 durante le Crociate. E’ accaduto con l’ottavo centenario della grande Perdonanza, il Perdono di Assisi, il 2 agosto del 2016. C’è stata la seconda occasione della visita di Papa Francesco ad Assisi, quando tutti lo ricordano, ripreso dalle telecamere alla Porziuncola di Assisi, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, luogo, tra l’altro del Transito di Francesco, allontanarsi da tutti, con un fuori programma, e raggiungere il confessionale. Quella giornata fu preceduta dalla sua prima visita, il 4 ottobre del 2013, esattamente 7 anni fa, a neppure 7 mesi dal suo arrivo al soglio pontificio, nella sua prima ricorrenza del giorno di San Francesco, da Papa. Attesissimo come non mai, per quel nome che da mesi teneva in fibrillazione i frati di Assisi e i fedeli di tutto il mondo, per l’impegno che assumeva, la speranza che instillava, nell’attesa di una Chiesa differente, quella annunciata dalla scelta di rinunciare all’appartamento papale e costruita giorno dopo giorno, ‘una pietra dopo l’altra’, con piccole grandi rivoluzioni francescane. Ne arriverà una nuova di visita ad Assisi e sarà dopo pochissimo dalla seconda. Il 20 settembre dello stesso anno della ricorrenza del Perdono, il 2016, quando nessuno credeva ad Assisi che di lì a poco il Papa sarebbe ritornato, eleggendo sostanzialmente questa come la sua seconda casa, di cui sembra avere bisogno di ritornare, come un ristoro della sua anima, soprattutto per i messaggi importanti al mondo. Come quello che sta costruendo per una nuova economia mondiale ‘Economy of Francesco’, richiamando ad Assisi, studiosi di tutto il mondo, ma che il covid, ha sostanzialmente derubricato, rinviandola dal 19 al 21 novembre prossimo. Chissà che non sarà la sua quinta volta nella terra del Poverello, a pochi giorni dalla quarta, proprio come avvenne nel 2016. Quel 20 settembre del 2016 era la ricorrenza della giornata mondiale per la pace, l’occasione del trentennale della preghiera interreligiosa voluta da Wojtyla nel 1986. Tutti ricorderanno gli abbracci di Papa Francesco con i capi delle religioni di tutto il mondo, nel chiostro del Sacro Convento, il pranzo con i rifugiati e l’appello ai leader religiosi ad essere ponti di pace.

Le visite in Umbria Se sono 4 le occasioni delle visite di Papa Francesco ad Assisi, sono 6 quelle in Umbria. L’ultima risale all’11 gennaio 2019, quando a sorpresa si è presentato alla porta del monastero di Santa Maria in Vallegloria a Spello, suonando al campanello delle suore clarisse. Quella fu la quinta visita di Francesco in Umbria: la precedente risale all’inizio dell’ottobre 2016, quando ha visitato le aree terremotate e in particolare quella di San Pellegrino, frazione di Norcia gravemente colpita dal sisma.

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