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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 11:21

Orvieto, Cia: «La complanare rischia di spazzar via terreni preziosi per l’oro bianco del Paglia»

Agricoltori lanciano l’allarme: «Il progetto va ripensato, la città non può rinunciare a un fazzoletto di terra tanto importante»

Ponte sul Paglia della complanare

Dovrebbe collegare la SS 71, il casello autostradale e la SS 205, andando a decongestionare il traffico nella zona nord di Orvieto ma gli agricoltori sono seriamente preoccupati per produzioni, storiche e preziose che la complanare metterebbe a rischio. Dalla Cia Umbria l’appello alle istituzioni perché il progetto sia ripensato.

Complanare Orvieto «Realizzare la nuova arteria stradale in questo modo, significa cancellare interamente un terreno alluvionale altamente fertile; un fazzoletto di terra prezioso a livello ambientale ed economico, molto permeabile, dove, storicamente, operano decine e decine di aziende agricole impegnate nella produzione di ortaggi, grano, e, in particolare, nella coltivazione di uno dei presidi Slow Food della nostra regione, il Fagiolo secondo del Piano, negli anni ’50 chiamato l’oro bianco del Paglia. Sarebbe un grave errore e un colpo durissimo per i nostri produttori, tra l’altro con scarsi risultati in termini di snellimento del traffico urbano». La denuncia arriva da Costantino Pacioni, presidente Cia-Agricoltori Italiani di Orvieto, che unitamente a Cia Umbria, lancia l’allarme sul progetto di fattibilità tecnica per la realizzazione del nuovo stralcio della complanare, approvato lo scorso giugno dalla Giunta comunale di Orvieto. «Nel progetto attualmente approvato – osservano – verrebbero eliminati i tratti interni ai centri abitati di Segheria, Sferracavallo, Orvieto Scalo ed in parte Ciconia. Luoghi dove si trovano le tante aziende agricole che da anni sono custodi della biodiversità di quei luoghi, lavorano per la tutela dell’ambiente e sono impegnate nella valorizzazione dei prodotti tipici dell’Umbria, come appunto il Fagiolo secondo del Piano, presidio Slow Food. Una soluzione che per Cia è impensabile e inaccettabile».

Matteo Bartolini «Negli ultimi 25 anni – sottolinea il presidente Cia Umbria Matteo Bartolini – in Italia il suolo consumato ha superato i 200 km quadrati all’anno, una superficie pari al doppio di Firenze e a quella della città di Milano. Spariscono sotto la grigia coltre del cemento 55 ettari al giorno, l’equivalente di ben 79 campi da calcio. Nonostante questi dati che ci arrivano da recenti ricerche, le amministrazioni comunali continuano a cancellare terreno agricolo e biodiversità. Uno scenario al quale non possiamo che opporci con responsabilità, anche verso le generazioni future. E, in questo caso specifico, anche una minaccia alle piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire per sempre». «Non chiediamo di rinunciare al progetto, ma di trovare un’alternativa per limitare il traffico della zona nord di Orvieto – conclude Pacioni di Cia Orvieto -. Al sindaco e a tutte le forze politiche chiediamo di ripensare l’attuale piano e salvare le attività agricole».

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