Una carrozza del Minimetrò (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Il Minimetrò di Perugia torna al centro della cronaca, ma stavolta non c’entrano i «torzoni» o il più internazionale «torzao». Nelle ultime settimane all’interno della compagine societaria è partita una battaglia legale che vale quasi sei milioni di euro, per la precisione 5.672.292 e 90 centesimi, senza dimenticare gli interessi legali; soldi che uno dei soci, Umbria domani scarl (società cooperativa a responsabilità limitata), chiede alla Minimetrò guidata da qualche tempo dal nuovo amministratore unico Sandro Paiano. A oggi l’assetto societario vede il Comune proprietario del 70 percento del pacchetto azionario (che tra qualche mese sarà venduto, con Busitalia-FS alla porta), mentre l’altro 30 percento è in mano ai privati della Metro Perugia scarl, la quale a sua volta ha come soci Umbria mobilità (57 per cento), Sipa (21 percento), Leitner (6,6 percento) e Umbria domani (14,5 percento).

Il contratto Tutto inizia con la costituzione della Minimetrò nel 1997 e poi, nel 2007, con il contratto di concessione tra quest’ultima e Umbria domani; l’oggetto riguarda la «costruzione, gestione e manutenzione delle aree commerciali e direzionali della stazione di Pian di Massiano» per una durata di 30 anni (e un canone, versato una volta partito il Minimetrò, di 800 mila euro); oltre a ciò c’è la cessione del diritto di superficie che riguarda l’area dove poi sono state realizzate le infrastrutture commerciali e direzionali. Nel contratto c’è anche una clausola con cui si dice che ogni eventuale controversia sarà risolta da un collegio arbitrale, ed è proprio questa la mossa fatta da Umbria domani alla fine del gennaio scorso, notificando una lettera con cui si chiede la risoluzione del patto con annessa condanna di Minimetrò a un maxi rimborso.

Maxi richiesta Nel documento si parla di 4.586.292 e 90 centesimi per la costruzione, degli 800 mila euro come canone di concessione e del corrispettivo di 290 mila euro per la cessione del diritto di superficie. Una cifra complessiva da far tremare i polsi chiesta sulla base delle previsioni dell’allora Piano economico finanziario, che non si sono realizzate. Umbria domani parla del «dimezzamento dei flussi di utenza del Minimetrò», di una «sopravvenuta opzione, da parte del Comune di Perugia, di abbandonare l’originaria previsione strategica, che configurava il terminal di Pian di Massiano come nodo principale di accesso alla città, sul quale avrebbe dovuto convergere un enorme afflusso di bus turistici e mobilità locale», nonché del «sopravvenuto abbandono, da parte dell’Amministrazione comunale, del piano di recupero e rilancio del Mercato Coperto e degli Arconi».

Il Comune replica Accuse alle quali il Comune ribatte punto su punto, a parte quella che riguarda i numeri, effettivamente molto più bassi di quelli ipotizzati tanti anni fa. Palazzo dei Priori ricorda il lavoro fatto sulla zona di Pian di Massiano, diventato hub per i bus turistici, l’interscambio nelle stazioni Cortonese e Fontivegge, il biglietto unico e l’ampio parcheggio gratuito. Quanto al Mercato coperto e agli Arconi, Umbria domani si riferisce al vecchio project financing del quale si è discusso per anni e che è stato definitivamente accantonato nel 2012, mentre ora per la zona ci sono gli altri due ben noti progetti. La richiesta di arbitrato è stata al centro dell’assemblea dei soci che si è tenuta lunedì: in riunione l’assessore Cristiana Casaioli, in rappresentanza del Comune, ha dato il suo niet anche sulla base del parere legale che Palazzo dei Priori ha chiesto all’avvocato Carlo Calvieri. Il Comune dunque, forte del suo 70 percento, ha sbarrato la strada all’ipotesi arbitrato.

Il parere Calvieri in una decina di pagine in primis spiega che con la nuova normativa (in particolare con la legge Severino) anche nelle società partecipate c’è bisogno del via libera da parte dei soci per accedere all’opzione arbitrato, in ipotesi peraltro economicamente molto gravoso per le casse comunali. In seconda battuta l’avvocato nel parere osserva che i punti sottolineati da Umbria domani siano materia adatta non tanto a un arbitrato quanto a una controversia di fronte alla giustizia amministrativa. Da ultimo Calvieri fa notare quella che il Comune chiama «inammissibile pretesa di eliminazione dei rischi di impresa del concessionario». Con il niet in assemblea, la palla ora ritorna tra i piedi di Umbria domani e in particolare dei legali della società. La battaglia molto probabilmente non finirà qui.

Twitter @DanieleBovi

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