L’Università degli studi di Perugia lunedì ha reso omaggio al professor Edoardo Ruffini Avondo, insigne giurista e docente dello Studium che, esattamente novant’anni fa, rifiutò di prestare pubblico giuramento di fedeltà al regime fascista; in tutta Italia si contarono solo altri undici casi. Il rettore Maurizio Oliviero, insieme ai rappresentanti degli studenti in Senato accademico ha scoperto a Palazzo Murena una lastra di marmo che ricorda tale rifiuto, pronunciato da Ruffini Avondo in nome della libertà di pensiero e di insegnamento.
Oliviero «La sobria cerimonia di oggi – ha sottolineato Oliviero – riveste un altissimo significato, in quanto restituisce simbolicamente al professor Ruffini Avondo quell’onore che novant’anni fa qualcuno provò a sottrargli. Un onore che, in realtà, egli mai perse, divenendo al contrario un simbolo di speranza per la democrazia e un’occasione di memoria, oggi, per tutti noi. La democrazia, infatti, come scrisse Piero Calamandrei, non è una conquista definitiva, ma piuttosto un valore da difendere, curare e migliorare, in virtù di tale memoria, che costituisce la base dei nostri diritti, della nostra libertà e dignità. Per questo con la cerimonia di oggi affidiamo i valori di libertà e democrazia di cui fu difensore Edoardo Ruffini Avondo ai nostri studenti e alle nostre studentesse, affinché possano continuare a essere, oggi e in futuro, un luminoso punto di riferimento in ogni luogo e presso ogni società.
Un monito Il delegato alle Umane risorse, il professor Mario Tosti, è intervenuto evidenziando come il gesto odierno non sia in alcun modo retorico ma, piuttosto, si collochi nell’alveo di una lunga tradizione. «Il luogo in cui ci troviamo – ha detto – è ricco di memorie di uomini che scelsero la libertà di pensiero: due su tutti, Alberico Gentili e Galileo Galilei, i quali pagarono le conseguenze di tale scelta. La lastra che lo Studium dedica a Ruffini Avondo rinnova la memoria di un docente che è stato allontanato proprio per aver scelto di difendere la libertà di pensiero e di insegnamento. È compito precipuo dell’Accademia, infatti – ha concluso – tutelare il libero insegnamento e mantenerlo scevro da ogni posizione ideologica: l’omaggio a Ruffini Avondo è quindi un forte monito per tutti noi, affinché perseveriamo nella salvaguardia di tale libertà».
Radiato Il professor Treggiari ha quindi tracciato un breve profilo dell’insigne giurista e accademico, ricordando la lettera scritta il 29 novembre di novant’anni fa al preside di Giurisprudenza e al rettore, che lo premevano affinché prestasse l’obbligatorio giuramento a ‘formare gli studenti nella fedeltà alla patria e al regime fascista’, affermando che in coscienza «non poteva assumersi l’obbligo di formare gli studenti a tale devozione, poiché nessun compromesso era possibile con la propria coscienza, né alcuna convenienza poteva derivarne, in quanto l’università insegna, al contrario, a essere uomini liberi». «Naturalmente – ha concluso Treggiari – egli pagò le conseguenze di tale atto di coerente rifiuto, con le dimissioni coatte e la radiazione dall’Ordine degli avvocati per indegnità, provvedimenti da cui fu pienamente assolto solo dopo la fine della guerra, nel 1946, con il reintegro nell’avvocatura e all’insegnamento presso l’Università».
