«L’accordo è a un passo, non sprechiamo l’occasione». Così l’assessore regionale alle Infrastrutture Enrico Melasecche accelera sul Mercato Coperto di Terni, presentando anche alcune immagini del progetto presentato da Superconti-Coop Centro Italia. Come anticipato da Umbria24 l’intesa sarebbe sul tavolo del Comune e a breve dovrebbe arrivare la firma ufficiale per sbloccare la situazione. Per Melasecche, assessore ai Lavori pubblici della giunta Latini prima di entrare in Regione, «occorre adesso un colpo di reni per restituire dignità e attrattività a piazza del Mercato, al quartiere e all’intero centro di Terni». In pressing su Palazzo Spada anche il deputato di Fi Raffaele Nevi: «Non conosco i dettagli tecnici ma ritengo assolutamente inaccettabile che non si decida definitivamente per un verso o per l’altro! Anche gli uffici devono assumersi delle responsabilità tenendo bene al centro l’interesse pubblico. Non possono passare anni così».

Il progetto: la gallery

L’accordo «Le più moderne tecniche ed esperienze internazionali – spiega Melasecche in una nota – consigliano soluzioni analoghe a quella ipotizzata nella ipotesi di transazione raggiunta un anno e mezzo fa, con vantaggi indiscutibili per la città ma anche per la società Superconti che trasferirebbe il punto vendita di Corso Tacito ormai tradizionale riferimento di quasi tutto il centro cittadino. Il progetto, come filtra dalle prime indiscrezioni apporterebbe una elevata luminosità, una immagine di assoluta modernità, con una parete ricca di vegetazione che darebbe a quella piazza un respiro quanto mai necessario. Grandi vetrate, elementi architettonici colorati, una piazza riqualificata completamente con una vita anche serale fra ristorantini che attirerebbero clienti da fuori. E’ per questo che, ad un passo dalla conclusione di un accordo, in linea di massima già delineato , ritengo doveroso di non poter più tacere rispetto alla prospettiva di altri anni di patimenti e di degrado, su una vertenza giudiziaria che non vedrà comunque vincitori. Continuare in questo modo significa fare una cattiveria alla città che nessuno può permettersi. Viceversa, rivedere quella piazza tornare a pulsare, con migliaia di cittadini che torneranno a rianimarla di giorno e di sera, costituisce una prospettiva troppo interessante per essere trascurata. Occorre solo ormai quel tocco di sana volontà per superare resistenze burocratiche e dubbi amletici che non possono sussistere di fronte all’interesse pubblico evidente ed ampiamente prevalente. Mancano due anni al termine della consiliatura e non possiamo non aggiungere anche questo decisivo risultato, fra i non pochi già prodotti ed avviati a soluzione un anno fa».

I lavori Sul fronte dei lavori operativi, Melasecche propone un ragionamento sui numeri: «Demolire quell’ammasso di cemento armato di 25.000 metri cubi con uno zoccolo di fondazione imponente, consolidare tutti i palazzi intorno con 500 pali della profondità di 15/20 metri, scendendo di tre piani sotto il livello della piazza, creando un vuoto da bomba atomica da 60.000 mc, significa fare circa circa 5000 viaggi con camion che portano 15 mc di materiale, entrando da Piazza Corona ed uscendo da Via delle Portelle, con centinaia e centinaia di betoniere ed autotreni per trasportare calcestruzzo e travi di dimensioni notevoli, attivando demolitori e ruspe in un inferno dantesco in cui le vibrazioni, i rumori assordanti e le polveri lasciano facilmente presagire denunce, liti continue ed un cantiere infinito. Le normative antisismiche subentrate dopo il terremoto del 2016 non facilitano interventi di questo tipo. Gli ultimi eroici commercianti che hanno fin qui resistito sarebbero costretti a chiudere definitivamente mentre i residenti che non hanno ancora svenduto casa sarebbero costretti ad anni di sacrifici inenarrabili. Da considerare che, oltre al terreno da asportare ci sarebbero anche oltre 10.000 mc di rifiuti speciali da portare in discarica. Il Comune peraltro dovrebbe farsi carico del costo rilevante della rimozione e sistemazione dei sottoservizi a cominciare dal sistema fognario, elettrico, idrico, con centinaia di famiglie e commercianti inferociti dalle necessarie sospensioni dei servizi e dai prevedibili sacrifici, costretti a passare lungo i camminamenti stretti addosso ai palazzi. Il tutto per realizzare tre piani interrati di garage quando Terni è una delle città in Italia che ha il maggior numero di posti auto interrati a ridosso immediato del centro storico rispetto al numero degli abitanti. Si impone quindi una rivisitazione del progetto originario per contenere i costi dell’investimento e conseguentemente eliminare le opere di scavo con un impatto di cantiere e tempi neanche minimamente paragonabili».

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