Un operatore all'ospedale (foto ©Fabrizio Troccoli)

Cresce nelle adesioni il comitato nato a difesa del nosocomio di Narni, la denuncia dei sindacati e non solo loro sul sistema sanitario dell’Umbria sud non lascia intravedere nulla di buono e intanto mentre nessuno è riuscito fino in fondo a dare spiegazioni sul destino del presidio comprensoriale a Cammartana, l’ospedale di Amelia fa i conti anche con problemi strutturali, recentemente oggetto di interrogazione rivolta alla sindaca Laura Pernazza. Per il diritto alla salute, i cittadini sabato scenderanno in piazza Matteotti alle 11.30 e a quanto pare sarà solo la prima iniziativa. La chiamata a manifestare arriva via social. Ma in fatto di criticità non manca all’appello Orvieto e i sindacati, in vista della visita dei vertici regionali all’ospedale della Rupe, inviano una lettera proprio a presidente Tesei e assessore Coletto.

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Sanità «Ciao. La situazione della Sanità Pubblica, ed in particolare quella dell’Ospedale di Amelia, diventa sempre più critica! In questo quadro il silenzio della Sindaca è assordante e non più tollerabile! Per questo motivo riprendiamo il presidio civico a difesa del nostro diritto fondamentale: la Salute! Ci troviamo liberi cittadini non organizzati domani sabato 13 alle ore 11,30 in Piazza Matteotti. Sarà il primo appuntamento di una serie di eventi che andranno avanti ad oltranza (finché non avremo risposte!) e per i quali contiamo di poter contare sempre più anche nelle forze politiche e sociali, associative e sindacali che via via aderiranno. Non farci mancare la tua presenza e aiutaci a fare circolare il presente messaggio. Grazie». Questo il messaggio inviato dai cittadini di chat in chat per riempire la piazza.

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Sanità orvietana «Non servono passerelle, ma un confronto sui problemi reali delle persone». Così tuonano i segretari di Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl dell’Umbria, Tatiana Cazzaniga, Luca Talevi e Marco Cotone in vista dell’appuntamento di lunedì 15 novembre a Orvieto: «Per inaugurare una nuova Tac nell’ospedale, saranno in città l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto e la presidente della giunta regionale, Donatella Tesei. Certamente l’inaugurazione di un nuovo macchinario diagnostico è una buona notizia – commentano i segretari di Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl dell’Umbria, Tatiana Cazzaniga, Luca Talevi e Marco Cotone – tuttavia sarebbe utile che un’occasione del genere, con la presenza dei massimi rappresentanti istituzionali della sanità umbra, venisse colta anche per affrontare le enormi criticità che la sanità orvietana (e non solo quella) sta da tempo patendo».
Lettera a Palazzo Donini I tre sindacati, non potendo partecipare direttamente all’appuntamento di lunedì, hanno predisposto un documento che riassume i principali punti di sofferenza del sistema. Per quanto riguarda l’ospedale di Orvieto, i sindacati evidenziano «la mancata riapertura dei posti letto in Cardiologia (erano 18 prima dell’emergenza Covid, ora sono 8), la grave carenza di personale in Ortopedia (non si riescono a coprire i turni di notte con doppia reperibilità), in chirurgia (si chiama personale da altri presidi per la copertura dei turni), in Urologia (è in fase di prepensionamento l’unico urologo rimasto in ospedale) e in anestesia (9 anestesisti gestiscono terapia intensiva, blocco operatorio, preospedalizzazione, emergenza ospedaliera, etc.). Anche il blocco operatorio è, secondo Cgil, Cisl e Uil, ai ‘minimi storici’, così come il pronto soccorso (250.00 accessi all’anno in epoca pre-covid), che oggi può contare su soli 8 medici, compreso il responsabile, per coprire anche l’attività di 118. Ci sono poi il laboratorio analisi dove mancano 4 tecnici ed è stata tolta la reperibilità notturna, l’ostetricia, dove mancano 4 ostetriche, e una direzione di presidio che ormai da circa tre anni vive un continuo turnover di responsabili medici di direzione, con conseguenze inevitabili sull’organizzazione ospedaliera.

Orvieto «Per quanto riguarda l’area infermieristica – proseguono – nell’ultimo anno non sono stati sostituiti infermieri ed oss andati in quiescenza, si stanno ora assumendo molto lentamente gli infermieri vincitori di concorso, ma i contratti per l’emergenza covid stanno scadendo. Completamente assente è poi il personale dipendente dell’area Tecnica (geometra) ed informatica (forse quest’ultimo arriverà il primo dicembre): vi sono solo ditte esterne che nessuno controlla ed organizza, indicando priorità di lavoro. Infine, i sindacati sottolineano che l’ospedale orvietano necessita di un lavoro strutturale sui tetti, in quanto in moltissimi punti ogni volta che piove penetra l’acqua che allaga stanze e corridoi. Accanto all’ospedale c’è poi il territorio. Anche qui le criticità evidenziate dai sindacati sono molteplici: la casa circondariale ha una carenza di medici e di 1 infemiere, il coordinatore è quello del Pronto soccorso che spessissimo ricopre il turno di infermiere in carcere lasciando scoperto un coordinamento di un settore fondamentale dell’ospedale. L’assistenza domiciliare, il Centro di salute mentale adulti, il Serd, i poliambulatori, il servizio vaccinale e il servizio tamponi covid ed altri servizi territoriali nell’insieme hanno in totale il numero più basso di infermieri ed operatori oss rispetto a tutto il resto della Usl Umbria 2».

Criticità su criticità «Mancano poi medici nei vari centri di salute, per l’attività necroscopica, per le altre vaccinazioni e per varie attività ambulatoriali. È stata notevolmente ridotta la spesa sanitaria e sociale per l’aiuto dei pazienti fragili al loro domicilio. È anche andato in pensione l’unico medico del servizio di epidemiologia di Orvieto, che in questa fase di emergenza è fondamentale. Quando si parla di Territorio ormai ci si aspetta una organizzazione più funzionale e moderna – osservano Cgil, Cisl e Uil – sul modello delle Case della Salute, che sono organizzate per una presa in carico del paziente in senso globale, per vari tipi di patologie. Ad Orvieto abbiamo strutture ormai piccole (via Postierla o Borgo ad Orvieto scalo), con difficoltà di parcheggio, che non permettono di organizzare un percorso sanitario moderno e appropriato. Per anni si è parlato della vendita del vecchio ospedale per ottenere fondi per la ristrutturazione di un palazzo della ex Caserma Piave; questo progetto sembra superato. Adesso l’idea è quella di ristrutturare il vecchio Ospedale ad Orvieto centro ormai abbandonato e fatiscente. Chiaramente nulla di concreto. Mancano poi sul territorio una RSA, una riabilitazione estensiva ed un Hospice; questo va ad inficiare le possibilità di dimettere nei giusti tempi i pazienti ricoverati nell’area medica, con conseguente intasamento del Pronto Soccorso e appoggi nell’area chirurgica». Questo quadro richiederebbe secondo i sindacati un confronto e una presa in carico immediata: «Ci auguriamo che l’appuntamento di lunedì non si riduca dunque all’ennesima passerella, con i problemi lasciati sotto il tappeto – concludono Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl – Da parte nostra restiamo a disposizione per avviare un confronto serio con lavoratrici e lavoratori della sanità orvietana, nell’ottica di restituire alla popolazione di questo territorio una sanità pubblica all’altezza dei bisogni delle persone».

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