di Daniele Bovi
Entro la fine di marzo tutti e 92 i Comuni dell’Umbria avranno l’obbligo di approvare il sistema di raccolta dei rifiuti ‘porta a porta’, metterlo in funzione entro giugno e centrare il 60 per cento di raccolta differenziata entro la fine dell’anno. Una percentuale che nel 2017 dovrà diventare del 65 per cento e nel 2018 non potrà essere meno del 72,3 per cento. E in caso di inadempienza, la Regione nominerà un commissario. Annunciata a fine 2015 dalla giunta e approvata lunedì, a palazzo Donini giovedì la presidente Catiuscia Marini e dall’assessore all’Ambiente Fernanda Cecchini hanno presentato la delibera con cui si dà il via libera a una serie di misure per accelerare l’incremento della raccolta differenziata, che dovrà essere quindi fata in modo uniforme su tutto il territorio regionale.
La delibera Oltre a ciò la delibera, che ha visto il coinvolgimento dei sindaci, prevede il sostegno ai Comuni affinché adottino un sistema di tariffazione puntuale (si paga anche in base a quanta indifferenziata viene prodotta), che consentano il riconoscimento dell’utenza, la quantificazione dei rifiuti buttati e quindi una modulazione della tariffa; un passaggio che dovrebbe essere sostenuto dalla giunta anche attraverso incentivi a favore dei Comuni. A un altro atto invece viene rimandata la concessione di contributi a favore di quei Comuni che riescono a centrare almeno il 65 per cento di raccolta differenziata. Altro punto del provvedimento è quello che riguarda l’Auri, ovvero l’Autorità unica per acqua e rifiuti: entro 15 giorni dalla ricezione della delibera il presidente del Cal avrà 15 giorni per convocare l’assemblea dei sindaci dell’Auri.
INCENERITORE, A SAN VALENTINO MANIFESTAZIONE A TERNI
Il quadro Punto di partenza dell’atto approvato all’inizio della settimana è un’Umbria che per quanto riguarda la differenziata, come noto, va a due velocità. Se la media regionale infatti è intorno al 50 per cento (nel 2009 era del 32 per cento), da zona a zona il quadro varia: nell’Ati 1 51,4 per cento, nell’Ati 2 60 per cento, nell’Ati 3 43,4 per cento e nell’Ati 4 39,4 per cento. Insomma, specialmente negli ultimi due, che comprendono le aree del Folignate e dello Spoletino e la provincia di Terni, c’è molto da fare. Quanto ai due capoluoghi, Perugia è oltre il 60 per cento mentre Terni è ferma al 43 per cento: «Se Terni, Orvieto, Narni e Amelia – dice Marini – partiranno a breve, l’obiettivo del 60 per cento, che nel complesso giudico raggiungibile, può essere centrato. I Comuni li abbiamo coinvolti ma ora servirà il loro protagonismo».
Appello Ai sindaci Marini rivolge un appello anche a proposito della riorganizzazione del sistema delle partecipate che si occupano di rifiuti: «Per loro – dice – dovrà essere una priorità. Spero che l’Auri porti a una semplificazione e a una riorganizzazione, il nostro è un invito pressante a riordinare il quadro». Come annunciato da Cecchini poi la prossima settimana dovrebbe essere approvata un’altra delibera, quella che riguarderà il sistema dell’impiantistica: «Daremo – spiega – obiettivi certi per ogni settore e per ogni impianto, cercando di puntare risorse su quegli impianti in grado di alzare la qualità la quantità della raccolta».
L’inceneritore E a proposito di impiantistica, nell’accelerazione ovviamente un ruolo lo ha giocato il dossier inceneritore. Mercoledì il discorso in Conferenza Stato-Regioni è stato rinviato alla prossima settimana, quando queste ultime dovranno dare il loro parere sul decreto del governo che prevede la costruzione di altri 8 impianti in giro per l’Italia, uno dei quali in Umbria. Il quadro è molto variegato: l’Umbria insieme ad altre 4 regioni ha detto no «ma anche quelle che hanno detto sì – ha spiegato Marini – lo hanno fatto anteponendo molte condizioni. Non è stato un sì tout-court. Il nostro Piano dei rifiuti prevede il raggiungimento del 68 per cento di raccolta differenziata e 70 mila tonnellate di indifferenziata, che non giustificano sia sul piano economico che su quello delle quantità l’apertura di un impianto. A meno che qualcuno pensi che il nuovo inceneritore non deve servire per l’Umbria. Non c’è coerenza tra le previsioni del Ministero e le nostre, perciò chiediamo di rivedere il decreto».
Twitter @DanieleBovi
