Pendolari in treno (foto archivio)

di Ivano Porfiri

Otto ore da Roma per raggiungere Perugia. Non a piedi, in treno. Una vera Odissea quella vissuta mercoledì dagli sfortunati viaggiatori del regionale veloce 2884 dell 14.28. Tanto che numerose sono non solo le lamentele, ma le minacce di denuncia e l’ipotesi di una class action contro Trenitalia. «È stato un incubo – racconta a Umbria24 Cristina Piastrelli, sindacalista del Sunia Cgil -. In tanti anni che viaggio molte volte ci sono stati disagi, ma mai mi sono trovata in una situazione simile, completamente abbandonati a noi stessi, stipati come bestie». E anche l’ex assessore perugino Ilio Liberati testimonia come «un incidente può capitare ma la situazione è stata fronteggiata in modo pessimo, da Terzo Mondo». Ovvie le gravi ripercussioni su tanti treni, come il RV 2328, in una giornata terribile per i pendolari.

PENDOLARI TERNANI: «PRONTI A DENUNCIARE»

Il racconto: subito il primo stop Il viaggio inizia dalla piattaforma Est della stazione Termini puntualmente alle 14.28. Non passano nemmeno 20 minuti, però, che il treno si ferma. «Eravamo tra Tiburtina e Settebagni – riferisce Piastrelli – all’inizio credevamo che qualcuno si fosse buttato sotto al convoglio, invece dopo un’ora arriva il capotreno e ci dice che c’è stato un guasto alla linea elettrica aerea. Fra l’altro ci riferisce che il trasbordo su un altro treno non può essere effettuato perché c’è un disabile e manca la piattaforma necessaria al trasferimento».

Si torna indietro Passa il tempo. «Alle 17 finalmente arriva il treno attrezzato per il trasbordo – prosegue Piastrelli – ma anziché proseguire verso Orte, ci riporta tutti e 400 a Tiburtina, dove ci viene detto che dopo pochi minuti al binario 6 sarebbe arrivato un treno per Foligno. Immaginate le corse e gli spintoni. Fatto sta che lì, al binario 6, aspettiamo fino alle 18.30 perché vedevamo sfilare le Frecce, che avevano la priorità dopo lo sblocco della linea».

Scene di panico Il nuovo convoglio non è più fortunato del precedente. «Veniamo fatti salire tutti su un treno già pieno. Eravamo ammassati. E, poco dopo usciti dalla stazione, nuovi stop continui e percorso lentissimo. Qui succedono scene di vero e proprio panico: fermi, senza nessuno che desse uno straccio di spiegazione, con i finestrini chiusi, le prese elettriche non funzionanti. C’erano donne incinte, bambini, tanti giovani che all’indomani mattina avevano le prove fisiche per l’ammissione nell’esercito a Foligno e con l’ostello che alle 21 chiudeva». I viaggiatori provano a organizzarsi, incaricando una delegazione di andare dal capotreno, «ma – racconta la testimone – avevano bloccato le porte. Un signore, nel frattempo, si è sentito male e voleva tirare il freno d’emergenza ma veniva minacciato da altri viaggiatori che temevano di restare lì ancora altre ore. Finché un altro ha preso il martelletto e ha infranto i vetri, per permettere a tutti di respirare».

L’arrivo e la class action Finalmente, al treno viene concesso di immettersi sulla “direttissima” e riesce a ripartire. L’arrivo a Foligno è alle 21.55. «Ovviamente – sottolinea Piastrelli – non c’erano più coincidenze per Perugia. Fortunatamente almeno avevano predisposto degli autobus. Per cui alle 22.35, dopo oltre otto ore dalla partenza, siamo arrivati a destinazione. Adesso siamo in contatto con altri viaggiatori per vedere se si può promuovere una class action. Fra l’altro un addetto ci ha riferito che la rottura del primo convoglio è stata dovuta alla mancata manutenzione. Fosse così sarebbe grave e vogliamo che qualcuno lo accerti».

Fs: «Fatto il possibile in condizioni difficili» Dall’ufficio stampa regionale di Ferrovie dello Stato viene puntualizzato come «quanto avvenuto ieri è stato un problema alla linea di alimentazione elettrica di grosse dimensioni, che ha riguardato 138 treni, tra cui 99 Frecce, con ritardi accumulati da 5 a 140 minuti. Si è lavorato in condizioni difficili e, nonostante ciò, è stato fatto quanto possibile per assistere i passeggeri anche con la distribuzione di bottigliette d’acqua». In questo contesto, «può essere che su qualche treno si siano create situazioni di difficoltà, ma non ci risultano assolutamente vetri rotti».

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