di Chiara Fabrizi
Il liceo Città di Piero di Sansepolcro (Arezzo) chiuso per gli studenti residenti nella provincia di Perugia dall’8 febbraio zona rossa. Per i sindaci umbri di confine come Paolo Fratini di San Giustino e Luciano Bacchetta di Città di Castello, ma anche per il deputato leghista Augusto Marchetti si tratta di «un atto discriminatorio».

Liceo chiuso agli umbri La notizia rimbalzata domenica sera è stata poi confermata da una breve comunicazione (foto) comparsa sul sito della scuola in cui il dirigente scolastico del liceo Città di Piero (scientifico, linguistico e tecnico commerciale) Claudio Tomoli scrive: «Da domani 8 febbraio tutti gli studenti residenti in Umbria dovranno seguire le lezioni a distanza a causa della situazione Covid-19 nella provincia di Perugia». Tomoli è l’unico preside rimasto fermo nella propria posizione e a Umbria 24 lunedì mattina ha spiegato: «La misura è tuttora ancora in vigore e l’ho presa soltanto per tutelare i ragazzi. Da noi – dice – frequentano le lezioni circa 200 ragazzi umbri, che arrivano a scuola prevalentemente coi mezzi di trasporto pubblico, e in questo senso il provvedimento è soltanto a tutela dei ragazzi, non c’è nessun intento discriminatorio».
La decisione di confine Come Tomoli aveva proceduto il dirigente scolastico Giuseppe De Iasi dell’istituto di istruzione superiore G. Giovagnoli (liceo artistico) e a quanto emerge anche molti altri colleghi alla guida delle scuole di Sansepolcro, comprese elementari e medie, che poi domenica sera hanno fatto retromarcia. Contattato il sindaco di Sansepolcro, Mauro Cornioli, ha confermato a Umbria24 quanto emerso nelle ultime ore ossia che la decisione di imporre la dad agli studenti umbri «è stata condivisa da me insieme ai dirigenti scolastici e al provveditorato competente: stamattina abbiamo informato la prefettura di Arezzo e la presidenza della Regione Toscana e attendiamo indicazioni». In una nota stampa successiva, Cornioli aggiunge che relativamente «alle problematiche circa la frequenza di ragazzi provenienti dalla zona rossa istituita in Umbria nelle scuole di Sansepolcro, nel rispetto del diritto all’istruzione e del diritto alla salute, si informa la cittadinanza e le famiglie che la questione travalica l’ambito e la competenza del Comune: è necessario che a livello regionale siano date indicazioni chiarei»
Nota Regione e retromarcia scuole Nel tardo pomeriggio di domenica, mentre alle famiglie umbre arrivavano le circolari delle scuole di Sansepolcro, il dirigente della Regione Umbria, Luigi Rossetti, ha inviato una nota ai sindaci dei comuni in zona rossa, ricordando che «per gli spostamenti degli studenti che frequentano scuole in altre aree del territorio regionale ovvero di regioni limitrofe non oggetto di limitazioni, si rappresenta che il comma 4 dell’articolo 3 del Dpcm 14 gennaio 2021 consente gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita». In questo senso De Iasi e altri hanno poi fatto retromarcia, mentre la misura è ancora in vigore al liceo Città di Piero.
Fratini: «Atto discriminatorio» Infuriato il sindaco di San Giustino, comune umbro di confine, Paolo Fratini, che lunedì mattina raggiunto da Umbria24 ha spiegato: «I dirigenti hanno proceduto in ordine sparso, ma al momento ci risulta che sia rimasto fermo nel provvedimento illegittimo e discriminatorio soltanto il liceo Città di Piero. Abbiamo contattato la prefettura di Perugia che si è attivata con quella di Arezzo e siamo in attesa di chiarimenti a mio avviso scontati e ritengo che al momento si applichi la legge vigente, ossia i Dpcm e le ordinanze, che naturalmente non statuiscono nessuna misura di questo tipo, dato che lo spostamento per motivi scolastici è assimilabile a quello per ragioni lavorative». Il sindaco poi aggiunge «se poi vogliamo andare tutti su Scherzi a parte, scivolando nel ridicolo, firmo un’ordinanza e metto un posto di blocco nella frazione di Dogana che ci separa dalla Toscana e controlliamo tutti quelli che entrano». La Toscana è stata zona rossa quasi per tutto il mese di dicembre «e moltissimi studenti di Sansepolcro – dice Fratini – hanno continuato a frequentare la primaria e la secondaria di San Giustino, perché è evidente che con la scuola non si scherza».
Bacchetta: «Brutta pagina» Per il sindaco di Città di Castello e presidente della Provincia di Perugia, Luciano Bacchetta, l’iniziativa del dirigente Tomoli al vertice del liceo Città di Piero di Sansepolcro «non è giusta sul piano morale e sostanziale, ma desta quanto meno forti perplessità anche dal punto di vista giuridico, per cui coi colleghi di San Giustino e Citerna ci siamo già attivati con la Prefettura di Perugia perché prenda contatto con la Prefettura di Arezzo». Bacchetta e l’assessore comunale alle scuole Rossella Cestini auspicano che «questa brutta, antipatica e molto sgradevole vicenda possa finire molto velocemente e sia stata solo un equivoco, perché non è una bella pagina di collaborazione tra città limitrofe. Città di Castello è sempre stata molto generosa con tutti, nell’emergenza da Covid-19 ha spalancato le proprie porte, il proprio ospedale, le proprie strutture a persone provenienti da altri territori e che i nostri ragazzi non possano andare a scuola a Sansepolcro non è un bellissimo messaggio ed è comunque un vulnus che va superato».
Pure per la Lega è «discriminazione» Parla di «discriminazione vergognosa e insensata» ai danni degli studenti umbri anche il deputato umbro della Lega, Augusto Marchetti, informato della vicenda dal consigliere comunale di San Giustino, Corrado Belloni. «In Umbria, grazie a un’ordinanza regionale, tutti gli studenti possono usufruire di tamponi gratuiti nelle farmacie, pertanto le famiglie ricevono il sostegno necessario da parte della Regione al fine di monitorare costantemente la salute dei propri figli. In Alto Tevere sono molti gli studenti che frequentano scuole a Sansepolcro – ha sottolineato Marchetti – e questi ragazzi hanno lo stesso diritto allo studio dei loro compagni di classe toscani. È assurdo che gli studenti umbri vengano emarginati – ha concluso – come Lega ci siamo già attivati per avere le dovute spiegazioni in merito a questa triste vicende e riteniamo opportuno un immediato passo indietro».
La retromarcia al liceo artistico Domenica sera anche il dirigente De Iasi alla guida del liceo artistico Giovagnoli aveva firmato un’apposita circolare in cui si legge che «a seguito dell’ordinanza della presidente della Regione Umbria si stabilisce che gli studenti provenienti dalla regione Umbra seguiranno tutte le lezioni in modalità a distanza (Dad) per l’intera settimana, fino a venerdì 12 febbraio incluso. I docenti provenienti dalla sopracitata regione svolgeranno le loro attività a distanza, da casa. Il personale Ata ugualmente proveniente dall’Umbria è autorizzato a rimane a casa per cause di forza».

«Non tutelata la popolazione scolastica aretina» Poi è arrivata la retromarcia con la rettifica in cui si legge che «una nota della Regione si prende atto che pur non tutelando la popolazione scolastica aretina ci costringe a ritirare la precedente comunicazione. Pertanto sarà di esclusiva competenza delle famiglie la scelta di far seguire le lezioni in presenza o in modalità Dad per il proprio figlio. In ogni caso questa dirigenza, nel caso si optasse per la scelta della Dad permetterà alla studentesse e agli studenti che ne faranno richiesta di essere considerati presenti fuori dall’aula senza dover giustificare l’assenza. Il personale docente, di conseguenza, sarà in regolare servizio, ferma restando la possibilità di svolgere il proprio orario lavorativo a distanza su esplicita richiesta e compatibilmente con la possibilità di gestione delle classi in presenza, senza inficiare negativamente sull’andamento scolastico di altre classi. Il personale Ata, per il quale non si configura più l’ipotesi di causa di forza maggiore deve essere in servizio ferma restando la possibilità di restare a casa con giustificativo dell’assenza secondo modalità di legge».

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