di Chiara Fabrizi
L’Umbria continua ad avere più pensionati che lavoratori, ma c’è una novità. Sì, perché lo squilibrio tra chi per raggiunti limiti di età non è più occupato e chi invece ogni giorno si alza per portare a casa lo stipendio o far quadrare i propri conti da lavoratore autonomo si è ridotto.
In base alla rilevazione della Cgia di Mestre nel 2024 i pensionati che risiedono in Umbria sono 28 mila in più di operai, impiegati e autonomi della regione, ma la medesima rilevazione pubblicata dallo stesso centro studi per il 2022 segnalava una prevalenza dei pensionati sui lavoratori attivi di 48 mila persone. In numeri assoluti significa che il 2024 si è chiuso con 401 mila pensionati a fronte di 373 mila occupati, mentre il 2022 vedeva lo stesso numero di percettori di assegno Inps a fronte però di 352 mila stipendiati e partite Iva.
Certo è che l’Umbria resta, come nel 2022, una pecora nera nell’area del Centro-Nord del paese insieme a Liguria e Marche che, pur essendo più popolose dell’Umbria, hanno entrambe circa 1,5 milioni di abitanti, fanno i conti con uno “sbilancio” dei pensionati sui lavoratori attivi che è rispettivamente di circa 22 mila persone e di circa 13.500 persone. Nel Mezzogiorno, invece, i pensionati prevalgono in tutte le regioni, isole comprese, anche se in questi territori il fenomeno del lavoro nero è più diffuso di quanto non lo sia in Umbria.
Lo squilibrio emerso nel 2024 vale all’Umbria il 15esimo posto della classifica stilata dalla Cgia di Mestre in base ai numeri assoluti del saldo, con la regione che è pure dietro Molise e Basilicata, comunque meno popolose. Analogamente non è buono il piazzamento nel ranking delle due province umbre: Perugia è 83esima coi pensionati che sono 13.500 in più dei lavoratori attivi, mentre Terni è 87esima per uno sbilancio di quasi 14.700.
Infine, l’analisi del centro studi stima i lavoratori che da qui al 2029 lasceranno la propria occupazione per raggiunti limiti d’età, prevedendo che l’emorragia umbra si attesterà a circa 44.800 persone di cui circa 20.100 sono dipendenti privati. La regione, infatti, per la Cgia di Mestre ha anche un’indice di anzianità dei lavoratori del settore privato (rapporto tra over 55 e under 35) del 73,3 per cento a fronte di un valore nazionale che gira intorno al 65,5 per cento: peggio dell’Umbria fanno Basilicata (82,7), Sardegna (82,2), Molise (81,2), Abruzzo (77,5), Liguria (77,3), Marche (74,7) e Friuli Venezia Giulia (73,6), mentre i migliori rapporto si registrano tra Lombardia (58,6) e Trentino Alto Adige (50,2).
