di Chiara Fabrizi

Tra i 19 Comuni ricicloni premiati venerdì mattina al Pavone di Perugia da Legambiente non ce n’è nemmeno uno con più di 20 mila abitanti. E questo perché per assegnare il riconoscimento non serve solo differenziare tanto, ma anche fare bene l’organico e il risultato è che anche quest’anno le città restano a secco. La buona notizia che arriva dal nono EcoForum di Legambiente Umbria, però, ha a che fare con l’indice di riciclo, indicatore rilevante non solo per innescare nuove economie con le materie prime seconde, ma anche per arrivare, prima o poi, a ridurre la tariffa rifiuti pagata da famiglie e operatori economici: l’Umbria ha infatti centrato e superato, seppur di poco meno di mezzo punto, l’obiettivo del recupero del 56 per cento dei rifiuti, riuscendo così a riciclare 253 mila tonnellate di spazzatura.

Per ricevere il premio, dunque, oltre a centrare l’obiettivo minimo del 72 per cento di raccolta differenziata, è necessario anche consegnare ai gestori dell’igiene urbana una frazione organica di alta qualità, ossia contenente almeno il 95 per cento di materiale compostabile. A queste condizioni il titolo di Comuni riciclone è andato a 19 Comuni, tre in più dello scorso anno, ma di questi ben 12 hanno meno di 5 mila abitanti e sono quindi piccoli o piccolissimi borghi: parliamo di Calvi dell’Umbria e Otricoli, che sono stati premiati anche a livello nazionale come Comuni rifiuti free, vale a dire che in questi due territori annualmente ogni abitante ha prodotto meno di 75 kg di rifiuto indifferenziao. Titolo di Comune riciclone, poi, anche ad Arrone, Montefranco, Attigliano, Ferentillo, San Gemini, Montecastrilli, Penna in Teverina, Lugnano in Teverina, Giove e Valfabbrica. Altri sette, invece, i Comuni ricicloni con una popolazione compresa tra 5 mila e 20 mila abitanti: si tratta di Narni, Amelia, San Giustino, Todi, Magione, Castiglione del Lago e Passignano sul Trasimeno.

Se Legambiente non tenesse in considerazione il parametro della qualità della frazione organica l’elenco dei Comuni ricicloni salirebbe a 34 e il premio potrebbe essere assegnato anche a Perugia e Terni, oltreché a Bastia Umbra, Torgiano, Porano, Bettona, Avigliano Umbro, Alviano, Baschi, Castel Viscardo, Guardea, Acquasparta, Montecchio, Lisciano Niccone, Parrano. Ma così non è. Nel dicembre scorso Arpa ha rilasciato un report sulla qualità della frazione organica in Umbria, segnalando come nel 2024 la qualità dei rifiuti organici è risultata “eccellente” o “buona” soltanto in 39 degli 83 comuni umbri in cui sono stati compiuti esami specifici. Più nel dettaglio, a fronte dei campionamenti in 11 Comuni il materiale non compostabile trovato nella frazione organico è inferiore al 2,5 per cento ed è quindi classificato come “eccellente”; in altri 28 è comunque al di sotto della soglia del 5 per cento ed è quindi di qualità “buona”; dopodiché ce ne sono 32, tra cui Perugia e Terni, che hanno una quota di “impurità” tra il 5 e il 7,5 per cento; altri sette tra il 7,5 e il 10 per cento; e, infine, i restanti 5 che vanno perfino oltre il 10 per cento di materiale non compostabile presente nella frazione organica.

Anche le performance sull’indice di riciclo, che hanno comunque permesso all’Umbria di centrare l’obiettivo, sono disomogenee a livello regionale, perché a fronte del 56,4 per cento umbro, si registra il 59 per cento per il sub ambito 4 (Terni e provincia), ma si scende fino al 50 per cento per il sub ambito 3 (Foligno, Spoleto e Valnerina). In particolare, l’indice di riciclo raggiunge il 76,6 per cento per la carta, il 74,8 per cento per l’organico, il 70,6 per cento per il vetro, il 23,9 per cento per la plastica, l’82,7 per cento per il legno, il 59,3 per cento per il metallo e il 14 per cento per materiali tessili.

Al nono EcoForum di Legambiente anche l’assessore regionale Thomas De Luca, che ha ribadito: «Stiamo lavorando su tre obiettivi, ossia ridurre i costi per famiglie e imprese, ridurre la produzione di rifiuti da discarica e creare occupazione dallo sviluppo di economie circolari. Le tempistiche – ha detto – sono strette e dobbiamo concludere il percorso di riforma della Legge entro il 2026, ma i dati che arrivano da Arpa e Legambiente Umbria sono incoraggianti, sopratutto per quanto riguarda il parametro fondamentale dell’indice di riciclo».

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