di Giorgia Olivieri

Informatico di professione, divulgatore dell’arte per amore: Paolo Bononi raggiunge così migliaia di followers raccontando sui social i dietro le quinte dei capolavori dell’arte italiana dal 13esimo al 16esimo secolo. Il non-influncer, intervistato dal Corriere della Sera, parla del suo amore per la Galleria nazionale dell’Umbria e racconta alcuni aneddoti da turista “in incognito” tra Perugia e Assisi.

La sua preferita Fotocamera alla mano e cellulare nell’altra, Paolo Bononi, 59enne di Ferrara, ha dato il via alla sua carriera social grazie alla passione per l’arte, in particolare per quella bassomedievale e rinascimentale, che lo «emoziona di più», convinto che «la bellezza non sia di nicchia». Tra le tappe dei suoi viaggi non poteva certo mancare l’Umbria, dove ad averlo colpito nel profondo è stata la Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia. Merito anche del nuovo allestimento curato dal direttore Marco Pierini, che ben si presta alle foto di Bononi.

Foto sì foto no Non tutta l’arte umbra è però adatta a vivere a favore di telecamera, Bononi racconta infatti di quella volta che «andai al Collegio del Cambio di Perugia per fotografare le lunette affrescate dal Perugino, ero in coda quando ho scoperto che gli scatti erano vietati». Se a Perugia ha resistito a immortalare l’opera del Vannucci, ad Assisi non ha potuto farne a meno e ammette colpevole: «Nella Basilica inferiore di San Francesco alcune foto le ho fatte lo stesso, nonostante i divieti».

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