di Noemi Matteucci
Dai più grandi festival jazz internazionali alle sale più prestigiose, Dorantes e Garcia-Fons hanno attraversato Europa e altri continenti uno con la tradizione del flamenco, accompagnato dal pianoforte, l’altro diffondendo la magia del contrabbasso grazie alla sua abilità di ‘trattarlo’ allo stesso modo di un violoncello. Le loro origini diverse (Spagna per Dorantes e Francia per Garcia-Fons) si incontrano nel primo album che i musicisti hanno composto insieme, Paseo a Dos, pregno di sonorità mediterranee e che presenteranno giovedì 10 marzo per la quarta serata della rassegna Visioninmusica 2016. Prima del concerto, il duo si presenta raccontandosi a Umbria24.
Paseo a dos, che presenterete a Terni, è il vostro primo album insieme. Come nasce la “sintesi” tra il flamenco, il jazz e i vostri strumenti?
I nostri strumenti ci consentono di esprimere tutte le nostre sensazioni, abbiamo scoperto in modo graduale la complementarità naturale che vi è fra piano e contrabbasso, un’espressione moderna e strumentale di flamenco senza stabilire nessuno ‘status’ artistico per questo lavoro rispetto all’appartenenza alle tradizioni o alla rottura con esse. In linea generale, flamenco e jazz hanno in comune la libertà di improvvisazione.
Questo disco è per il duo un punto di arrivo o un punto di partenza?
Entrambe le cose. Per creare l’album è stato necessario raggiungere un grado elevato di consapevolezza. Dobbiamo avere molta complicità e saper vibrare nella stessa maniera. Questo, a sua volta, ci consente di sviluppare molto di quello che arriva, poiché la scoperta è sempre qualcosa di molto speciale.
Siete nati e vissuti in paesi vicini ma diversi, come le vostre origini hanno influenzato la vostra musica in Duo?
Il flamenco, quello vero, non è solo musica. Non è un pentagramma o una melodia. È tutto fatto di cuore, di patrimonio e di conoscenza di ciò che è stato. Il punto di intersezione, nei nostri percorsi, è nella differenza di trattamento fra la musica “scritta” e quella del flamenco, dove invece l’unico mezzo di trasmissione è la tradizione orale. L’originalità del duo non è solo negli strumenti, ma nell’idea di due singoli artisti che portano le loro anime in un nuovo lavoro per creare nell’elezione dell’inventiva come nuova strada artistica e il flamenco è il motivo di ispirazione.
Le vostre lunghe carriere vi hanno portato in giro per molti paesi. Che “immagine” vi siete fatti, nel tempo, del pubblico italiano?
Proprio come tutto il pubblico latino e quello mediterraneo, gli italiani sono un pubblico caloroso, pieno di spirito, caratteristiche che derivano dalla loro grande cultura storica e di amanti della buona musica.
Se poteste esprimere il desiderio di portare il duo ad esibirsi insieme ad un grande musicista, chi sarebbe?
Una voce, Mina Mazzini; un musicista, Enrico Rava.
