Dall’11 settembre Terni si sgancerà dal servizio regionale Trasporto pubblico locale. Tra proroghe e rinvii «la Regione in otto anni non è riuscita a fare una gara. Revocheremo la delibera del consiglio comunale dello scorso 29 marzo». Così il vice sindaco Riccardo Corridore ne dà notizia qualche giorno fa durante una conferenza stampa. Fulminea la risposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Enrico Melasecche: «Terni ‘rompe’ sul trasporto pubblico locale, così dichiara il vice sindaco in modo perentorio. La saggezza popolare ricorda che ‘chi rompe paga ed i cocci sono i suoi’». L’assessore Marco Iapadre: «(Alla Regione ndr) mette paura chi ha una visione politica che tutela il territorio che rappresenta, contro le forzature e le storture di una politica cieca e sorda di fronte ai bisogni dei cittadini».
Rottura con il Tpl «Il contratto è scaduto nel 2012, poi c’è stata la proroga contrattuale nel 2013 – aveva spiegato il vicesindaco Corridore -. Nello stesso anno viene dichiarata l’emergenza con richiamo al regolamento Ue. Si passa dal contratto di servizio all’atto d’obbligo con linee stabilite dalla Regione. Doveva essere bandita la gara nel giro di due anni e non è stato fatto. Ad oggi, la Regione in otto anni non è riuscita a fare una gara». Non passano nemmeno due giorni che sulla questione interviene l’assessore Melasecche: «Nel corso della riunione che si è tenuta il 31 agosto, proprio sul tema della gara che la Regione sta espletando per il Tpl, alla presenza anche dell’assessore ai Trasporti del Comune di Terni Iapadre e della dirigente Sassi, a me e a dirigenti e funzionari regionali è stata confermata la chiara volontà di procedere con la gara regionale, sollecitata da tempo dalla Corte dei Conti. Mai – sottolinea Melasecche – l’assessore Iapadre ha fatto cenno alla decisione di rompere i rapporti sul Tpl. Tantomeno di interrompere le procedure in atto in difformità della delibera già presa dalla giunta Latini».
Tpl e Terni «Tale modo di procedere – continua Melasecche – fra pubbliche istituzioni meraviglia alquanto, apparendo obiettivamente schizofrenico, del tutto infondato quanto alle motivazioni, per non dire decisamente scorretto. Ferma la libertà del Comune di agire come meglio crede, appare tuttavia incredibile tale cambio di atteggiamento nel breve volgere di poche ore, basato evidentemente su decisioni personali prive di argomentazioni tecniche». Poi l’assessore rincara la dose: «La decisione del vicesindaco di Terni di isolare la città creando un sistema autarchico dei trasporti costituisce un provvedimento assurdo che provocherà danni incalcolabili ai ternani, che purtroppo pagheranno pesantemente scelte fuori da ogni logica manageriale, di modernità, di coesione regionale, perdendo vantaggi notevoli che la coesione con tutti gli altri Comuni sta portando con la gara imminente. A livello tecnico e legale sono già in corso gli approfondimenti».
La risposta Non tardano ad arrivare le considerazioni dell’assessore Iapadre che dà una stoccata alla Regione. «È quanto meno paradossale che dall’Ente, governato prima dalla sinistra ed adesso dalla destra, si parli di rispetto della legge quando sono oltre dieci anni che lo stesso obbliga i Comuni ad agire in regime di proroga. Nonostante la normativa europea ne impone il limite inderogabile di due anni. Singolare che dalla stessa Regione si presuma di conoscere le dinamiche interne dell’amministrazione comunale, additando al vice sindaco Corridore una decisione collegiale di tutta la giunta, fortemente voluta dal sindaco e condivisa con tutto il gruppo di maggioranza. Fa sorridere infine la mania di protagonismo di coloro che pretenderebbero anche di conoscere in anteprima le decisioni dell’amministrazione di Terni o, forse, fa pensare che erano stati abituati male negli ultimi anni da chi, troppo spesso, ha avallato le forzature regionali senza tutelare i cittadini ternani. Tutto questo – conclude Iapadre – mi fa pensare solo che, evidentemente, a chi è in ritardo di oltre dieci anni, mette paura chi ha una visione politica che tutela il territorio che rappresenta, contro le forzature e le storture di una politica cieca e sorda di fronte ai bisogni dei cittadini».
