di Francesca Mancosu

Ai più giovani forse no, ma alla maggior parte dei ternani il nome ‘Circuito dei club’, riporta alla mente una ventennale stagione di concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte contemporanea e rassegne cinematografiche organizzata da Arci e assessorato comunale alla Cultura.
Cancellato nel 2010 per mancanza di fondi, e ripristinato nel 2012 per una breve parentesi folk, ora potrebbe tornare a rivivere grazie all’iniziativa di tre musicisti ternani.

Musica al centro «È di nuovo il tempo di portare la musica fra la gente, vale a dire nei locali del centro». Ne è convinto Piero Grimani, che insieme a Fabio Picchiami e Giampiero Travaglini, ha fondato l’associazione ‘Terni jazz club’, spina dorsale del nuovo circuito che avrebbe ancora la collaborazione dell’Arci. «Abbiamo già incassato l’appoggio dai proprietari dei principali luoghi di ritrovo, e di un paio di hotel, che sarebbero disponibili ad ospitare concerti, e una lunga lista di musicisti pronti a imbracciare i propri strumenti. Ci manca solo il sostegno del Comune e qualche sponsor per partire».

Rassegna da 15mila euro Sponsor, sì, quelli sempre più difficili da trovare, specie in questi anni di crisi. «Non avremmo bisogno di grandi cifre – prosegue Grimani: per organizzare 10 concerti, sarebbero sufficienti 15mila euro. Vorremmo valorizzare i musicisti ternani, ma dare spazio anche a grossi nomi, magari di caratura internazionale, senza steccati di genere». Oltre alle esibizioni nei locali, il progetto targato ‘Terni jazz club’ prevede anche workshop e altre iniziative con il coinvolgimento di tutti gli operatori del territorio, costruendo una rete stabile. «Vorremmo ‘lasciare’ qualcosa alla nostra città, fare progetti di qualità che abbiano una prospettiva di crescita futura, un radicamento reale», racconta ancora Grimani, che nel 1979 fu fra i promotori del ‘Blues island’, locale ispirato ai jazz club romani che accolse le esibizioni di Paolo Conte e Chet Baker, e che a cavallo fra gli anni ottanta e novanta diresse la Jazz university.

Non si suona gratis La proposta di Grimani e soci è anche l’occasione per lanciare una critica, neppure troppo velata, ai festival che pubblicizzano la ‘mancanza di compensi’ per gli artisti coinvolti. «Non mi riferisco, come si potrebbe pensare, al Jazzit Fest andato in scena a Collescipoli lo scorso settembre – precisa ancora Grimani -, ma sta passando un modello che non ci piace: cioè che i musicisti professionisti debbano suonare in cambio di pura e semplice ‘visibilità’. Visto che si tratta di lavoro, con cui si devono pagare le bollette, deve essere prevista una retribuzione. Altrimenti, è sfruttamento bello e buono».

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