Bruno Galigani

di Anna Maria Rengo

Una stagione, la diciassettesima, che parte domenica con il concerto a Palazzo Gazzoli ma che ha come anteprima, sabato pomeriggio a Palazzo Montani-Leoni, la presentazione del libro del pianista Ramin Bahrami ‘Come Bach mi ha salvato la vita’. Una partenza dunque in grande stile, per l’associazione Araba Fenice, il cui presidente, Bruno Galigani, non nasconde le difficoltà incontrate nel mettere a punto il programma, specie in un momento in cui i fondi per la cultura scarseggiano.

La scelta degli artisti Ma con un punto di vista che sfugge al facile luogo comune: «La difficoltà principale è legata al fatto che occorre trovare artisti importanti e di qualità per un pubblico esperto come quello di Terni. Prima scegliamo i pianisti, poi li invitiamo e concordiamo con loro il programma, infine trattiamo con ognuno di loro per riuscire a chiudere il cerchio sulla base del budget che abbiamo a disposizione». Quindi il problema non è economico, «piuttosto quello di trovare musicisti che non siano già venuti a Terni e che siano al tempo stesso molto bravi, in quanto il nostro pubblico, in tanti anni di ascolto, ha maturato una bella esperienza e capisce perfettamente chi sa suonare bene e chi no». Con una precisazione: «Se avessimo tanti soldi inviteremmo Marta Argerich e altri pianisti di questo calibro, ma il budget economico è quello che è, visti gli stanziamenti nel campo della cultura. La nostra fortuna è che non viviamo di Araba Fenice, ma ognuno svolge un altro lavoro, dunque tutti i soldi li investiamo nei musicisti e nella promozione”».

Gli sponsor e gli incassi Interessante è capire quanto conta l’associazione sul sostegno pubblico e quanto invece su quello degli sponsor privati: «La Fondazione Carit è in assoluto il nostro maggior contributore privato, ma anche il Comune di Terni nel 2012 ci ha dato il più grosso contributo della nostra storia. I soldi pubblici si equiparano a quelli privati, poi molto viene dagli incassi ai concerti, che ci aiutano tanto». Ecco perché, spiega Galigani, «dobbiamo trovare un programma bello e accattivante, perché con gli incassi facciamo bottino per gli anni successivi. Dobbiamo far venire la gente, e deve esserci un pubblico sempre diverso, intercettando quello che di solito non va ai concerti. Se in sala ci sono sempre le stesse persone, peraltro benvenute, non getti però nessun seme, vogliamo dunque che ai nostri concerti ci siano facce conosciute ma anche gente mai vista, e l’anno scorso ci è capitato spesso».

Non solo Verdi La mancanza di uno spazio come il teatro Verdi si fa sentire. E, qui, il presidente di Araba Fenice, dice una cosa importante, quanto preoccupante: «Certo, se avessimo la disponibilità del Verdi organizzeremmo subito un festival dedicato ai concerti per pianoforte e orchestra, una cosa al momento impossibile visto che ritengo che dobbiamo metterci il cuore in pace: prima del 2020, secondo me, non riavremo il teatro. Ma il repertorio per il pianoforte solistico è così ampio che, volendo, possiamo andare avanti fino al 2030. Il problema vero, il vero dramma, è che mancando il Verdi, un teatro vivibile per la città, non si può sviluppare un progetto culturale per Terni».

La promozione culturale Il che non significa, però, che già oggi non si investa nella promozione della musica classica. «Sinceramente credo che gli investimenti non siano mai abbastanza: Terni ha tuttavia una grande tradizione musicale classica che gli viene anche dal concorso Casagrande e continua a investire. E questo è un bene, anche se è vero che sette, otto anni fa, l’assessorato alla cultura aveva un budget di 4-500mila euro, mentre il bando 2012 aveva un fondo di 98mila euro da ripartire per tutte le attività culturali. Un taglio di spesa che ricade anche sul sociale, in quanto chi investe in cultura poi avrà un popolo più conscio e consapevole, una società più educata e adusa al rispetto». Resta il fatto, chiarisce il presidente di Araba Fenice, «che il comune sta facendo un grande lavoro, come pure l’Istituto Briccialdi, che ha creato un’orchestra di ‘ottoni’ strepitosa,  con pochissimi soldi. Terni ha un grande desiderio di cultura, basti vedere quanti sono coloro che ogni settimana vanno a sentire un concerto».

Un impegno entusiasmante Un desiderio di cultura che è lo stesso che ha portato alla nascita di Araba Fenice, « fondata da Carlo Trenta, Alessandra D’Egidio, Gianmarco Scopertini e Moira Michelini; grazie all’idea di Trenta, guida turistica che ha girato il mondo e che, dopo aver vissuto a Vienna, è tornato a Terni proponendo di trovare qualcosa di bello da offrire alla città. Una stagione musicale dedicata al pianoforte, visto che non ne esistevano di specifiche». E loro, racconta Galigani, si sono voluti incuneare in questo ambito, «chiedendoci: ‘vediamo un po’ se siamo bravi a fare questa cosa che ci piace da morire?’. Ovvio che c’è anche una vena di egocentrismo e di entusiasmo, ma lo ammetto: io sono beato quando la gente esce dal concerto felice, e magari ha goduto di più del concerto anche grazie alla guida all’ascolto che gli abbiamo consegnato all’ingresso. Questo meccanismo nel corso degli anni non ha fatto altro che crescere e oggi l’Araba la coccoliamo come un figlio. E se siamo arrivati fin qui è stato anche grazie alla fortuna di aver trovato persone semplici e umili, ma di grande cultura, che ci hanno aiutato, come Pasquale De Zio».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.