di Francesca Torricelli
I nuovi consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, nei giorni passati, hanno appreso «solamente dai giornali» che Aria SpA ha avviato l’iter delle autorizzazioni per bruciare rifiuti non pericolosi all’interno dell’inceneritore di Maratta.
L’appello Nella tarda mattinata di giovedì, sotto un sole rovente, i cinque consiglieri: Angelica Trenta, Thomas De Luca, Valentina Pococacio, Federico Pasculli e Patrizia Braghiroli, si sono riuniti proprio davanti all’inceneritore per rivolgere un appello alle forze politiche. «Coerentemente con quello quanto promesso agli elettori, battetevi contro l’incenerimento dei rifiuti negando ad Aria SpA le autorizzazioni».
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I dubbi Thomas De Luca, nuovo consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, crede che «non è un caso che l’avviso sia stato pubblicato proprio il giorno dopo i risultati del ballottaggio e dubito fortemente che l’informazione non circolasse già nei corridoi di palazzo Spada. Come Movimento ci chiediamo cosa sarebbe successo se questa informazione fosse stata diffusa un mese o anche solo una settimana prima del ballottaggio. L’esito delle elezioni sarebbe stato il medesimo?».
Sotto controllo del Pd Considerando che Acea ha recentemente rinnovato il suo consiglio di amministrazione «oggi quasi totalmente a composizione ‘Renziana’ – ha aggiunto De Luca – possiamo affermare che ci troviamo di fatto con una società controllata dal Partito democratico che chiede a delle istituzioni governate dallo stesso partito di poter bruciare rifiuti». Si tratta di un affare, quindi, «totalmente in mano al Pd. Un partito che, durante la campagna elettorale, ha affermato – scrivendolo anche sul proprio programma – di essere contrario all’incenerimento e al trattamento termico dei rifiuti».
Crisi ambientale Terni è stata definita «una città di crisi ambientale complessa», ha esclamato indignato Thomas De Luca. Lo studio dell’Istituto superiore di sanità attesta, nel periodo tra il 2003 e il 2010, «ben 265 decessi che si potevano e dovevano evitare e un eccesso di ricoveri per tutte le cause, e in particolare per per tutti i tumori maligni». Si sono verificati, inoltre, «eccessi rispetto alla media di malattie respiratorie: 3.835 casi totali negli uomini e 3.057 casi totali nelle donne. Tutto questo nel periodo storico che coincide con la massima espansione del polo di incenerimento ternano».
Progettata per fallire «Il fallimento della raccolta differenziata a Terni – ha proseguito De Luca – è direttamente correlato alla presenza del polo di incenerimento». La raccolta differenziata a Terni, quindi, «è stata progettata per fallire». L’Asm, ogni anno, «migliora gli utili ma le tasse aumentano e i servizi sono pessimi. Oltre al danno ambientale viene preclusa un opportunità di sviluppo economico che potrebbe vedere nascere un polo industriale del riciclo con sinergie con le aziende già presenti nel territorio e ricadute positive per lo sviluppo della ricerca e del polo universitario e notevoli risparmi per le tasche dei contribuenti». «Non si può affermare di sostenere la raccolta differenziata e contemporaneamente proseguire un percorso di incenerimento».
#fatelo Adesso inizia l’iter della conferenza dei servizi in cui il comune «avrà un ruolo da protagonista», è intervenuta a conclusione Angelica Trenta. «Abbiamo sessanta giorni di tempo per far sentire la nostra voce e lo faremo con tutta la nostra forza e con tutti i mezzi di cui siamo forniti». Al sindaco, Leopoldo Di Girolamo, ha aggiunto, «basterebbe dire no, non rilasciare le autorizzazioni e il Movimento 5 Stelle sarebbe completamente disponibile al confronto e al dialogo». Nella campagna elettorale del Partito democratico «lo slogan era #facciamolo, bé noi oggi siamo qui a chiedere: #fatelo».
De Sio Sulla questione prende posizione anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alfredo De Sio, che ha presentato
un’interrogazione alla giunta in cui chiede chiarezza sui termovalorizzatori della conca ternana: «L’assessore regionale – dice De Sio – non può più minimizzare come ha fatto per mesi».
Le regole De Sio spiega che «ho presentato un’interrogazione urgente alla giunta regionale per chiarire le dinamiche che si stanno sviluppando, non solo dopo le nuove richieste autorizzative, ma più in generale in merito a tutte le attività di produzione di energia attraverso l’utilizzo dei termovalorizzatori nel territorio del comune di Terni. Se la nuova richiesta è finalizzata alla possibilità di utilizzare come parte di combustibile il Css prodotto dallo smaltimento dei rifiuti – continua Alfredo De Sio – i casi sono due. O la delibera del consiglio regionale che prescriveva l’impossibilità di bruciare il Css prodotto in Umbria non ha alcuno effetto, oppure quello che esce dalla porta rientra poi della finestra».
Printer Il consigliere regionale di F.d’I. si dice «convinto che l’obiettivo debba essere quello di evitare nella conca ternana la proliferazione di opzioni che allarghino le capacità di attività dei termovalorizzatori esistenti, disincentivando invece di lavarsene le mani. La Regione, che nei prossimi mesi dovrà pronunciarsi sulle varie richieste, è necessario chiarisca quali siano le strategie in materia di autorizzazioni per coloro che vogliano continuare o addirittura ampliare il campo della loro azione. Per questo nella mia interrogazione chiedo alla giunta regionale di riferire anche sulle attività del termovalorizzatore Printer».
Melasecche Anche il confermato consigliere comunale Enrico Melasecche (Udc, ma eletto nella lista ‘I love Terni’), dice la sua e lancia strali accuminati: «Per chiunque ha vissuto in prima linea la storia di Terni degli ultimi vent’anni ha ben presente il significato di alcuni riferimenti. Un nome: un garanzia. Franco Mangialardi da Nusco, braccio destro di Agarini nell’avventura ternana dell’inceneritore Terni Ena, ma anche nel fallimento del Centro multimediale, grand commis nella Ternana che doveva andare in A (ma finì in C) che ha appoggiato con esito non proprio brillante Di Girolamo con una lista dal nome ecologico ‘Il Giacinto’, sottotitolo ‘profumo di popolo’ il cui odore di rifiuti, di discariche e quant’altro di simile si avvertiva da molto lontano».
La storia Con Cavicchioli presidente della Provincia e Raffaelli sindaco di Terni, accusa Melasecche, «ottennero nottetempo la ‘procedura semplificata’ per bruciare pulper di cartiera, rifiuto industriale pericoloso, al posto delle biomasse vergini nell’inceneritore Terni-Ena. Oggi la storia si ripete con le opportune varianti. Sindaco di Roma non è più Veltroni, ma Marino, socio di maggioranza di Acea, per cui, dopo aver ottenuto da questa sinistra regionale, provinciale, comunale, la riaccensione dei due inceneritori si tenta il terzo colpo gobbo, quello di bruciare rifiuti urbani in mezzo alla Conca».
Il sindaco Perché, chiede Melasecche, «il Comune ha consentito quelle riaccensioni? Quali interessi ha tutelato? Quelli forti che dettano legge delle cooperative che fanno trasporti e gestione rifiuti oppure quelli delle famiglie e delle imprese, dei giovani e delle speranze di futuro? Oggi questo colpo di teatro, immediatamente successivo alla rielezione di Di Girolamo pone un problema ineludibile. Chiediamo una immediata presa di posizione del sindaco che, senza tentennamenti ed equivoci, si faccia garante anche per Polli in dismissione, nel negare qualsiasi possibilità di utilizzare l’inceneritore di Acea per bruciare rifiuti di qualsiasi tipo».
