di M.R.
Tre ore abbondanti di assemblea hanno scandito, martedì mattina, i tempi dei lavoratori Tapojarvi all’interno dell’acciaieria di Terni. Il confronto con i delegati sindacali ha portato alla decisione di riprendere l’attività dopo la proroga dello sciopero. L’interruzione del lavoro era stata attivata non appena arrivata la notizia del decesso del giovane operaio che la scorsa settimana era stato ricoverato d’urgenza a Roma con ustioni di secondo e terzo grado dopo un infortunio verificatosi proprio all’interno del sito Arvedi-Ast.
Tapojarvi Alla società finlandese sono state richieste importanti misure di sicurezza sulle quali sarà altissima l’attenzione delle Rsu e dei lavoratori tutti. Il mancato rispetto di quanto concordato, comporterebbe un nuovo stop dell’attività con richiesta di interventi correttivi. Va da sé che ogni interruzione del lavoro di Tapojarvi rallenta, o comunque condiziona il ciclo produttivo di Ast. Gestendo l’emotività del momento, con senso di responsabilità, le maestranze hanno dunque accettato di interrompere lo sciopero. Nel frattempo il management Arvedi ha convocato ai piani alti i segretari delle organizzazioni sindacali territoriali dei metalmeccanici.
Arvedi Il clamore di un fatto così tragico, con prese di posizione anche estreme, non facilita certo un clima disteso nei rapporti tra la città e la sua fabbrica, soprattutto quando è ancora in sospeso la delicata partita dell’Accordo di programma e soprattutto quando c’è una magistratura chiamata a far luce sul drammatico incendio. Sanderson lavorava nello stabilimento da oltre cinque anni; utile, tra le altre cose, sarà chiarire quali mansioni abbia svolto nel tempo e a quali era chiamato oggi; indispensabili saranno inoltre le testimonianze dei colleghi che lo hanno soccorso constatando da subito una situazione disperata.
Operaio morto Sei giorni di ricovero, di lotta tra la vita e la morte, poi il decesso. Il cuore del giovane ‘Sandro’, così lo chiamano gli amici, ha smesso di battere. Ora la Procura, che indaga per omicidio colposo, ha disposto l’autopsia sul corpo del 26enne e non è al momento chiaro cosa ne sarà della salma, una volta restituita ai familiari. I genitori, che vivono in Ecuador, non si sarebbero ancora espressi sul rito funebre, né sulla sepoltura. Con lo sciopero i lavoratori hanno intanto manifestato il proprio cordoglio e sono pronti a un’iniziativa nel giorno dell’ultimo saluto, in qualunque forma avvenga. Poi il dolore cercherà risposte di verità e giustizia, in un contesto in cui la sicurezza evidentemente non è mai abbastanza.
