di M.R.
Dopo il balletto dei ricorsi agli organismi di controllo, con annessi scivoloni di natura tecnico-procedurale, quando le questioni, alla fin fine, erano squisitamente ed esclusivamente politiche, si vanno via via sciogliendo tutti i nodi interni al Pd provinciale di Terni che, per forza di cose, dati gli esiti di un congresso piuttosto anomalo, sono da valutarsi nel più ampio contesto regionale.
Al centro della scena, da proclamato segretario, poi messo in discussione, poi legittimato dalla commissione garanzia, Pierluigi Spinelli, da lunedì capogruppo Pd in consiglio comunale, dopo la rinuncia di Emidio Gubbiotti al ruolo, per questioni professionali. La sua disponibilità a guidare il partito su base provinciale si è sgretolata sotto i colpi di una fazione opposta che non riconosceva nella sua figura quella di sufficiente coesione e di ssintesi delle diverse anime interne ai Dem. Ha finito così per esasperarsi il dibattito, paralizzando per diverso tempo l’operatività del Pd. Da quanto trapela, presto, al netto di come si esprimerà l’assemblea, il Pd provinciale, sfumata l’ipotesi Delli Guanti, dovrebbe essere affidato a Carlo Emanuele Trappolino che già in passato ha svolto quel ruolo. Nell’ambito di un accordo politico complessivo, laddove il numero uno dei Dem umbri, Damiano Bernardini, chiede di ‘Allargare a Casa democratica’, Spinelli dovrebbe contestualmente fare il suo ingresso in segreteria, come vicesegretario. Questione di giorni, salvo ulteriori scossoni e colpi di teatro.
