di M.R.

Il Natale è ormai alle porte e seppure almeno altre sei istanze di certificazione Igp da parte di altrettanti produttori di pampepato siano state inoltrate al parco tecnologico 3A che se ne occupa, il rischio è che per un’altra annualità, molti tra coloro che non hanno provveduto prima come inve alcuni hanno fatto, continueranno a produrre il classico dolce di propria produzione, senza poter esporre e commercializzare quello di Indicazione geografica protetta, preparato e cotto, nonché confezionato, nel rispetto del disciplinare avallato dall’Europa.

Pampepato di Terni Igp Pur nella difficoltà di reperire materie prime, che pare non esentare neanche il settore della pasticceria e della panificazione, diversi produttori ternani hanno già ordini a tre cifre per i quali probabilmente non potranno aspettare: centinaia di pampepati da fare, senza poter perdere di vista il lavoro quotidiano e le altre prelibatezze delle festività da preparare. Non è una novità che dopo le ‘fave dei morti’, il palato è già proiettato sulle golosità del Natale, che è anche periodo di regali, e quelli enogastronomici non passano mai di moda. Per l’Igp del pampepato presso i singoli esercizi, come emerso da una recente assemblea tra le parti coinvolte, con Ivana Fernetti della pasticceria Marchetti sempre a capo del comitato dei produttori, sarà determinante il fattore tempo, nella calendarizzazione di sopralluoghi e test che l’ente certificatore potrà garantire, tenuto che si occupa anche di altro. Da sottolineare in ogni caso che l’interesse per portare a termine il lungo ed entusiasmante progetto e scommettere sulla versione del dolce ternano registrata nell’elenco Ue di Dop e Igp non è sfumato in poco incoraggianti periodi segnati dalla pandemia. E il segnale è positivo.

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