©️Fabrizio Troccoli

A ottobre 2025, le due province umbre confermano la loro presenza in zona rossa nella mappa del rischio per morti sul lavoro stilata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Secondo i dati aggiornati al 31 ottobre, Terni registra un’incidenza di 44,6 morti ogni milione di lavoratori, con 4 vittime su 89.730 occupati, mentre Perugia presenta un’incidenza di 38,8, derivante da 11 decessi su 283.327 occupati. Entrambe superano dunque il 125% dell’indice medio nazionale, fissato a 27,5 morti sul lavoro per milione di occupati, collocandosi tra le aree a maggior rischio in Italia.

Il confronto con i dati precedenti mostra una stabilità preoccupante. Lo scorso anno, sempre nel periodo gennaio-ottobre, la media regionale aveva già evidenziato valori superiori alla soglia rossa, segno che la questione della sicurezza sul lavoro in Umbria resta irrisolta. Nonostante il numero assoluto di vittime in ciascuna provincia possa apparire contenuto, l’incidenza, calcolata in rapporto agli occupati, mantiene il territorio tra i più critici del Paese.

A livello nazionale, i primi dieci mesi del 2025 hanno visto 896 vittime sul lavoro, di cui 657 in occasione di lavoro e 239 in itinere, con un lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024. Lombardia, Veneto, Campania ed Emilia-Romagna sono le regioni con il maggior numero di decessi totali, mentre il settore più colpito resta quello delle costruzioni, con 119 vittime. Anche le denunce di infortunio continuano a crescere, raggiungendo quota 497.341, in aumento dell’1,2% rispetto allo scorso anno.

In questa cornice, l’Umbria si colloca tra le regioni con rischio superiore alla media, insieme a Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia e Liguria. La provincia di Terni, nonostante il basso numero assoluto di decessi, evidenzia un’incidenza più alta rispetto alla media nazionale, mentre Perugia conferma una situazione simile, benché con numeri leggermente inferiori.

Il fenomeno infortunistico mostra inoltre una marcata concentrazione per fasce d’età: gli over 65 registrano l’incidenza più elevata (86,9 morti per milione di occupati), seguiti dai lavoratori tra 55 e 64 anni (45,0) e tra 45 e 54 anni (27,3). Per quanto riguarda le donne, si osserva una diminuzione dei decessi in occasione di lavoro (36 vittime, 11 in meno rispetto al 2024) ma un aumento di quelli in itinere (38, 10 in più). Tra i lavoratori stranieri, il rischio mortale risulta più che doppio rispetto agli italiani, con 57,7 morti per milione di occupati contro i 23,9 degli italiani.

La zonizzazione Vega, dunque, conferma una fotografia nazionale preoccupante: oltre metà del Paese si colloca in zona rossa o arancione, mentre solo Lombardia, Lazio, Molise, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia presentano valori inferiori alla media nazionale. L’Umbria, con Terni e Perugia, resta una delle regioni a maggiore rischio, sottolineando la necessità di interventi urgenti per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.

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