di C.P.
Più di 800 firme per dire ‘no’ all’interramento dei reperti emersi in largo Cairoli a Terni. Martedì mattina nella sala consiliare di Palazzo Spada, Prima e Seconda commissione si sono riunite per ascoltare le istanze dei cittadini promotori e firmatari dell’iniziativa per «salvare il convento seicentesco». Dopo due ore di discussione, l’intervento del Rup e dell’architetto Piero Giorgini, però la decisione viene rinviata per ulteriori approfondimenti.
«Salviamo i reperti» A rompere il ghiaccio è Michele Rossi che esordisce così: «Tornare qui da cittadino è emozionante però mi spinge una giusta causa: salvaguardare i reperti di largo Cairoli. Ci troviamo davanti a un’area importante per la città: oggi vi portiamo 800 firme». Secondo Rossi e i firmatari della petizione, alcuni intervenuti anche durante la commissione congiunta, «quanto emerso a largo Cairoli è un palinsesto di stratificazione architettonica di grande interesse per la città. E questo scavo offre un importantissimo spaccato sulla Terni antica, permettendoci di portare alla luce una parte della storia della nostra città. Il convento è uscito indenne dai bombardamenti e, quindi, indenne dal Seicento fino al piano regolatore». E del monastero oggi «è rimasto un parcheggio. Per quasi 70 anni questa zona della città ha atteso questo recupero, di recuperare la sua dignità».

Il ‘no’ all’interramento La richiesta degli oltre 800 firmatari della petizione richiesta è chiara «di lasciare a vista i reperti». E per quanto riguarda i vincoli della Sovraintendenza? Per Rossi «la Sovraintendenza fa ciò che gli viene proposto dall’amministrazione». La prima a intervenire è la consigliera di Alternativa popolare, Agnese Passoni, riprendendo parte del discorso del presentatore della petizione: «Visto che parla di un progetto già in essere – interroga Rossi – nella passata amministrazione avrete già uno studio economico a riguardo. Dato che avevate già pensato al progetto e alle risorse, aiutateci così magari riusciamo a realizzarlo». Mentre Roberto Pastura (FdI): «Ringrazio Michele Rossi e le due cittadine che sono qui oggi. Questa città ha pagato e sta pagando, proprio perché la sua storia è sotto di noi e la stiamo calpestando involontariamente». E dopo il suo intervento il consigliere di opposizione chiede del tempo per poter valutare di stilare un atto di indirizzo da presentare alla giunta.
Parere tecnico Prima di passare ai fatti però, Sandro Trequattrini (Ap) chiede di poter ricordare i vincoli tecnici riguardanti largo Cairoli. A tal proposito intervengono l’architetto Piero Giorgini e il Rup del progetto Carlo Fioretti. «Non siamo su posizioni contrapposte. Sapevamo che in linea di massima avremmo trovato reperti – spiega Giorgini – e c’era l’ipotesi, derivante dagli studi, che proprio su quell’area passasse il tracciato delle vecchie mura romane. Abbiamo dovuto dividere la realizzazione del progetto in più stralci, proprio per la difficoltà di lavorare su un sito del genere». «Un secondo punto – sottolinea Giorgini – riguarda il giardino. Non è un giardino che si può fare da qualsiasi altra parte. Il disegno tiene conto di quanto trovato in quell’area. È vero che la Sovraintendenza mette i paletti, ma non solo. Entra nel merito dei progetti, come in questo caso», rispondendo all’osservazione fatta da Rossi poco prima.

Discussione E’ a questo punto che una cittadina entrando nell’aula di Palazzo Spada con tono sostenuto interrompe gli architetti: «Ciò che succede a Terni non succede da nessun’altra parte d’Italia. Cultura zero». Il Rup Fioretti poi riprende il discorso: «Quando parliamo di valorizzazione non parliamo solo di ‘mettere in vista’. Il rinterro, quindi, è semplicemente di natura protettiva per la conservazione dei beni». Le cose insomma, secondo i tecnici, sono meno semplici di quanto non appaiano. Si parla anche di costi esorbitanti per un’eventuale manutenzione. «Nessuno vuole togliere alla città pezzi di storia, anzi cerchiamo di restituirli in maniera consapevole. Le scelte vanno fatte in funzione del budget disponibile e delle tempistiche. Per approfondire il tema delle indagini archeologiche abbiamo speso un anno abbondante». Nel corso della prossima settimana inizierà la demolizione dei fabbricati «che scopriranno totalmente le mura», mentre «settembre 2025 è l’orizzonte a cui dobbiamo guardare per la fine dei lavori».
