di C.P.

«L’adolescenza è un periodo di profonda trasformazione corporea e di riorganizzazione del cervello, particolarmente duttile agli stimoli esterni. Ѐ fondamentale lavorare su questa fascia d’età, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 20 per cento di giovani e giovanissimi soffre di disturbi mentali». Queste le parole della dottoressa Sonia Biscontini, presidente del progetto ‘Giovani 2.0’, in apertura del convegno intitolato ‘Adolescenti funamboli della vita’, organizzato sabato mattina nella sala blu di Palazzo Gazzoli a Terni.

Funamboli Un momento per approfondire e confrontarsi su problematiche e questioni inerenti a una fascia molto importante della popolazione: gli adolescenti. Fascia che la dottoressa Biscontini spiega essersi estesa sempre di più: «Negli ultimi dieci anni la fascia adolescenziale si è molto allargata e si prolunga fino ai 23/24. Tant’è che è stata ideata una nuova categoria: l’adultescente. In questa fase l’esposizione a fattori positivi, come le relazioni, e negativi, come le sostanze, condizionano fortemente vita adulta del futuro adolescente. E come un puzzle, si tratta di momenti in cui i tasselli o si rimettono al loro posto o si scompaginano».

Fare rete In apertura del convegno presente anche l’assessora al Welfare e Scuola Viviana Altamura, che ha esortato alla costruzione di una «rete solida di supporto per il benessere psico-sociale dei nostri ragazzi». Perché il «loro futuro dipende anche da noi». Dello stesso avviso è la dottoressa Sara Gioia, presidente sezione ternana dell’Associazione italiana donne medico: «Creiamo una rete di protezione intorno ai ragazzi. Spesso gli adulti sono distratti». Durante l’incontro – organizzato dal progetto ‘Giovani 2.0’, con il Comune di Terni, Usl Umbria 2 e Azienda ospedaliera ‘Santa Maria’ di Terni – numerosi gli interventi che hanno permesso ai presenti di confrontarsi sul mondo dei giovani.

Adolescente fortezza vuota «L’ordine degli psicologi dell’Umbria e quello nazionale hanno lavorato molto sul fronte adolescenza, per avere una lettura di una fascia di popolazione estremamente preziosa, che rappresenta il presente ma anche il futuro». Così la dottoressa Roberta Deciantis all’inizio del suo intervento. «Purtroppo – prosegue – ci occupiamo di loro solo quando nelle pagine di cronaca accadono cose tragiche. Ma chi lavora con i giovani sa quanto sia importante. Il Covid ci ha modificati ma abbiamo la possibilità di una lettura corretta e preventiva. Adottando strategie che possano intercettare prima possibile il disagio». Rifacendosi alla definizione dello psicoterapeuta Bruno Bettelheim, la dottoressa parla di «adolescente come fortezza vuota. Chiediamo molto ai ragazzi di oggi, ma dobbiamo stare attenti al contesto in cui si trovano».

Psicologo a scuola Eppure la GenZ, forse più delle precedenti, è quantomai sensibile a temi come il disagio giovanile o a problematiche legate alle dipendenze. A tal proposito, Deciantis porta un esempio: «Lo psicologo scolastico ancora non è legge ma molti dirigenti hanno incaricato professionisti nelle loro scuole. Su un campione esaminato dall’Ordine degli psicologi, nel 95 per cento dei casi il ragazzo ritiene importante la presenza di una figura di supporto psicologico nelle scuole. Va modificata la cultura scolastica che non deve guardare i giovani solo per le performance, ma deve avere delle chiavi di lettura del disagio».

‘Giovani 2.0’ A sostegno degli adolescenti a Terni c’è anche il progetto ‘Giovani 2.0’, «avviato tra 2017 e 2018 con finanziamento regionale e poi con il personale disponibile all’interno dei servizi, quindi con un importante impegno degli operatori», spiega la presidente Sonia Biscontini. La dottoressa inoltre ha illustrato anche le patologie principali che si possono osservare tra i ragazzi e le ragazze: disturbi del comportamento alimentare, cutting (autolesionismo) – «dovuto a un’importante disregolazione emotiva, i giovani spesso dicono ‘preferisco dolore fisico a quello mentale’» -, iperconnessione tramite dispositivi come smartphon e pc e ritiri sociali. In quest’ultimo caso si tratta di adolescenti «che si ritirano dal gruppo dei pari, iniziano a non frequentare più la scuola, non consumano più pasti con la famiglia e stanno online tutta la notte». A ciò si aggiungono dipendenze e comportamenti devianti (bullismo, risse, bande). Inoltre, sottolinea Biscontini, il mondo dei giovani è da attenzionare particolarmente poiché «il suicidio è la seconda causa di morte tra i 10 e i 24 anni». Un dato in aumento negli ultimi due anni del 75 per cento.

Generazione in crisi Ma perché? E’ una domanda che tormenta molti, i giovani in primis. «Sicuramente impatta il lungo periodo di lockdown – osserva Biscontini – ma non credo sia solo questo. Quella attuale è una generazione a cui si chiede tanto e che è iperconnessa. Le nuove tecnologie non danno possibilità di riposto mentale agli adolescenti, anche il sonno infatti è disturbato».

Di cosa ha bisogno un adolescente in difficoltà? «Di adulti autorevoli e non autoritari e che siano capaci di ascoltare. Il giovane ha bisogno di un rapporto affettivo con le figure genitoriali, che non si costruisce a 15 anni ma prima. Bisogna capire che a volte gli adolescenti sono dentro tempeste emotive, entrarci è inutile. Va lasciata scemare e poi va rielaborato il vissuto. Importante è anche modificare le dinamiche familiari cosa che, per noi tecnici, è il compito più difficile». Per noi tecnici è il compito più difficile. 

«Dei giovani non si è mai capito niente» Un altro intervento interessante è quello del dottor Pietro Scurti che racconta: «C’è una incisione su un vaso di argilla risalente a cinquemila anni fa che ci dice che di giovani non ci si è mai capito niente». Dopo un inizio più leggero, lo psicologo poi ha trattato il tema delle dipendenze: «Un tempo la droga era legata alle contestazioni, l’abuso di sostanza era una protesta contro il sistema. Oggi è il contrario, se non ti sballi sei fuori dal gruppo. È un dato culturale, c’è una richiesta di far parte della massa, che si esplicita in tante modalità».

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