di M.R.

Condannato a tre anni di reclusione per i reati di maltrattamenti e omesso mantenimento dopo il divorzio, il 43enne albanese accusato anche di violenza sessuale sulla ex moglie, ma assolto per tale reato come richiesto dalla stessa Procura che ha svolto le indagini.

Condannato Martedì davanti al collegio dei giudici del tribunale di Terni, l’avvocato della donna (parte civile), Alessandro Gentiletti ha ricostruito il quadro della vicenda a partire dalle nozze concordate tra l’uomo e il padre dell’allora sposa, rimarcando come il dissenso coniugale e di conseguenza sessuale della donna, nei confronti del marito, doveva intendersi per tutta la durata della vita di coppia. Durante la discussione in aula ripercorsi alcuni episodi di maltrattamenti che la 30enne avrebbe subito alla presenza del figlio minore (nato da una violenza sessuale è stato sottolineato) e portati all’attenzione anche del Centro antiviolenza che ha seguito il caso.

Maltrattamenti Dall’altro lato il difensore dell’imputato, Riccardo Ciampi, ha tratteggiato il profilo di una donna tutt’altro che remissiva e capace di imporsi sulla propria famiglia d’origine e quindi anche sul marito, una donna volitiva e libera, mai spaventata e sorridente nelle foto del matrimonio. Del 43enne, sottoposto a divieto di avvicinamento alla donna, è stato sottolineato l’atteggiamento non invasivo nelle occasioni di incontro tra i due dopo il divorzio e il comportamento da buon padre (mai messo in discussione neppure dalla donna), nonostante al figlio suggerisse di sputare alla madre definita in sua presenza una poco di buono e una papera.

Violenza Ascoltate tutte le parti il Tribunale ha condannato l’uomo applicando alla richiesta della Procura tutte le attenuanti e convenendo con Pm e difesa sull’assoluzione per il reato di violenza sessuale. «È stato un processo complesso e quindi sono soddisfatto dell’esito del primo grado, che ha riconosciuto i maltrattamenti e inflitto una pena coerente – commenta il legale della parte civile -. Una volta lette le motivazioni – aggiunge l’avvocato Gentiletti – potrò anche commentare e valutare la decisione in relazione all’accusa di violenza sessuale che è stata ritenuta insussistente. Giova ricordare che il processo nasce d’ufficio e i capi di imputazione anche. Un lavoro efficace e sinergico tra centro antiviolenza Telefono Donna, Procura e forze dell’ordine».

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