Continua la polemica sulla chiusura del posto di teleconduzione di Terni. L’argomento è stato al centro di un’audizione della commissione ‘Attività produttive’ della Camera dei deputati lo scorso mercoledì, in cui sono intervenuti sindacati e rappresentanti di Enel, ma che tuttavia non ha spento il dibattito politico sul tema.
Commissione Ad essere ascoltati i rappresentanti sindacali: Stefano Ribelli Cgil Terni, Augusto Rinalduci Uil Umbria, Ciro Di Noia Cisl Umbria, Michele Rizzi Ugl chimici nazionale. Ma anche Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari Istituzionali Italia Enel, Paolo Sasso, responsabile idroelettrico Italia Igp e Matteo Cesa, responsabile delle relazioni industriali di Enel. I sindacati, in commissione, hanno ribadito: «Per noi un presidio fondamentale, che controlla tutti gli impianti idroelettrici del territorio. A nostro avviso ciò che è grave è questa regia di dismissioni, asset che si stanno perdendo sul nostro territorio, funzioni che sono state tolte… È una situazione molto grave, c’è un tema di sicurezza idraulica che noi abbiamo posto. È vero che sugli impianti Enel dirà che sono pochi e che possono essere controllati da remoto, ma le professionalità che sono all’interno del posto di teleconduzione coadiuvano la gestione di questi impianti insieme agli operatori in loco». L’azienda dal canto suo, proprio a seguito dell’audizione, ha diramato una nota nella quale chiarisce: «Il posto di teleconduzione di Terni confluirà in quello di Montorio al Vomano, senza incidere in alcun modo sulla gestione territoriale degli asset né sui posti di lavoro». A prendere la parola durante l’audizione anche la deputata Emma Pavanelli (M5s).
Dibattito politico Ad intervenire sul tema anche il deputato umbro e portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi: «Alcuni esponenti dell’opposizione hanno ancora una volta strumentalizzato temi importanti come il lavoro e la sicurezza per i propri scopi elettorali e di consenso. In commissione Enel, proprietaria dell’impianto, ha fornito ampie rassicurazioni sul suo impegno per il territorio, confermando importanti investimenti e garantendo che la riorganizzazione in corso non avrà alcun impatto sull’occupazione», sottolinea Nevi. «Sono costanti le interlocuzioni e il confronto che, come forza politica – prosegue – portiamo avanti con le aziende, ed è anche grazie a questo approccio costruttivo che Enel sta investendo tuttora alcuni milioni di euro per le centrali umbre e per le attività delle officine idroelettriche di Terni. Enel in Umbria gestisce 18 impianti idroelettrici e cinque grandi dighe, è quindi evidente quanto sia importante la sua presenza sul territorio. Su argomenti cruciali come l’occupazione e la valorizzazione degli asset strategici, la politica deve certamente vigilare ma sempre con atteggiamento responsabile e costruttivo».
La risposta Diversamente la vede l’assessore regionale Thomas De Luca: «Mentre tutte le istituzioni umbre si sono mobilitate per difendere il territorio e le sue risorse, le dichiarazioni del portavoce di Forza Italia e deputato umbro Raffaele Nevi suonano come la sentenza definitiva di chiusura del posto di teleconduzione di Terni. È un fatto grave – sottolinea De Luca – il governo, attraverso la voce di Nevi, non solo prende atto della riorganizzazione, ma la avalla, accettando acriticamente le “ampie rassicurazioni” di Enel sulla mancanza di impatto occupazionale e sui presunti “importanti investimenti”. Parole che – secondo l’assessore – sconfessano gli stessi esponenti della destra che all’unanimità avevano sostenuto l’atto unitario a sostegno della lotta dei lavoratori. Una posizione quella della Regione Umbria, portata avanti coerentemente sin dall’inizio dalla giunta regionale. Il governo toglie un altro pezzo fondamentale a Terni e all’Umbria. Nevi, nel suo ruolo politico ma anche istituzionale, dimentica il valore strategico del presidio che viene smantellato. Il posto di teleconduzione di Villa Valle non è una semplice sede amministrativa; è un centro nevralgico che ha il compito di monitorare sette grandi dighe e circa cinquanta opere idrauliche minori nell’articolato bacino Tevere-Nera. Affermare, come fa Nevi – conclude De Luca – che Enel stia investendo milioni di euro per le centrali umbre e le officine idroelettriche di Terni, non può coprire la responsabilità di lasciare che un asset cruciale per la sicurezza territoriale venga meno. Nevi sostiene che la politica debba vigilare con atteggiamento “responsabile e costruttivo”, ma accettare supinamente la chiusura del punto di teleconduzione è tutt’altro che responsabile».
Sindacati Ed ecco che nel dibattito entrano anche i sindacati Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, rappresentati da Stefano Ribelli, Ciro Di Noia e Doriana Gramaccioni, che esprimono profonda preoccupazione, dissenso e sconcerto riguardo l’approvazione per la chiusura del posto di teleconduzione di Terni che sarebbe arrivata anche dall’on leghista Virginio Caparvi: «Evidentemente – dichiarano – non conoscono approfonditamente la
problematica e cosa ancor più grave affrontano la vicenda in modo superficiale e senza
analizzare in modo concreto gli effetti negativi che questa decisione di Enel produrrà
nell’immediato ed in futuro.Nonostante le rassicuranti dichiarazioni dell’azienda, qualora si verifichi un’emergenza la possibilità di intervento immediato non è compatibile con la
delocalizzazione del Posto di teleconduzione. Quando in passato ci sono stati fenomeni alluvionali nell’orvietano, a Corbara, e perfino coinvolgendo la Capitale, l’intervento degli attuali tecnici Enel in forza alla control room di Terni, sono riusciti a garantire un’azione tempestiva e decisiva al fine di evitare alluvioni che avrebbero conseguenze gravissime per il territorio circostante». Alla politica chiedono di assumersi la responsabilità di tale chiusura.
