di Maria Giulia Pensosi

«Nell’anno in cui è scomparso Teobaldo, volevamo ricordarlo in un modo speciale – racconta a Umbria24  Andrea Barbaccia, oste del Met Bistrot -. Insieme all’amico Andrea Petroni abbiamo pensato di dedicargli un drink, così da tenerlo sempre vicino a noi e da farlo vivere nel gusto del suo tanto amato vino». Un cocktail a base di Barolo chinato, Campari e gin, ideato e servito dal 2009, anno in cui è venuto a mancare Teobaldo Cappellano. Miscelato ‘on the rocks’, servito in un old fashioned e guarnito con una fettina d’arancia. «Baldo era una persona solare, espansiva, dedita al suo lavoro – continua Barbaccia – ricordo con piacere i momenti trascorsi insieme, le degustazioni di vino e con amarezza e rimpianto penso al giorno in cui ho appreso la triste notizia. Era ancora giovane per lasciare questo mondo, per lasciare la sua attività che per lui era fonte di vita».

Il gigante del Barolo Il prestigio dell’attività e della vita dell’enologo è la ricetta del Barolo chinato, tramandata da suo zio Giuseppe e ricevuta dal padre Francesco, tenuta sempre segreta e conservata gelosamente. Difensore da sempre dell’artigianalità del suo lavoro, non ha mai ambito alla produzione su grande scala, ma è rimasto ancorato alla tradizione, producendo Barolo per una cerchia di amici, estimatori e clienti. Dopo un’infanzia trascorsa in Eritrea, come si legge nel sito dei Cappellano, Teobaldo prese il timone dell’azienda modificandola completamente: dimensioni ben più ristrette e massima attenzione alla qualità, secondo direttrici bel precise. Da un lato un’inedita attenzione al territorio, fatta di radicamento e impegno. Le Langhe di quegli anni, ben lungi dall’attuale riconoscimento, erano terra difficile che Teobaldo si impegnò a promuovere e difendere attraverso un’attiva e instancabile partecipazione al Consorzio del Barolo e Barbaresco e come presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo. Al contempo, la recente fama e le difficoltà economiche di chi produceva vino rendevano troppo allettanti le incursioni di un approccio industriale alla viticoltura. Teobaldo fu tra i primi ad affermare la necessità di un ripensamento della produzione, ritrovando l’armonia con le radici del lavoro contadino e assumendo la responsabilità di una tutela ambientale. Negli ultimi anni della sua vita è stato presidente dell’associazione Vini Veri, in prima linea nella promozione di un approccio naturale alla produzione vinicola, impegnandosi soprattutto nella formazione di una rete consapevole tra produttori, orientata alla ricerca e al sostegno reciproco.

L’ultima bottiglia per Baldo Gli ideatori del ‘Ciao Baldo’ a pochi giorni dalla scomparsa dell’amico hanno aperto una bottiglia del suo Barolo, per brindare alla memoria, e la conservano gelosamente ancora oggi. «Penso alle mie colline come una plaga anarchica – scrive Cappellano sull’etichetta della bottiglia -, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da madre natura, non è stato premiato. È un sogno? – chiosa – Permettetemelo». Chi volesse gustare un po’ di questa storia, può chiedere di Baldo al banco del Met.

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