di M.R.
Mentre sull’Europa aleggia lo spettro dell’austerità energetica, il Governo italiano ha varato il cosiddetto decreto bollette già approvato dalla Camera, tra le critiche delle opposizioni. Una manovra da 5 miliardi di euro a sostegno delle famiglie più in difficoltà, con 115 euro per chi ha Isee fino a 10mila euro, e per le imprese. La misura che, tra le altre cose, introduce novità per fronteggiare i rischi di una nuova crisi energetica e allunga la vita di 13 anni alle centrali a carbone, la fonte fossile più inquinante.
Decreto bollette Il caro prezzi che impatta soprattutto sulle industrie energivore, da quanto si apprende finirà per avere nuovamente un effetto diretto sulla produzione di Acciai speciali Terni. L’Ast di Arvedi, come reso noto dalla deputata Cinque stelle Emma Pavanelli, sospenderà per qualche giorno la produzione verso la fine del mese di aprile. Lo stop dovrebbe riguardare almeno una linea dell’area a caldo (Acc). Fonti interne riferiscono, non a caso, che ancora una volta la direzione aziendale ricorrerà all’acquisto di semilavorati (bramme) provenienti dall’Indonesia.
Pavanelli Sulla manovra del Governo Meloni, la stessa Pavanelli ha dichiarato in aula: «Non serve a nulla perché non incide sulle cause, perché non protegge in modo strutturale i cittadini, le imprese, e non previene l’emergenza che rischia di investire il Paese. È un decreto vuoto e tardivo. Famiglie e imprese subiranno un impatto economico superiore a 15 miliardi di euro, legato all’aumento dei costi dell’energia e del gas. Costi in continuo aumento persino per le categorie vulnerabili, che nei prossimi mesi verranno colpite da aumenti superiori all’8 per cento per l’energia elettrica, e presumibilmente ci saranno aumenti anche per il gas. Poi c’è un rischio ancora più grave, che, purtroppo, con il passare dei giorni sembra sempre più concreto, che riguarda la durata del conflitto internazionale. Se dovesse protrarsi anche solo per pochi mesi, l’economia italiana rischia di entrare in recessione. Gli aumenti del prezzo del petrolio stanno già avvenendo e continueranno ad avere effetti a cascata su tutta la filiera produttiva. L’aumento dei costi energetici si scaricherà su tutto: trasporti, produzioni, beni di prima necessità e inevitabilmente sulle famiglie. Siamo di fronte ad una crisi che rischia presto di diventare sociale, oltre che economica. Basta vedere cosa sta accadendo alle imprese energivore, stanno già pianificando delle chiusure. Sta accadendo all’acciaieria di Terni, che nelle prossime settimane ha già previsto giorni di chiusura di alcune sue linee di produzione».
Acciaio E se è vero come è vero che le acciaierie, tra le industrie più energivore, pagheranno un prezzo pesantissimo, ecco che al Nord l’ottimizzazione produttiva passa per le feste alle porte. Nelle prossime feste ci sarà un surplus di energia fotovoltaica e per evitare di far collassare il sistema, il gestore della rete ha offerto ai siti siderurgici energia a prezzi stracciati. Ne approfitteranno Ori Martin e Alfa Acciai in città, il Gruppo Feralpi a Lonato, le Acciaierie Venete di Sarezzo, le Ferriere Valsabbia a Odolo, la Duferco a San Zeno Naviglio e Arvedi di Cremona: accenderanno i forni ad arco elettrico il 5 ed il 6 aprile, il Primo Maggio (giorno della festa dei lavoratori, già) e qualcuno pure il 25 aprile e il 2 giugno. Gli incentivi alle maestranze per lavorare raggiungono anche i 500 euro.
