di Chiara Putignano
«Ho fatto i carri per vent’anni e lui c’era sempre». Inizia così il viaggio nei ricordi di Sandrina Bianconi, per lungo tempo segretaria dell’Ente Cantamaggio. Anche ora, nonostante gli anni passati, l’ex insegnante di arte continua a dare una mano per la realizzazione del carro del gruppo Casali-Cesi. Giuseppe Capiato – per lei ‘Peppe’- è stato un presidente insostituibile: «Dopo di lui ce ne sono stati altri bravissimi, ma per me era inarrivabile».
Il personaggio Durante gli anni di lavoro insieme, erano l’amore per la città e per questa istituzione ad accomunarli. Non è mai mancata la voglia di trasmettere questa passione anche ai più giovani. Sandrina ricorda che: «Organizzavamo degli incontri con le scuole, in cui Peppe spiegava l’importanza del Cantamaggio e cercava di coinvolgere tutti, dai più grandi ai più piccini». Sotto la sua presidenza, l’ex insegnante di arte racconta con fierezza di aver ideato i mini-carri, «così che anche i più piccoli potessero creare qualcosa di loro e poi sfilare per le vie della città». Nell’ultima uscita pre-Covid, i piccoli carri dei giovanissimi e delle giovanissime erano 27.
Giuseppe Capiato incarnava in piena regola i valori originali di questo grande evento cittadino. Innanzitutto, «l’amore per la città, era una cosa familiare e grande allo stesso tempo». Non si è mai sottratto dal contatto con le persone che lavoravano per tenere in vita questo progetto «e sul palco il 30 aprile lui c’era sempre», ricorda Sandrina. «Lo faceva con evidente amore e sapeva sempre ciò che diceva, questo lo rendeva ben accetto a tutti, che lo stavano a sentire». Lui era «il papà buono del Cantamaggio», dice sorridendo Sandrina.
Il Palazzone Per Capiato il Cantamaggio più bello era quello che si festeggiava in viale Brin. Cuore pulsante di questo evento cittadino fino al 1953, anno in cui la Società Terni non autorizzò più l’allestimento della festa. In uno scritto conservato dall’Ente, Capiato racconta dei suoi ricordi da bambino. «Erano trascorsi cinque giorni al 25 aprile, giorno della liberazione d’Italia dal nazifascismo. Il Palazzone era splendidamente addobbato. […] Al calar della notte, tutta Terni si riversava lungo viale Brin e all’interno del Palazzone per partecipare alla gesta. Venivano distribuiti biscotti, si travasava vino dalle damigiane, si assisteva alla sfilata dei carri, alle esibizioni canore e degli orchestrali e si ballava fino all’alba». Ovviamente, non mancavano le uova, simbolo di fecondità, che venivano offerte ai carri in segno di buon auspicio.
Tra presente e passato In un’altra memoria conservata negli uffici dell’Ente, Capiato scrive che il Cantamaggio «era veramente una gioiosa festa di popolo e in quel momento si dimenticavano – solamente in quel momento – i problemi di lavoro, delle condizioni igienico–sanitarie delle abitazioni, la vita grama e la paura per le guerre in corso». Suonano quanto mai attuali queste parole del passato. Riecheggiano in un presente altrettanto complesso e in cui, per la realtà ternana, la festosità del Cantamaggio rappresenta un momento rievocativo e di festa, mescolando folklore ed evasione dalla quotidianità. E come conclude Sandrina, oggi «è bello sentire ogni anno il suo nome», che continua a vivere attraverso il concorso delle canzoni maggiaiole, a lui dedicato, quest’anno alla sua undicesima edizione.
