di M.R.
Quello che si prospetta a breve, all’interno dell’acciaieria di Terni, è un periodo di stop che, nel caso dell’area a caldo, potrebbe anticipare i tempi della consueta fermata di fine anno. Il segnale più forte in questo senso è dettato dalle importazioni di semilavorati. Da indiscrezioni interne risulta infatti che sarebbe recentemente tornato piuttosto massiccio il carico di bramme provenienti dall’Indonesia; una situazione che già in passato ha più volte determinato una frenata all’attività dei forni del reparto Acc, già ciclicamente sottoposti a stop produttivi anche per il disequilibrio impiantistico rispetto alle lavorazioni a freddo che il cavaliere Arvedi intende in qualche modo superare.
Arvedi-Ast Non è da escludere che a determinare la strategia produttiva siano le difficoltà a reperire rottami per alimentare i forni. La disponibilità di tale materia prima è uno dei temi più caldi recentemente affrontati da player e rappresentanti del settore siderurgico al tavolo col ministro Adolfo Urso, in uno scenario che, nonostante la crisi che emerge dai bilanci recenti, mostra una certa corsa agli investimenti, tutti ovviamente su forni elettrici ma non tutti compatibili col peridotto. “Escludendo i guai di Acciaierie d’Italia – riporta oggi Il Sole24Ore – Acciaieria Arvedi (il principale player italiano) ha registrato nel 2024 un calo dell’Ebitda del 37,9%, con l’utile sceso da 139 a poco più di 18 milioni; Marcegaglia carbon steel ha chiuso con una perdita di 3,1 milioni, così come Feralpi (-37,7 milioni). Ma l’acciaio è settore anticiclico, e molti di questi investimenti annunciati rispondono a strategie di lungo periodo e logiche che nell’immediato possono sembrare non evidenti, legate anche alla scommessa di una iper-regionalizzazione dei mercati, con l’Europa pronta ad adottare misure di tipo protezionistico. D’altra parte in tempi recenti tutti i principali attori del mercato italiano hanno messo a terra investimenti in impianti e verticalizzazioni”. Uno degli esempi è proprio Arvedi che ha triplicato i volumi negli ultimi 10 anni. Quanto alle scorte di rottame, il sito più attenzionato e temuto per l’impatto in questo senso è il futuro forno elettrico dell’ucraina Metinvest in Toscana, nelle aree della ex Lucchini.
