di Mattia Farinacci

La Ternana saluta il 2025, anno sportivo che è stato altalena di emozioni: dalla Serie B sfiorata e distante solo undici metri a cui hanno fatto da contraltare le ennesime e cicliche problematiche extra-campo che da anni aleggiano su via della Bardesca. I tifosi rossoverdi hanno vissuto un altro anno sulle montagne russe sulla scia dei precedenti, oscillando tra il sogno dell’immediato ritorno in cadetteria alla scomparsa dal calcio professionistico, sfiorata anche questa di un soffio. Estremi opposti che troppo spesso hanno caratterizzato la storia rossoverde, in particolare quella recente, e che i tifosi hanno dovuto vivere sulla propria pelle.

Dal paradiso all’inferno La scorsa stagione partiva con i peggiori presupposti possibili: piazza ancora scottata da una retrocessione cocente materializzatasi davanti a un Liberati stracolmo e attonito e poche aspettative per l’annata che sarebbe venuta, complici una squadra rivoluzionata e un mister, Abate, alla prima esperienza tra i professionisti. La brutta sconfitta alla prima giornata contro il Pescara faceva il resto, gettando ulteriori ombre sulla stagione. Poi il cambio radicale di passo: mercato scoppiettante, squadra che assimila l’idea di gioco moderna dell’ex Milan e che macina punti su punti. Nonostante qualche passo falso – e la penalizzazione di due punti in classifica – i rossoverdi reggono il passo e a gennaio sono in testa con Pescara ed Entella. Poi qualcosa si rompe tra presidenza e guida tecnica e il risultato è grottesco: Abate prima esonerato, poi richiamato e infine ancora allontanato dopo la débacle di Lucca. A prendere le redini di un ambiente nuovamente spaccato è Fabio Liverani, il cui inizio in panchina è disastroso e che porta a vedere il sogno sfumare per la prima volta: Entella in B e Fere ai play off da seconde. Dopo la partita di Gorgonzola il percorso è netto e a cadere dopo la Giana Erminio è l’accreditato Vicenza. L’ultimo ostacolo è ancora il Pescara, avversario nel girone B per metà campionato. La doppia finale è maledetta, l’espulsione di Vallocchia condanna i rossoverdi all’andata, uno straordinario Plizzari al ritorno: le Fere sbattono ai calci di rigore e devono arrendersi all’epilogo più ingiusto e crudele.


Partenza sul lastrico Alle macerie di una promozione che sarebbe stata meritata sfumata sul più bello si sono aggiunte le parole del sindaco Bandecchi, che alla vigilia della nuova stagione ha tuonato annunciando il rischio fallimento della società rossoverde. I fratelli D’Alessandro hanno confermato il loro disimpegno e da quel momento si sono susseguiti mesi intensi di interlocuzioni e una ricerca quasi disperata di un acquirente che potesse garantire un futuro alle Fere. Dopo una trattativa fallita al fotofinish e un inizio di campionato claudicante con annesse scadenze federali non rispettate ad agosto, la famiglia Rizzo rileva il club ed evita il peggio. Nonostante ciò, fin qui la gestione della famiglia romana non è stata tutta rosa e fiori, con un futuro ancora tutto da scrivere e che sembra ancora pendente a causa della partita aperta sul fronte stadio-clinica e i continui scossoni interni dovuti ai cambi nelle figure apicali del club e a qualche presenza ‘ingombrante’ che aleggia ancora attorno al club. Sul campo i ragazzi guidati da un tenace mister Liverani provano a tenere lontane le vicende extra-campo e navigano ai margini della zona play off, complice la penalizzazione di cinque punti in classifica che sta impedendo alle Fere di issarsi in solitaria al quarto posto. Con il 2025 che sta volgendo al tramonto, i tifosi rossoverdi sperano che l’alba del nuovo anno possa essere ricca di successi dentro e fuori il rettangolo di gioco.

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