di M.T.
Carlo Tavecchio è il nuovo presidente della Federcalcio. Ha doppiato (73% dei voti) praticamente il suo avversario storico Demetrio Albertini e, pur godendo dei favori della vigilia, l’ex presidente della Lega dilettanti ha avuto la forza di resistere a tutti gli attacchi mediatici e non che l’hanno raggiunto. Ha saputo respingerli tra gaffe e convinzione di potere rilanciare il calcio dopo la figuraccia rimediata dalla nazionale ai mondiali in Brasile.
La vicenda Tavecchio ha goduto dell’appoggio della ‘sua’ Lega, della maggioranza delle società di serie A e di serie B e dunque, da questa elezione, escono vincitori i padroni del vapore, cioè i presidenti dei club, mentre rimediano una sonora sconfitta gli altri grandi protagonisti del calcio, cioè allenatori, calciatori e arbitri. La battaglia non ha visto contrapposti un personaggio giovane come Albertini e uno datato come Tavecchio. Ma si è spostata su un altro fronte: quello di dimostrare che nel calcio comandano i presidenti. Sono loro che fanno il bello e cattivo tempo, sia Nicchi presidente dell’Aia che Renzo Ulivieri, presidente allenatori che infine Tommasi, presidente dei calciatori, si erano esposti a favore di Albertini. Ma loro vengono considerati dei ‘sudditi’, dei ‘dipendenti’. Sono i padroni che fanno la storia del calcio. Una volta si diceva che mettevano i soldi e venivano chiamati ‘ricchiscemi’, oggi non è più così. I presidenti sono dei manager e non dei mecenati. Non intaccano il loro patrimonio personale e gestiscono le società come fossero delle aziende vere, anche se società atipiche, perchè il risultato sportivo dipende in gran parte dagli investimenti, ma quelli non sempre sono azzeccati.
Cosa accade Adesso che Tavecchio si è insediato due sono le possibilità: o le opposizioni accettano democraticamente il verdetto (tra gli oppositori vanno messi in prima fila Andrea Agnelli, Pallotta della Roma e Della Valle, patron della Fiorentina) oppure il capo dell’ufficio inchieste apre un fascicolo per rinviare a giudizio sportivo il neo presidente, accusandolo di dichiarazioni antisportive (la famosa frase pronunciata da Tavecchio a proposito dei calciatori africani ‘consumatori di banane che improvvisamente sono titolari in squadre di serie A), in quest’ultimo caso si tratterebbe della vittoria di Pirro e tutto tornerebbe in discussione con un commissariamento della Figc che era poi l’ipotesi più gettonata dal presidente del Coni Giovanni Malagò, anche lui grande sconfitto di questa tornata elettorale.
Repace Ma venendo alla più stretta attualità ci sono da considerare due altri aspetti. La nomina da parte di Tavecchio, sempre che non venga deferito, di un commissario tecnico per la nazionale maggiore (Conte favorito su Guidolin e Mancini), e la successione dello stesso Tavecchio che, fino a poche ore fa, ha guidato la Lega nazionale dilettante, movimento trainante del calcio nazionale. Tra i suoi grandi elettori c’è stato anche Luigi Repace, medico calabrese di origine, ma perugino di adozione, da oltre 10 anni alla guida del Comitato regionale umbro. Repace e Tavecchio hanno viaggiato sempre in coppia e frequenti sono state le visite di Tavecchio in Umbria per manifestazioni significative, come l’inaugurazione della nuova sede di Prepo e l’impianto sportivo della stessa area che tante polemiche anche legate a vicende giudiziarie ha creato. Repace insomma sotto sotto (ma non troppo) punta alla presidenza della Lega nazionale dilettanti, anche se la concorrenza è agguerrita con giovani dirigenti del mondo dilettantistico e vecchie volpi come Alberto Mambelli e il vicepresidente vicario della Lnd Cosentino e Fabio Bresci, presidente del comitato toscano della lega dilettanti. Per ora proprio Cosentino reggerà la Lega dilettanti fino alle elezioni che dovrebbero avvenire nel prossimo autunno. Ma è chiaro che la corsa è già iniziata e, Repace, che ha nel suo arco diverse frecce, userà la stessa tenacia del nuovo presidente della Figc per trasferirsi a Roma.
