di Mario Mariano
Il paradosso è questo: miglior partita e sconfitta che a raccontarla si rischia di essere smaccatamente di parte. Gira tutto per il verso sbagliato al Perugia di Alessandro Nesta nella domenica in cui forse per la prima volta si vede più a lungo la qualità del gioco, la mano dell’allenatore e, perché no, anche qualità individuali in passato solo intraviste. Il Perugia è una squadra almeno per 70 minuti fino a quando in campo ci sono Vido e Kingsley.
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Poi gli infortuni – ai due si aggiunge quello di Felicioli – mandano all’aria tutto quello che si era visto perché in emergenza può accadere di tutto. E così la Salernitana annichilita nel primo tempo, dispersa per il campo senza un filo tattico, riesce a compattarsi. Si salva con affanno ma al primo vero assalto va in gol con la difesa perugina che per la prima volta resta inchiodata, permettendo infine a Mazzarani di realizzare di testa dopo che il pallone aveva battuto sulla traversa ed era tornato in campo. Con la forza della disperazione, e fin quando Vido è rimasto in campo, è arrivato il sacrosanto pareggio. Melchiorri atterrato da Micai ha guadagnato il rigore che ha fatto l’1-1, ma come non ripensare a quello scontro nel primo tempo tra il portiere granata e Mustacchio che l’arbitro non aveva preso in considerazione? Ecco perché tutto ha girato per il verso sbagliato, perché andare in vantaggio quando la qualità del gioco è nettamente superiore aggiunge entusiasmo e rafforza l’autostima.
E invece è toccato inseguire e anche il pari sarebbe stato un risultato stretto ma accettabile visto che a un certo punto tutto è saltato per quegli infortuni. Infortuni muscolari e anche di gioco, perché come chiamare diversamente l’errore di Gabriel che per la prima volta in stagione ha malgiudicato il tiro non irresistibile di Casasola facendosi sorprendere sul primo palo. Se anche i migliori, o quelli che danno maggiori garanzie, incappano in errori tanto clamorosi è ovvio che la legge non scritta del calcio punisce pesantemente perché la tensione aumenta e Gyomber, cacciato via dall’arbitro evidentemente per proteste, ne sa qualcosa. Si riparte da Salerno con l’amarezza ma anche con la convinzione che Nesta è riuscito a trasmettere ai suoi quel credo calcistico che ha stentato ad attuarsi nelle prime partite anche per il rinnovamento totale della rosa.
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Gabriel: impegnato solo dalla distanza, respinge corto nella mischia che porta al primo gol salernitano ma è solo corresponsabile assieme ai compagni che assistono aòl batti e ribatti nell’area piccola. Autentica topica sul secondo gol. Decisivo al contrario. Voto 5.
Ngawa: primo tempo perfetto agevolato da una Salernitana che raramente oltrepassa la metacampo. Sorpreso anche lui sul primo gol si limita a tenere la posizione nelle fasi finali. Fisicità. Voto 6+.
Gyomber: guasta tutto perché non mantiene i nervi saldi quando dovrebbe e quando il risultato potrebbe essere ancora raddrizzato. Deve averla fatta grossa perché l’arbitro non ha avuto dubbi e nessuno dei suoi ha protestato più di tanto. Incomprensibile. Voto 5.
Cremonesi: Visto che la Salernitana stenta a carburare nel primo tempo prova a ripetizione gli inserimenti in area avversaria ma senza fortuna. Autorevole sempre con un paio di piccoli nei nel piazzamento in occasione del primo gol. Voto 6+.
Felicioli: decisamente la sua migliore prestazione per personalità e corsa. Esce per infortunio ma anche se riesce poco a crossare la sua è prestazione meritoria. Incursore. Voto 6,5 (dal 70′ Falasco: si limita a difendere perché la Salernitana in superiorità numerica spinge anche dalle sue parti. Timido. Voto 5,5).
Kingsley: a tutto campo fino a quando i muscoli tengono: corsa, sovrapposizioni, scambi in velocità. Il suo ruolo è a centrocampo e Nesta dopo qualche tentativo lo ha capito. Lottatore. Voto 6,5 (dal 65′ Kouan: entra subito in partita con assist e conclusioni, sembra voglia spaccare il mondo ma sul finale anche lui è costretto alla resa. Temerario. Voto 6).
Verre: tra i meno in vista nel primo tempo cresce alla distanza, verticalizza, è tra i protagonisti dell’assalto finale ma stringendo purtroppo un pugno di mosche. Voto 6.
Moscati: la miglior prestazione dal suo ritorno a Perugia, domina la scena a centrocampo con incursioni e allunghi portentosi. Cala alla distanza ma a tutto c’è un limite. In evidenza. Voto 6,5.
Vido: in ogni zona del campo, porta a casa sempre il meglio, Nesta insiste nell’affidargli il compito di fare da collegamento tra centrocampo e attacco ma lui va addirittura oltre perché non si limita all’assist ma va anche alla conclusione e trasforma impeccabilmente il calcio di rigore. Determinante. Voto 7,5 (dal 66′ Bianco: il quadro tattico cambia clamorosamente, il ritmo si abbassa e lui prova ad inserirsi in partita ma le giocate sono troppo scontate. Didascalico. Voto 5,5).
Mustacchio: prestazione da montagne russe, come direbbe Bisoli, perché entra ed esce dalla contesa con grande nonchalance. Alterna errori a giocate intense, assistito sempre dalla determinazione. Avrebbe meritato il rigore sull’uscita a tenaglia di Micai nel primo tempo. Alternativo. Voto 6.
Melchiorri: la classe si evidenzia anche quando i ritmi sono forsennati; gioca pochi palloni ma sempre avendo in testa la porta. Guadagna il rigore e impegna l’estremo difensore avversario a inizio ripresa con un colpo di testa ben indirizzato. Voto 6,5.
Nesta: Vive con grande tensione la partita, subisce le angherie che il calcio sa regalare in misura uguale alle gioie ed è da applausi per come accetta la sconfitta nella domenica in cui la squadra esprime fino ai guai di cui si è detto in cronaca il calcio che a lui piace di più. La strada è quella giusta. Voto 6,5.
