di Giovanni Baricca
«A perfect day». L’etichetta che Pier Francesco Battistini appone sul suo Perugia-Gubbio: quello del due a zero a firma Di Tacchio-Tozzi Borsoi, dei vescovi in tribuna, ma soprattutto dei diecimila, i diecimila del Curi. «Un giorno perfetto, proprio quello che sognavamo» dice il tecnico in sala stampa, al termine della gara. In estasi. «Da allenatore non mi era mai capitata una cosa del genere: giocare davanti a diecimila persone, uno spettacolo! Il quinto pubblico d’Italia oggi. Quest’ambiente ha potenzialità enormi, vanno soltanto stimolate coi risultati». Scandicci, Sansepolcro, Deruta… sembrano distanti anni luce. Più vicino, piuttosto, piacevolmente e per assurdo, pare il Perugia di Castagner, stagione 1993/1994. Anche quell’anno il Grifo vinse le prime tre partite, dominò il girone e alla fine conquistò la cadetteria. «Un paragone azzardato, quell’anno il Perugia era davvero di un’altra categoria – chiosa Battistini -. Preferisco pensare al nostro di campionato: un torneo nel quale dovremo dare sempre il cento per cento per fare bene». Come domenica al «Curi».
La chiave «La chiave tattica della partita? La capacità di fare gioco sugli esterni. All‘inizio facevamo un po’ di fatica, soprattutto in mezzo. Poi, verso metà della prima frazione, abbiamo iniziato a ragionare: a cercare Politano e Rantier, a guadagnare metri di campo». E adesso, cosa chiedere di più a questo Perugia? «Continuità – risponde Battistini -. Oggi abbiamo commesso un paio di errori che potevano compromettere la partita. Che andava chiusa prima. Ma dobbiamo anche riconoscere la qualità degli avversari: il Gubbio ha tanti giocatori che hanno fatto la serie B oppure la C1 ad alti livelli». «Penso già ad Andria, – conclude il tecnico -, dove il Perugia non ha una storia calcistica felicissima. Speriamo di migliorarla».
La felicità del patron «Il 2-0 con il Gubbio è l’ultimo atto di una settimana perfetta. Ma al di là del risultato, avete visto quanto pubblico?» chiede retorico Massimiliano Santopadre. Si risponde da solo: «Uno spot per il bel calcio. I tifosi capiscono quando una società lavora bene oppure no. E noi, a qusto punto, possiamo dire di aver fatto bene. Portare tanta gente allo stadio è un sogno che si avvera. E io sono un sognatore, uno a cui piace aver qualcosa in cui sperare: avere sogni significa anche e soprattutto avere stimoli». Uno degli artefici di questo sogno è senza dubbio il tecnico, Pier Francesco Battistini. «Una componente importante del nostro successo» pare liquidare in fretta l’argomento, mister Frankie Garage. Che poi, però, spiega: «Tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Il mister, un calciatore, il patron… l’idea che cerco di trasmettere all’ambiente è proprio questa: serve l’apporto di tutti per centrare obiettivi importanti. Battistini non fa eccezione. Quando fa bene va elogiato, quando fa male ripreso. Adesso sta facendo benissimo, le azzecca tutte: formazione, cambi, decisioni tattiche». Al punto che il Perugia, al primo posto solitario in classifica, già si è attirata il soprannome di “squadra antipatica”. «Un po’ come il sottoscritto – sorride il patron -. Allora è vero che ci ho messo del mio per costruire questa squadra».
Gradinata e barriere Da un sogno all’altro. È il “socio forte” del Perugia, Gianni Moneti, a parlare di «gradinata da riaprire e barriere da togliere. Obiettivi che continuo a inseguire. I tifosi del Perugia sono pronti e lo hanno dimostrato contro il Gubbio: è un pubblico corretto quello biancorosso, un pubblico maturo.
I due match winner «Cercavo il gol già da un po’. Stare fuori non è bello, ma con la squadra che vince è difficile trovare spazio. Sono contento di aver sfruttto l’occcasione che ho avuto oggi». Parole e musica di Romano Tozzi Borsoi, pochi minuti nelle gambe, tanto lavoro in allenamento e già una rete. «Esultare sotto la Nord? Una soddisfazione enorme. I tifosi mi sono sempre stati vicino, nonostante i miei trascorsi nella Ternana. Un pubblico del genere cambia tutto: un conto è giocare davanti a duemila persone, un conto è farlo davanti a diecimila. Sono entrato, ho visto la Curva e ho lanciato un’occhiataccia al mister… volevo giocare!». «Sono contento per il gol ma soprattutto per il buon calcio mostrato dalla squadra» esordisce, invece, l’altro goleador di giornata, Francesco Di Tacchio. «Ho segnato alla Tardelli? Non lo so, può anche darsi. I paragoni però li lascio a voi. Io penso soltanto a fare ciò che mi chiede il mister: lavorare molto in fase difensiva, frenare le ripartenze avversarie senza per questo dimenticare di cercare la mezza punta o gli esterni».

