Kingsley cerca Melchiorri-©Roberto Settonce-Riproduzione riservata

di Mario Mariano

Se il “ripartire da zero” era sempre valido, anche dopo le tre vittorie di fila, allora perdere sul filo di lana a Benevento, ancorché in inferiorità numerica, rientra nella normalità. Se invece si vuole tentare di alzare l’asticella e mettere Nesta in condizione di dare un segnale più importante alla sua esperienza perugina, occorrerà pensare che i tre rinforzi promessi per il mercato di gennaio dovranno essere individuati in una sola direzione: quella della difesa. Il reparto è chiaramente cresciuto dalle prime uscite, il numero di errori si è abbassato, ma continuano le incursioni dalle parti del macchinoso Ngawa, che magari calza scarpini color azzurro mare per farsi notare di più. Se a destra il pericolo è dietro ogni affondo, al centro Gyomber e Cremonesi parlano lingue e dialetti diversi, ciascuno pensa per sé e finisce che a godere sia puntualmente l’attaccante che sceglie di stare in mezzo a quei due, a volte immobili sui palloni aerei. A sinistra poi c’è Falasco che resta spesso a mezza strada, obbligando Dragomir a guardargli le spalle. Il palleggio davanti a Gabriel è pure piacevole da vedere, magari utile per studiare l’avversario, ma quando il pallone passa dall’altra parte iniziano una serie di problemi. Centrocampisti schiacciati e per fortuna che Kingsley continua a recuperare palloni e a correre per due e che Verre da solo è capace di verticalizzare alzando le marce avvicinandosi alla porta avversaria mantenendo lucidità anche dopo una corsa di 50 metri. Non è la volontà a difettare, ma certi limiti che emergono nel posizionamento e nei meccanismi difensivi. Centrocampisti e attaccanti costretti a ripiegamenti impegnativi non solo perché utili nella fase di non possesso, ma necessari, indispensabili per tamponare le lacune dei difensori. Ed è noto che con la coperta corta è impossibile coprire piedi e testa. Nesta, che si sta calando nella parte con crescente autorevolezza, ha capito i limiti e fa di necessità virtù, puntando tutto sulle ripartenza, sui cambi di fronte improvvisi, con la verticalizzazione. Vido e Melchiorri perdono di lucidità in questi rientri profondi, ed allora ecco che Verre si mette a fare quello che aveva lasciato intravedere nella sua prima esperienza perugina. Dopo la fase sperimentale di organizzare gioco davanti alla difesa il ritorno all’antico e la progressione dei goal non è casuale.

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Gabriel: Esente da qualsiasi responsabilità sui due gol, ne impedisce almeno altri due, con balzi felini e colpo d’occhio straordinario. Sulla rete di Bandinelli erano i difensori a doverlo proteggere, a doversi opporre al tiro del fiorentino, liberissimo di calciare. Ed invece tutti fermi, come ad aspettare il colpo di grazia. Uomo ragno. Voto: 6.5
Ngawa: In difficoltà costante, e capito che dalle sue parti si passa, nessuno che si preoccupi di andargli in soccorso. Forse uno dei tre rinforzi promessi riguarderà proprio quella zona di campo. Diesel. Voto: 5+
Gyomber: Ci prova con le buone e con le cattive ma Coda lo manda in tilt. Ci si aspetta più autorevolezza nella gestione della difesa, ma per ora si vedono solo, affanni. Guerriero addormentato. Voto: 5.5
Cremonesi: Più reattivo sui palloni bassi, più portato a chiudere a sinistra. Gli errori sui due goal chiamano in causa tutti, e sono censurabili anche perché ripetuti più volte. Incompiuto. Voto: 5.5
Falasco: Il fallo che gli è costato il “rosso” è stato il solo errore del quasi debuttante Massimi, che ha vestito i panni del severissimo dopo aver graziato Vido. Anche dalle sue parti il Benevento affonda e lui oppone solo la sua fisicità. Precario. Voto: 5.5
Kingsley: Un solo errore che avrebbe potuto indirizzare la partita in tutt’altra direzione, il gol fallito a porta vuota forse per una lucidità smarrita dovendo correre per due. Tiene in piedi la squadra nei momenti di difficoltà, ora come ora gran parte del gioco passa dai suoi piedi. Moto perpetuo. Voto: 7
Bianco: Dove non ci arriva ci tira il cappello, è così intercetta qualche pallone in più quando il ritmo si abbassa. Più valzer che twist. Voto: 6 (40′ st Moscati: vorrebbe brindare almeno al pareggio ed invece lacrime amare. Sfortunato. Voto: ng)
Dragomir: La sensazione è che passa più tempo a preoccuparsi di dare un aiuto al compagno in difficoltà che a distendere la corsa e innescare il lancio. Sacrificato. Voto: 6+
Verre: Basterebbe il goal a metterlo in cima alla lista dei migliori, ma il nipotino di Totti confeziona assist da incorniciare e incursioni da far venire la lingua lingua a chi si mette alle sue costole. Esce per acciacchi vari. Bomber. Voto: 7.5 (31′ st El Yamiq: Non gli riesce di ripetere il colpo contro il Padova solo per uno portentoso intervento di Montipò. Opportunista. Voto: 6+)
Melchiorri: Correre senza pallone raddoppia la fatica, copre, si affanna e si sbatte così che una manciata di minuti prima della beffa fallisce il gol su lancio di Mustacchio. Generoso. Voto: 6.5
Vido: Si vede poco a conferma che deve ritrovare l’energia smarrita, l’infortunio non lo aiuta e poi con un “giallo” sul groppone rischia l’espulsione per una simulazione che può fargli guadagnare una cattiva fama. Una volta era Chiarugi a fare così, cioè a cercare il rigore ad ogni costo, veda di non imitarlo. Luna storta. Voto: 5.5 (23′ st Mustacchio: entra subito in partita, utile nelle due fasi, con tanto di assist per Melchiorri. Furetto. Voto: 6+)
Nesta: Accetta la sconfitta con la dignità di chi è consapevole di essersela giocata fino all’ultimo istante. La squadra ha un’anima, un gioco e dei limiti che lui conosce bene e nasconde anche con abilità dialettica. Da qui a gennaio dovrà continuare a limitare i danni confidando nella crescita della difesa. Signorile. Voto: 6.5

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