di Mario Mariano
Bisogna saper aspettare. Chissà quante volte Breda lo avrà detto ai suoi in allenamento, e magari anche in partita. O forse non ce n’è più bisogno. Perché anche quando sta per arrivare il primo zero a zero della stagione, se hai giocatori dai piedi buoni e avversari un tantino presuntuosi, nove volte su dieci a vincere è la tecnica e non la corsa. La Pro Vercelli ha corso nettamente di più, non ha giocato neppure male, lottando su ogni pallone, avvicinandosi più volte pericolosamente alla porta di Leali, ma se il miglior tiratore scelto è un centrocampista -Ghiglione- , le probabilità di fare gol non sono altissime, perché sotto rete, nella zona rossa come la chiamava Castagner, ci vuole una freddezza speciale, una capacità di essere rapaci. E quel tridente lo è alla massima potenza. Tre punti targati Di Carmine per il tabellino, ma tanto merito va anche a Breda, che ha rischiato molto nell’inserire Diamanti senza togliere una punta, intuendo che, alla distanza, la Pro Vercelli (che attaccava a testa bassa) avrebbe – seppure solo per un attimo – smarrito il filo del discorso, lasciando che il tridente colpisse ancora. Partita ingarbugliata sul piano tattico, anche perché l’avversario non permetteva di ragionare in alcun modo, e allora per venirne a capo occorreva la solita attenzione della difesa e lanci lunghi per attivare prima quei due, poi quei tre che stazionavano nella metà campo della Pro Vercelli. Non c’erano altre soluzioni e va specificato che Breda non ha voluto accontentarsi del pareggio, che sembrava scritto, quasi incitando i suoi ad aspettare quella zona di tempo che sta diventando fruttuosa e dunque va considerata una strategia voluta e non causale.
LA CRONACA
Pro Vercelli – Perugia 0-2. Il commento di Mariano e Sborzacchi
FOTOGALLERY: LA PARTITA
Leali: primo tempo inoperoso, ripresa sotto pressione con interventi salva-tutto su Ghiglione, il più pericoloso. Voto: 6.5
Volta: qualche sbavatura delle sue, ma anche tanto tempismo e coraggio nel chiudere su chi pensava di trovare vita facile. Il braccio è piuttosto vicino al corpo sul tiro di Reginaldo, e fa bene l’arbitro a non concedere il rigore. Voto: 6+
Dellafiore: magari a differenza di Del Prete gioca un po’ troppo davanti a Leali, perché gli piace esaltarsi nei duelli aerei e nelle mischie sotto porta. Lascia poco a chiunque. Voto: 6.5
Magnani: provano a sfondare dalla sua parte, specie nel secondo tempo, con l’aiuto del centrocampo riesce a ribattere colpo su colpo. Perde qualche battaglia ma vince la guerra. Voto: 6+
Mustacchio: caricato dalla conoscenza del campo, dei suoi ex compagni e dell’ambiente, a lui una volta familiare, corre come una lepre; avanti e indietro, con costrutto, ma con pochi squilli di tromba. Così può bastare, visto che porta sulle spalle il peso maggiore, comprendo tutta la fascia. Voto: 6,5
Colombatto: soffre i ritmi alti dell’avversario; le prende e le dà, come se avesse una sorta di calamita ai piedi per attirare il take. Non eccelle nelle geometrie e nelle ripartenze. Voto: 5,5
Gustafson: un po’ frenato rispetto a come ha abituato tutti, si preoccupa della fase di copertura, senza allunghi degni di rilievo. Voto: 6 (dal 27′ s.t. Bianco: sa bene che lo stile da solo non serve a nulla e quindi se c’è da mettere il pallone a lato lo fa con assoluta indifferenza. Pragmatico come pochi. Voto: 6)
Bandinelli: errori anche plateali quando si tratta di fermare l’avversario a metà campo. Non ha il solito passo, quella lucidità necessaria per ribaltare l’azione. Voto: 5,5 (dal 6′ s.t. Buonaiuto: si potrà discutere all’infinito su quale sia il suo ruolo. Diciamo che gli viene chiesto di tamponare e allungare la squadra con le ripartenze. Non eccelle, ma aumenta il potenziale offensivo nel momento clou della partita. Voto 6+)
Germoni: si conferma che i problemi arrivano di solito alla seconda prestazione, per chi viene da una lunga inattività (perché la prima viene giocata sui nervi). In affanno, non riesce a spingere, limitandosi a qualche intervento in copertura. Voto: 5,5 (dal 19′ s.t. Diamanti: chissà se gli avversari hanno pensato che non era in palla dopo averlo visto sbagliare qualche lancio; errore per loro fatale, perché il pratese è capace di tutto, anche di venire in aiuto della difesa, e poi di far viaggiare il pallone, e ancora: di consegnare a Di Carmine il pallone della doppietta. Il suo impiego ha capovolto la situazione tattica, penalizzando il presuntuoso Grassadonia che non ha saputo prendere le giuste contromisure. Voto: 7,5)
Cerri: un po’ come contro la Cremonese: due lampi in una prestazione fatta di colpi proibiti e di errori. Ma quei due lampi ne esaltano la prestazione, perché un attaccante (o un rifinitore) vengono valutati sui gol e sulle palle gol. Lui ne offre due a Di Carmine, e tanto può bastare. Voto: 6,5
Di Carmine: aveva bisogno del gol come un turista dell’acqua in mezzo al deserto. Si fa precedere dal portiere nel primo tempo, ma al momento opportuno coglie due ciliegie, che fanno classifica e tanto morale per lui e per la squadra. Voto: 7
Breda: neppure fosse un totem, stessa postura, stessa mimica, stesso foglietto in mano. In più un’ottima lettura della partita, lui l’uomo prudente anzi prudentissimo di qualche mese fa, ora veste i panni del condottiero coraggioso che non si accontenta del pareggio e schiera una squadra a trazione anteriore, capace di colpire soprattutto quando l’avversario è in affanno, allo stremo delle forze. Voto: 7,5
