di Daniele Cibruscola
Più che una vacanza di lusso, come si è affrettato a definirla qualcuno, sette giorni in «un residence normale» già utilizzato «da tante squadre» per scopi analoghi. Più che un’azione punitiva, un «ritiro terapeutico» in una struttura, a Roma, non lontana dalla sede operativa di mister Frankie Garage: «Potrò passare più tempo insieme ai ragazzi, in questo modo, potrò stare più vicino alla squadra». Questi i termini del provvedimento adottato a partire da lunedì da Massimiliano Santopadre. «Il ritiro durerà almeno fino alla gara con il Barletta. Poi si vedrà», spiega il patron, durante l’inconsueta conferenza stampa indetta in via eccezionale di lunedì. «Sfruttate questa, se volete farmi domande, perché poi non ci saranno altre occasioni, fino a domenica non parlerà nessuno». I grifoni, come noto, stanno attraversando un periodo difficile e sono reduci dalla sconfitta di Catanzaro.
Terapia Santopadre Il motivo dichiarato? Restituire concetrazione alla squadra. Il modo scelto? La risposta è tutta in quel «ritiro terapeutico» pronunciato nelle battute di apertura. «La squadra ha avuto un attacco di panico in questo periodo. Io lo so bene, questo problema è capitato pure a me (in ambito personale, ndr) e ci ho dovuto convivere per un paio di anni. Può capitare se si è sottoposti a forte stress – spiega Santopadre – o se si porta il peso di una grande responsabilità. Dopo Prato è successo qualcosa… E io sono convinto si tratti di questo, attacchi di panico». La terapia – termine che Santopadre rifugge, vai a capire perché – consisterà, tra le altre cose, in «incontri» giornalieri presidente-squadra e presidente-singolo calciatore. «Andremo a lavorare sulla psiche dei giocatori, senza sottovalutare l’aspetto fisico – dicihara -. Alleggeriremo i carichi fisici e proveremo a potenziare la forza mentale. I calciatori non sono mica dei robot: hanno periodi felici e altri meno, molti sono giovani, e alcuni vivono situazioni particolari. Usaremo questa settimana per recupereare quanto di buono fatto dal gruppo fino a quattro settimane fa».
Obiettivo playoff Tanto è passato dall’ultima vittoria: un mese esatto. I motivi dell’involuzione vanno indagati. E Santopadre, apparentemente sereno, forzosamente sereno mentre discorre, vuole farlo in prima persona. Sgombrando il campo (almeno) da un interrogativo: Camplone non si tocca. «Camplone è e resterà l’allenatore del Perugia – sottolinea -. Fino alla fine del campionato e, fosse questo il caso, fino alla fine dei playoff». Già, pronuncia proprio la parola finora tabù, Santopadre. E la ripete, anche: playoff, playoff, playoff. «Credo che la squadra sia molto forte – premette -. Ma d’ora in poi voglio che i ragazzi pensino di dover disputare i playoff. Del resto avevamo due obiettivi a inizio stagione, no? E oggi bisogna entrare nell’ottica che potremmo non arrivare primi. Se si arriva agli spareggi toccherà giorcarli alla massima condizione psicofisica». POi la chiosa: «Io non ho paura. E non voglio vederi volti impauriti quando cammino per strada. I playoff non sono la morte del Perugia, anche con quelli si può andare in serie B»·
A casa chi non… Diagnosi a parte, tornando alla cartella clinica del Grifo malato: dove può essere rintracciato il problema? Non nel mercato di gennaio: «Quando è arrivato chi è arrivato – i nuovi: Henty, Carcione, Franco e Sanseverino – dovevamo completare un gruppo al momento primo in classifica senza rompere gli equilibri dello spogliatoio». Non nel modulo impiegato da Camplone, anche se “Camplone è comunque una componente della squadra. Quel che accade a lei è quel che accade anche a lui. La squadra è lo specchio del suo allenatore. Questa settimana staremo con lui, gli daremo sostegno. Certo, mi viene da dire: “Datte ‘na svegliata pure tu, perché…”». Ciò che proprio non riesce a ingoiare, Santopadre, non sono le sconfitte o i pareggi («Che ci possono stare»), piuttosto il modo in cui queste sono maturate. «In campo ho visto poca determinazione, presunzione… Se in questi giorni di ritiro vedrò altrettanto – giura – spedirò i colpevoli (i calciatori, ndr) direttamente a casa loro. Pagheremo lo stipendio e li rispediremo a casa propria». A tal proposito, una puntualizzazione: «Io li pago gli stipendi, e trovo offensivo che ancora ci sia, dopo anni che sono a Perugia, gente che dice il contrario. Gli stipendi al Perugia sono sempre stati pagati regolarmente».
