Leonardo Massoni (foto F.Troccoli)

di Giovanni Baricca

Sosta. Che in molti casi è sinonimo di «siesta». E invece no, non stavolta, non deve essere questo per il Perugia: una sola sconfitta nel girone di ritorno, un solo pareggio (con l’Avellino capolista), otto vittorie di cui una in dieci uomini, proprio domenica, a Catanzaro. La strada intrapresa dai biancorossi è quella giusta ed è questa che il Grifo deve continuare a percorrere.

«Perugia, il futuro è nelle tu mani» Massoni, cosa pensa dello stop e del 2013 d’oro del Perugia? «Che quando tutto gira bene, quando tutti stanno bene non ci si vorrebbe fermare mai. Vorrà dire che avremo più tempo per preparare la partita con il Frosinone». Uno sguardo alla classifica, cristallizzata dal successo dell’Avellino sulla Nocerina, ce lo ha buttato ultimamente? «Sinceramente, il posticipo non l’ho neanche guardato. Siamo noi a scrivere il nostro futuro: l’Avellino merita di stare lì, dobbiamo costringerlo a dimostrarlo domenica dopo domenica. Vinciamole tutte, se poi finiamo ai playoff… pace, giochiamoli e tentiamo di vincere anche quelli».

La forza del gruppo Niente «scorpacciata» di gomiti, dunque, niente rabbia per l’1-0 dei lupi sui molossi lunedì scorso? «No. Semmai tanta determinazione a proseguire lungo il solco già tracciato in questo inizio 2013. Il potenziale c’è e si è visto, pensiamo al nostro». Che sarebbe? «Che sarebbe giocare da squadra. Come abbiamo giocato ultimamente e come dobbiamo sforzarci di giocare ancora di più nelle prossime partite». Domanda secca, Massoni, punti di forza e punti deboli del Perugia? Il centrale sorride: «Mi ripeto, la nostra forza è il gruppo e il nostro punto debole è il gruppo. Perché si può sempre migliorare, ma è su questo che, come squadra, dobbiamo puntare».

L’imperativo: stare sempre sul pezzo In che senso? «Nel senso che l’aiutarsi l’un l’altro alla fine farà la differenza. Che più ci si aiuta più aumentano le chance di tagliare traguardi importanti». Un esempio? «Quando la palla è nella metà campo avversaria, con gente come Fabinho e Politano a gestirla, noi difensori possiamo respirare. Quando invece arriva indietro, dalle mie parti, se io non sono abbastanza veloce devo sapere che c’è un compagno più rapido di me a coprirmi e, viceversa, sulle palle alte il mio compagno deve poter fare affidamento su di me». Un po’ contorto ma comprensibile. Massoni, cos’è che proprio non le piace di questo Perugia? Proviamo a indovinare, i trenta minuti finali di Catanzaro e di tante altre partite disputate, e poi comunque vinte, da lei e dai suoi compagni? «Eh – sospira – dobbiamo essere più solidi e più concreti in certi momenti, dobbiamo restare più concentrati. Miglioreremo».

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