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domenica 9 maggio - Aggiornato alle 11:57

Perugia ‘pazza’ per mister Caserta. Umiltà e lucidità per un gruppo di ferro

I meriti dell’allenatore, il sesto nella storia del Grifo a centrare la serie B. Ha costruito uno spogliatoio compatto

Fabio Caserta esulta (foto Troccoli)

di Daniele Sborzacchi

Ce l’ha fatta di nuovo. Fabio Caserta si è ripreso la serie B, a Perugia, una città dove la critica spesso non perdona. Dove le pressioni si fanno sentire, dove le capacità di gestire le situazioni più difficili a volte vengono messe a dura prova dalle aspettative della piazza, che vanta una notevole tradizione calcistica. Lui, calabrese, classe ’78, in carriera grande faticatore di centrocampo, ha conquistato la seconda promozione negli ultimi tre anni. Prima con la Juve Stabia, poi con il Grifo. Un ruolino straordinario avvalorato ancora di più dalla grande umiltà mostrata sempre, in ogni situazione. Un grande lavoratore che è entrato nel cuore dei tifosi del Perugia per la sua lucidità nelle dichiarazioni, mai roboanti e per la capacità di fare spogliatoio. E’ questo il vero segreto del successo biancorosso. Una rimonta coronata grazie ad uno sprint autentico nel finale di stagione; una rimonta nata però dopo la scoppola di Mantova. Era l’11 ottobre scorso, il suo Perugia perse 5-1 al Martelli e qualcuno già lo vedeva ad un passo dall’esonero. Ma Fabio Caserta non ha mai mollato, con il suo motto ‘Io ci credo’ ha tirato fuori il meglio dai suoi giocatori, tenendoli sempre tutti costantemente sulla corda. Facendoli sentire tutti importanti, come poi in realtà è stato. Ha gestito con serenità le polemiche dopo la sconfitta di Gubbio, che sembrava aver definitivamente tagliato fuori il Perugia dalla lotta alla promozione diretta. E’ arrivato fino in fondo, andando avanti partita dopo partita, credendo fermamente nel suo lavoro, nel suo staff, nei suoi ragazzi. Entrano così nella storia del Perugia calcio. E’ il sesto tecnico a centrare la serie B alla guida del Grifo. Dopo Andras Kuttik, Mario Malatesta, Guido Mazzetti, Ilario Castagner e Andrea Campone. Applausi.

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